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Al grido di “contenere la spesa pubblica”, l’opposizione consigliare -come abbiamo visto nei giorni scorsi (leggi prima qui e poi qui)- ha presentato una lunga serie di emendamenti alla “Variazione di Bilancio” che, alla fine, se fossero stati approvati, non solo sarebbero andati in senso opposto a quanto raccomandato in termini di spesa pubblica, ma, questa, l’avrebbero addirittura fatta vertiginosamente impennare!
Incoerenza? Irresponsabilità? Populismo? …Forse, verrebbe da concludere, tutte tre insieme!
Se sia il Movimento Rete che Motus Liberi non si sono tirati indietro nell’alimentare questa -chiamiamola- deriva irrazionale, chi ha dato il “meglio” è stata senza dubbio Repubblica Futura. Se abbiamo già parlato ieri dell’emendamento, il cui costo è quantificato in un milione di euro ogni anno per le casse pubbliche, che i “nipotini” di Alleanza Popolare hanno presentato per inserire una serie interminabile di bonus per piccole e medie imprese e attività online (leggi qui) ricordandoci il celebre Cetto La Qualunque impersonato anni fa da Antonio Albanese, se a questo emendamento uniamo tutti gli altri non riusciamo più ad individuare, neppure nel cinema più comico e paradossale, un personaggio, una “caricatura” adeguata.
Ben inteso, sarebbe bello varare aiuti di ogni tipo e per tutti, distribuire soldi a pioggia dalla Terza Torre… Ma l’effetto di ciò, sul lungo termine, sarebbe il crack finanziario dello Stato e, conseguentemente, la riduzione in povertà di tutti i sammarinesi a causa delle dinamiche macroeconomiche che caratterizzano il sistema globale economico e finanziario. Proprio per questo motivo è facile definire irresponsabile una politica in tal senso, ovvero che preveda nuova spesa pubblica fregandosene del dove e come reperire le risorse monetarie necessarie a finanziare ognuno degli emendamenti presentati.
In tal senso va anche l’emendamento 5, “Detassazione del welfare aziendale” presentato dal gruppo consigliare di Repubblica Futura, guidato da Nicola Renzi: “Al fine di favorire l’erogazione di forme di retribuzione indiretta da parte dele aziende nei confronti dei propri dipendenti e con l’obiettivo di mitigare l’impatto del costo della vita in capo alle famiglie, a partire da 1° gennaio 2025 e per un periodo minimo di 5 anni, è previsto un credito d’imposta per interventi di ‘welafare aziendale’ posti in essere dalle imprese sammarinesi per un ammontare massimo fino a 1.000€ annui per ogni dipendente”. Ovviamente, al comma 4 dello stesso emendamento, Repubblica Futura non si pone problemi in merito alle coperture finanziarie del provvedimento, lasciando al governo l’onere di “individuare gli appositi capitoli di bilancio per finanziare” i 1.000€ necessari per ognuno dei circa 20mila dipendenti sammarinesi di pubblico e privato (se si dà questo bonus ai dipendenti del privato come non darlo, poi, anche a quelli del pubblico?).
Ma, al di là del fatto che il “welfare aziendale” è finalizzato alla creazione strutture di servizio a beneficio dei lavoratori (come ad esempio asili nido aziendali) e non a bonus per “pagare le bollette”, avete provato a fare due conti? Io sì… E ho concluso che per finanziare i circa 84 euro mensili di “bonus” che finirebbero in tasca ad ogni lavoratore dipendente, dalle casse dovrebbero uscire 20 milioni di euro ogni anno… 100 milioni nei 5 anni della proposta di Repubblica Futura. 100 milioni che in cassa, come noto, non ci sono e che quindi andrebbero reperiti o con un aumento del gettito o della pressione fiscale, o con tagli di spesa da attuare magari in settori chiave.
Che dire poi dell’emendamento n.2, sempre presentato da Repubblica Futura, in cui si propone di sospendere, quindi azzerare le rette degli asili nido per i prossimi quattro anni, ovviamente delegando al governo l’onere di “individuare gli appositi capitoli di bilancio per finanziare” la misura?
O dell’emendamento n.18 che prevede per “gli studenti delle scuole secondarie e università, in caso di acquisto in Repubblica, di strumenti tecnologici di supporto allo studio (computer, smartphone, stampanti)” il diritto di ricevere uno “sconto” del 15% della spesa, accreditato come bonus su Smac-card, anche in questo caso senza neppure citare come coprire il buco nelle casse pubbliche determinato dal mancato introito monofase derivante dallo stesso acquisto e restituito come bonus?
Che dire, se non che questa serie di azioni di RF, del gruppo consigliare di Repubblica Futura guidato da Renzi, appare come la massima espressione di un irresponsabile, irrazionale populismo?
Ci spieghino -ne hanno il dovere verso i loro elettori e l’intera cittadinanza- come intendevano finanziare i 100 milioni di euro necessari a coprire i costi derivanti dall’emendamento sulla “Detassazione del welfare aziendale”; il milione che ogni anno sarebbe costato il pacchetto di bonus per PMI e imprese on-line; il mancato introito del bonus per gli studenti e tutte le spese derivanti sulle casse pubbliche dalle loro proposte, poi bocciate.
O, se non sono -come credo- in grado di farlo, chiedano scusa ai cittadini, a tutti i cittadini -in primis ai loro elettori- per l’irresponsabilità e il populismo dimostrati.
Enrico Lazzari