In uno stato democratico è fondamentale l’equilibrio dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario ma non minore importanza riveste l’autonomia della Pubblica Amministrazione.
Sono requisiti che non sono presenti nella nostra realtà in quanto il potere esecutivo ha soggiogato quello legislativo e ha allungato le mani su quello giudiziario fino ad ottenere l’impunità.
Inoltre la PA è stata il campo da gioco delle grandi manovre, del clientelismo e della complicità nel fatto e nel non fatto, con un costo enorme in termini finanziari e in termini di burocrazia e inefficienza.
La legge non è uguale per tutti!
I controlli sono inesistenti o comunque non uguali per tutti!
E’ uno scandalo che la giustizia (cosiddetta!) sforni centinaia e centinaia di prescrizioni e che vi siano cittadini che accumulano enormi debiti verso lo Stato e verso la Sicurezza Sociale senza che nessuno se ne accorga e senza che nessuno abbia responsabilità.
E’ inaccettabile la posizione dominante del Congresso di Stato che abusa con la decretazione, ha ridotto il Consiglio una cassa di risonanza del governo e interferisce continuamente nella Pubblica Amministrazione.
Non ho mai condiviso il pastrocchio dei dipartimenti.
Ho invece condiviso il cambio periodico della dirigenza al vertice degli uffici pubblici che può migliorare la qualità dell’amministrazione e anche la sua efficenza. Ma il cambio deve avvenire con automatismi di merito e con specifiche competenze, non per manovre o per convenienze del governo che ha già un potere debordante al punto che altera gli equilibri democratici.
In questo modo non si rende un servizio al Paese, in quanto si promuove una dirigenza servile a disposizione dei potenti di turno.
L’interesse generale è opposto, nel senso che la Pubblica Amministrazione deve essere autonoma, deve applicare le leggi dello Stato con competenza e con piena responsabilità, deve svolgere gli adeguati controlli sul loro rispetto, deve formare le competenze per una migliore gestione degli uffici statali e delle aziende autonome (?!).
Quanto alla gestione della mobilità della dirigenza, ritengo che solo un organismo indipendente e non certamente il governo, possa svolgere questo compito applicando regole definite dal Consiglio.
Emilio Della Balda