Il nostro Paese ha potenti presidi che realizzano nel concreto una notevole base di giustizia sociale. Ma i tempi cambiano e pertanto va fatta una analisi seria che rilevi le attuali inadeguatezze, i livelli di reddito garantiti alle famiglie, le nuove povertà emergenti.
Da una rilevazione approssimativa sembra che le criticità siano rappresentate dalla casa e relativi affitti, nonché dalla perdita del potere di acquisto di pensioni e retribuzioni.
L’analisi dovrebbe evidenziare le motivazioni delle criticità e formulare ipotesi realistiche di azioni da mettere in atto con priorità senza farsi impressionare dalla forzatura governativa di un bilancio in disavanzo. A mio parere, dopo l’analisi va prodotto un piano casa che preveda un rilancio delle cooperative di abitazione che in passato hanno dato risultati positivi risolvendo il problema casa per tante famiglie; una ripresa dell’edilizia sociale, anch’essa con notevoli precedenti positivi.
Parto dalla constatazione che non si può pensare che una famiglia sia indebitata tutta la vita per la casa. Pertanto si dovrebbero indirizzare alla cooperazione le famiglie che hanno discrete capacità di reddito, mentre l’edilizia sociale dovrebbe rimanere di proprietà dello Stato con affitti molto bassi per i casi particolari di scarso reddito.
Il sostegno all’edilizia cooperativa dovrebbe riguardare la disponibilità di terreni edificabili e l’intervento statale in conto interessi su eventuali mutui.
Evidentemente sono interventi che devono essere in sintonia con un piano strategico del territorio, preferibile ad un nuovo prg, del quale è urgentissima la realizzazione.
Il problema delle retribuzioni e delle pensioni invece è in mano alla contrattazione.
Emilio Della Balda












