San Marino. Ex dg Bcsm era ‘compiacente esecutore’. L’allora Segretario alle Finanze provò a difenderlo fino alla fine.

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Simone Celli: “Temo che si vada consolidando un metodo di governance all’interno di Banca Centrale basato sulla continua e ossessiva ricerca di un nemico da eliminare, il cattivo di turno, magari legato al potere forte e occulto fuori territorio. Il più alto in grado viene di volta in volta ‘silurato’, a suon di ordinanze, sebbene in esse nulla si dica di penalmente rilevante, ma è quanto basta per far saltare la testa”.

Siamo alla seconda uscita di scena dell’ex segretario Simone Celli. Il che non fa presagire nulla di buono perché nel dietro le quinte di questo nuovo teatrino potrebbe esserci al solito molto più di quel che si sta cercando di far passare alla cittadinanza. Per questo è particolarmente importante andare a rileggere l’intervento che egli fece durante la sua prima uscita di scena. Riportiamo in particolare i passaggi sull’ex direttore Moretti sulla cui attività l’ordinanza del giudice Morsiani ha dato ampiamente conto aprendo scenari a dir poco inquietanti.

“Si fatica anzi ad individuare determinazioni assunte da MORETTI, quale Direttore Generale di BCSM, che non siano funzionali al preteso interesse economico (dei soci) di Banca CIS, tanto da lasciare ipotizzare una capacità di in senza, se non un vero e proprio controllo sulla Vigilanza, da parte dei referenti di quell’Istituto”.

Questo quanto emerge dalle carte. Ma per l’ex segretario Celli che si dimise dopo la cacciata di Moretti:

“Vista la complessità della situazione e alla luce degli ultimi accadimenti riguardanti la Banca centrale e più in generale il sistema finanziario sammarinese, ho ritenuto opportuno e doveroso promuovere un’audizione in questa Commissione Consiliare Permanente con il Consiglio Direttivo, il Collegio Sindacale e il Direttore Generale della Banca Centrale, che ringrazio per la loro disponibilità e la loro presenza. Svolgo questo intervento prima di lasciare la parola al Presidente Tomasetti e ai membri della Commissione per lo svolgimento dell’audizione e per l’assunzione delle deliberazioni considerate necessarie. Vi preannuncio che le parole che pronuncerò non saranno affatto improntate al “politicamente corretto”. Dirò ciò che penso, senza filtri, e lo farò senza voler offendere nessuno ma semplicemente con il desiderio di condividere con voi alcune riflessioni. Sono franco. Temo che si vada consolidando un metodo di governance all’interno di Banca Centrale basato sulla continua e ossessiva ricerca di un nemico da eliminare, il cattivo di turno, magari legato al potere forte e occulto fuori territorio. Il più alto in grado viene di volta in volta “silurato”, a suon di ordinanze, sebbene in esse nulla si dica di penalmente rilevante, ma è quanto basta per far saltare la testa. Certe strumentalizzazioni servono a creare un consenso effimero, per risollevare il morale di una parte politica che applaude fiduciosa, che si “stringe attorno” al giudice elevato a “eroe”. Ma questo non è un modo sano di fare politica. C’è chi asseconda – anzi, ancor peggio, istiga – il rancore sociale, per accendere l’odio, la rivalità e per alimentare una tensione che frustra ogni velleità di cambiamento.(…)

Non è andata tanto meglio al suo successore, l’Avv. Roberto Moretti arrivato in Banca Centrale appena in tempo per mangiare il panettone, con la missione di rilanciare l’istituzione dopo la “toccata e fuga” di Capuano, il licenziamento di Savorelli e le dimissioni di Mario Giannini dell’estate del 2015. Sul conto dell’ultimo ex Direttore Generale di Banca Centrale sono state fatte circolare anticipazioni – a questo punto direi particolarmente puntuali – su imminenti sviluppi processuali, attività che avrebbe svolto per ordire trame esterne e scelte organizzative interne che sono addirittura diventate argomento di discussione politica. Forse i trailer delle ultime settimane avevano alimentato una certa aspettativa, francamente però mi aspettavo di più in merito alle contestazioni rivolte all’avv. Roberto Moretti. Ad ogni modo, staremo a vedere, in attesa di fare da spettatori alla proiezione di una nuova puntata della telenovela a cui in tanti ultimamente sembrano aggrapparsi per favorire un inquietante “ritorno alle origini”. Poi l’immancabile riferimento a “Marino Grandoni e altri individui, sono i nemici numero uno, i nemici da abbattere, anche sicamente se serve”.

Si è provato allora e si sta proseguendo su quella stessa strada anche oggi, a difendere l’indifendibile.

La RepubblicaSM

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