San Marino. Fabio Andreini: Che cosa è il Web 3.0!

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  • ANDREINISapete, sento molto spesso parlare di Web 3.0, addirittura l’ultima volta mi è capitato di sentirne parlare al supermercato, non potevo crederci, mi sembrava di sognare! In realtà queste persone prima di tutto non sanno che il Web 3.0 non solo non esiste, ma che ancora non è di fatto quantificabile in un contesto ben definito.

    Il Web 2.0 invece per convenzione ormai viene identificato come l’internet nato dalle cenere della bolla della New Economy, ed è quel Web basato su tecnologie che permettono la collaborazione tra utenti e che instaurano relazioni tra persone, come per esempio i social network, le chat, i forum, gli stessi blog, i wiki.

    Appurato che cos’è il Web 2.0, anche se dobbiamo ricordare che non è qualcosa di statico, ma è sempre in evoluzione, proviamo ad immaginarci che cosa sia il Web 3.0.

    Sappiamo prima di tutto che non esiste, ma a livello teorico potremmo darne una valutazione, fare delle ipotesi sulla base di quello che abbiamo oggi e trasferirlo in un futuro non troppo lontano.

    – La prima cosa che mi viene in mente è sicuramente la Realtà Aumentata.

    In pratica consiste letteralmente nell’aumentare la realtà a noi circostante riempiendola di dati che forniscono informazioni supplementari. Questi oggetti virtuali sono percepiti dal nostro cervello tramite dispositivi ad hoc, quali occhiali speciali(Google Glass) oppure anche gli schermi dei nostri device portatili.  Quindi in sostanza una convergenza tra virtuale e reale.

    – Il secondo aspetto che mi viene in mente è il Web semantico.

    Google con il rilascio del suo nuovo algoritmo Hummingbird sta sempre più andando in questa direzione. Intendo il web semantico un web in grado di capire ed interpretare le nostre domande, ma anche in grado di predire le nostre intenzioni, insomma una vera e proprio intelligenza artificiale integrata per esempio nei motori di ricerca.

    – Il terzo aspetto da non sottovalutare sono i Big Data.

    Non sono altro che una quantità enorme di dati, strutturati in modo complesso, poiché non sono omogenei. Possono contenere le informazioni più disparate come  coordinate gps, immagini, testo, video, informazioni statistiche, social network, open data, dati delle pubbliche amministrazioni, ecc. Assolvono i compiti più diversi, dall’espansioni di epidemie, alle minacce di terrorismo, alle previsioni di borsa ai piani di marketing.

    – Il quarto aspetto che vorrei esporre è l’Internet of things.

    Entro il 2020 si stima che ci saranno oltre 50 miliardi di oggetti connessi ad internet. Non ci sarà più bisogno di uno schermo per collegarsi ad internet, ma gli oggetti comuni della nostra quotidianità potranno dialogare con noi e con internet autonomamente. Il potenziale è enorme, prepariamoci.

     

    Queste 4 ipotesi, ma oserei dire soluzioni, svolgono un’azione potenziata agendo insieme, ma comunque sia potrebbero anche svolgere compiti e funzioni in modo a sé stante. Ovviamente tutte e 4 le soluzioni insieme provocherebbero un qualcosa che non si è mai visto prima, qualcosa che cambierebbe in modo definitivo il nostro modo di agire.

    Pensate solamente a cosa può succedere unendo la realtà aumentata (magari senza uso di occhiali, ma solo con lenti a contatto), con il web sematico, l’internet of things e i big dati! Sicuramente la capacità di elaborazione del nostro cervello non sarà all’altezza dell’enorme mole di dati che avremo a disposizione(d’altronde non lo è neanche oggi), quindi avremo a disposizione filtri per selezionare esattamente quello che ci interessa.

    Il futuro è ancora incerto, ma il futuro è oggi. La strada verso il Web 3.0 è ancora lunga e forse si troveranno altre soluzioni, ma siamo sicuramente sulla buona strada. Occorre però  ricordare che la tecnologia non porta al cambiamento, ma è il cambiamento che porta ad una nuova tecnologia, che non è mai sbagliata, è l’uomo che non il suo agire la utilizza in modi inappropriati. Sono comunque certo che l’umanità in futuro saprà utilizzarla nel modo più corretto, al fine di evolvere tutta la specie umana.

    Fabio Andreini