San Marino. Festa della donna: Repubblica Sm dedica la copertina alla storia di Elena

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Abbiamo parlato della sua meravigliosa Laura, ora parliamo un po’ di lei, delle difficoltà che ha dovuto affrontare ma anche di quella luce speciale che illumina la sua vita. Per iniziare, come festeggerete la festa della donna?
“In realtà siamo in ospedale a Messina perché dallo scorso settembre nostra figlia Laura ha avuto una regressione: parla meno, è più apatica, non muove più la parte sinistra. Era più sorridente, più solare e spigliata, adesso è quasi assente. Per questo siamo a Messina, perché il dott. Persico sta facendo dei controlli molto approfonditi. La sindrome del resto, essendo rara, necessita di continua ricerca”.

Lo spirito con cui affronta e combatte assieme a Laura ogni battaglia non è comune. E’ come se ci fosse in lei una forza straordinaria.
“Secondo me tutte le mamme lottano per i propri figli che non hanno chiesto di venire al mondo e che dunque meritano di essere protetti. La disabilità è un problema in più che ti porta a essere super attenta dalla mattina alle 7 fino alla mattina del giorno dopo. Questo non è un mondo fatto per la disabilità e se vuoi che loro stiano bene devi lottare, è una cosa normale, nulla di straordinario”.

Che cosa significa lottare ogni giorno?
“Significa credere in ciò che si fa e non aver paura di diventare protagonista, di prendere le redini in mano, non per essere una prima donna ma per dare un contributo concreto a ciò che pensi sia giusto. Io sono andata sempre avanti anche il giorno in cui ho scoperto la disabilità di Laura. Non mi sono fermata nemmeno un attimo, ho voluto subito conoscere in profondità la sua sindrome per poterle essere di aiuto”.

Come donna si sente realizzata?
“Sì moltissimo, faccio il lavoro per il quale ho studiato, da oltre 24 anni lavoro in uno studio commerciale e assieme a quella che io chiamo la mia ‘capa’ e le mie colleghe siamo una vera famiglia. Esse mi consentono di adeguare i miei orari alle esigenze di Laura, so bene quanto sia raro un ambiente di lavoro come il mio e la mia gratitudine è immensa. Poi c’è Matteo, il mio ragazzo di 18 anni, il mio gioiello”.

Oltre al lavoro e alla famiglia cosa c’è?
“Ci sono le associazioni delle quali faccio parte. Appena scoperta la sindrome da cui è affetta Laura sono entrata nel direttivo della rispettiva associazione, poi c’è Asdei a San Marino, associazione con la quale collaboro. Lo scopo di ciò che facciamo è riuscire a favorire una vera inclusione, fare in modo che i nostri ragazzi possano sentirsi parte della società e non essere destinati a stare soltanto tra loro. Una cosa non facile da realizzare ma sono sicura di potercela fare. Non è solo per mia figlia Laura è per tutti coloro che come lei hanno bisogno del nostro aiuto. Il sorriso di uno di questi ragazzi ha un che di prodigioso e irrinunciabile e contiene in sé il senso della vita, per cui sì, sono realizzata”.

Si percepisce tanto amore attorno a lei e alla sua famiglia.
“L’amore è la base di tutto e ne ho sempre avuto tanto, quello dei miei genitori, dei miei fratelli, della mia famiglia e dei miei amici. Da circa un anno purtroppo ho perso mio suocero che viveva con noi e sebbene anziano ha subito trovato un canale per comunicare con Laura, far parte della sua vita, rappresentare per lei un punto di riferimento e un dono. Lo rimpiangiamo tanto anche per questo, spesso gli anziani faticano a comprendere certe disabilità e proprio per questa loro difficoltà fanno domande che fanno male come ad esempio ‘perché Laura non legge’?. E’ quando si smette di chiedersi il perché che si capiscono tanti perché”.
Olga Mattioli (Repubblica Sm)

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