San Marino, fine vita e cure palliative: il Coordinamento delle Aggregazioni Laicali a confronto con il PDCS

Il dibattito sul fine vita a San Marino entra nel vivo del confronto tra società civile e politica. Lo scorso venerdì, una delegazione del Coordinamento delle Aggregazioni Laicali del Vicariato di San Marino ha incontrato una rappresentanza del Partito Democratico Cristiano Sammarinese (PDCS) per illustrare l’approfondimento condotto da una commissione interna su un tema che oggi interroga profondamente la coscienza del Paese, anche alla luce di due progetti di legge attualmente in discussione.

Come annunciato dal Coordinamento in una nota diffusa oggi, lunedì 23 febbraio 2026, l’obiettivo dell’incontro è stato quello di riportare al centro della riflessione i valori fondanti della comunità, con un accento particolare sulla solidarietà e sul sostegno alle persone più fragili. Secondo i rappresentanti laicali, l’approccio al fine vita non può essere ridotto a una mera questione normativa, ma deve valorizzare l’aiuto concreto a chi attraversa le fasi più delicate dell’esistenza.

Durante il colloquio è emersa la richiesta alle forze politiche di affrontare la materia superando le contrapposizioni ideologiche. “Il fine vita tocca tutti noi nel profondo della nostra coscienza”, hanno spiegato i promotori dell’iniziativa, invitando a dedicare alla riflessione tutto il tempo necessario, senza cedere alla fretta legislativa. Il Coordinamento ha ricordato come l’attuale ordinamento e le pratiche ospedaliere sammarinesi garantiscano già una rilevante attenzione alla dignità dei pazienti terminali.

Uno dei pilastri del confronto è stata la citazione del medico e psicologo Renzo Canestrari: “Se il malato non sente dolore, non si sente di peso e non si sente solo, non chiederà mai di morire”. Su questa base, le Aggregazioni Laicali hanno rimarcato la centralità dell’alleanza tra medico e paziente e l’importanza fondamentale delle cure palliative per alleviare la sofferenza fisica. La proposta è quella di un sostegno a 360 gradi che coinvolga la famiglia e le strutture specializzate come gli hospice, puntando su una sinergia tra settore pubblico e volontariato.

Entrando nel merito dei progetti di legge, il Coordinamento ha segnalato diverse lacune, esprimendo preoccupazione per normative che, in altri Paesi, hanno aperto la strada all’eutanasia o al suicidio assistito. La posizione espressa al PDCS è netta: la priorità deve essere “aiutare a vivere e non abbreviare la vita”, attraverso un impegno corale che valorizzi la vita come relazione e la dignità del fine vita come fase non separata dal resto dell’esistenza.

L’incontro si è concluso in un clima di ascolto reciproco. Entrambe le parti hanno convenuto sulla necessità di proseguire questo percorso di approfondimento, auspicando che il confronto possa presto allargarsi a una platea di cittadini ancora più ampia per favorire una consapevolezza condivisa su un tema così sensibile per il futuro della Repubblica.