SAN MARINO. “Fino a quando sopporteremo la menzogna?”…di Don Gabriele Mangiarotti

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  • C’è chi dice che scrivere continuamente sull’aborto non è conveniente, neppure per la battaglia per la difesa della vita. Sono tanti gli interessi dell’uomo, non si può ridurre tutto a una questione legislativa. Poi, chi è convinto non ha bisogno di altre parole, chi è per l’aborto non sarà certo convinto dalle considerazioni contrarie.

    Va bene, ok, ma non è tutto qui. Che cosa c’è in ballo? Sicuramente quanto la Chiesa continuamente sostiene, dal grido di S. Giovanni Paolo II alle note dolenti e insistenti con cui papa Francesco bolla questo delitto, addirittura parlando di «sicari».

    È mai possibile che l’uccisione di tanti innocenti ci trovi rassegnati? Noi che reagiamo con forza di fronte alle offese alla natura e agli animali, sembriamo ipnotizzati di fronte a questo che il Concilio chiama un «abominevole crimine».

    Ma a San Marino accade ancora qualcosa di più grave.

    Continuamente coloro che propongono la raccolta di firme per il Referendum propositivo che introdurrebbe l’aborto in Repubblica, insistono sul fatto che si chiede la «depenalizzazione». Ma non mentiamo: la cosiddetta «depenalizzazione» in San Marino è già attuata, nei fatti. Tutti infatti dicono che, poiché nessuna donna è mai stata condannata, mantenere questi commi del Codice penale sarebbe solo ipocrisia. Cioè, visto che nessuno viene condannato, tanto vale cancellare questi articoli di legge. Se fosse così, francamente sembra un impegno per nulla, solo una questione formale e di scarsa importanza. Sancire un diritto che in pratica già è realizzato.

    Guardiamo la realtà, quello che viene taciuto, nascosto, perché chi firma per il Referendum sappia che cosa chiede in sostanza.

    Rileggiamo il quesito sottoposto alla popolazione: «Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la 12a settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia il pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?».

    Allora non si tratta solo di depenalizzazione, ma di introduzione dell’aborto sic et simpliciter, addirittura ben oltre la dodicesima settimana, fino al termine della gravidanza, superando persino quelle limitazioni che la 194 italiana introduceva.

    Diciamo allora con chiarezza: vogliamo non solo l’aborto libero e gratuito senza limitazione alcuna, ma persino che San Marino, l’Antica terra della libertà, possa diventare il luogo che accoglierà tutti coloro che, dall’Italia o dal mondo, vorranno liberamente abortire, senza conseguenze penali, in qualunque stadio della loro gravidanza (sappiamo infatti a che cosa si sono ridotte motivazioni sulla «salute psicologica» della donna).

    La prospettiva che si apre cancellerà ogni parvenza di rispetto per la vita dalla nostra Repubblica. E forse contribuirà persino a rimpinguare le casse del nostro stato.

    Non sarebbe il caso di gridare «Giù la maschera»? E di dire con chiarezza al popolo a cui ci rivolgiamo quali sono in realtà le nostre intenzioni, o almeno le implicazioni di quello per cui siamo invitati a firmare per il Referendum?

    P.S.: Non era mai successo prima: lo sterminio di 6 milioni di Ebrei è stato decretato dai capi del Partito Nazionalsocialista di Hitler e non certo dal popolo tedesco, lo sterminio di 40 milioni di dissidenti è stato decretato dal Partito Comunista Sovietico e non certo dalla popolazione russa, lo sterminio di 50 o 100 milioni di connazionali non comunisti è stato decretato dal Partito Comunista di Mao Tse Tung e non certo dall’immenso popolo cinese, lo sterminio di un terzo della popolazione della Cambogia è stato decretato dai Khmer Rossi di Pol Pot e non certo dalla popolazione cambogiana, e via dicendo.

    Ora no: è la larga maggioranza del popolo sammarinese che si vuole che decida che sia giusto e legale lo sterminio dei nascituri. Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica si chiede che un popolo decida democraticamente e pubblicamente che è giusto uccidere i propri figli.

    Don Gabriele Mangiarotti