E’ arrivato ad una svolta il caso delle firme falsificate a Palermo per la presentazione delle liste comunali del 2012 del Movimento 5 stelle. La procura del capoluogo siciliano ha aperto un’inchiesta nella quale, ora, ci sarebbero otto tra parlamentari e attivisti grillini indagati con l’accusa di violazione del testo unico 570 del 1960. Saranno interrogati a partire dalla settimana prossima, ma quello che è scoppiato è un vero terremoto tra le fila del Movimento. La rottura tra i vertici grillini e le persone indagate sarebbe totale, si dice, tanto che Grillo ha chiesto a tutti i coinvolti di autosospendersi, ma il caso brucia. E fa tremare il primo partito italiano in queste ore impegnato nella lunga marcia per il «no» al referendum.
Sprezzante, come ci si aspettava, il commento di Renzi sull’accaduto: «Pensate che chi gridava “onestà, onestà” ora ha solo cambiato una consonante e dice “omertà, omertà’’ e si ritrova a difendere le loro firme false».
Nel movimento, insomma, è un altro giorno nero. Claudia La Rocca, la deputata regionale siciliana dell’Ars, che ha deciso di collaborare con i magistrati e che si è autoaccusata di avere partecipato alla falsificazione delle liste, si è già autosospesa, ma all’appello mancano gli altri, quelli che lei ha chiamato in causa nella confessione, ovvero Claudia Mannino, Samantha Busalacchi, Loredana Lupo e il candidato sindaco di Palermo di allora, Riccardo Nuti. Che, dicono, «sapeva». Dalla confessione della La Rocca sono venuti fuori anche i nomi di persone più o meno partecipi e consapevoli come Giulia Di Vita e Chiara Di Benedetto. Tutti, a parte la Busalacchi, sono stati eletti nel Parlamento nazionale. L’indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Dino Petralia e dal pm Claudia Ferrari. Il reato ipotizzato è punibile da due a cinque anni di carcere.
«Sono certa e confido in un gesto di responsabilità delle persone che hanno eventualmente commesso errori – ha dichiarato a caldo Roberta Lombardi – e passa anche da qui la differenza tra il M5S e i partiti, nell’assunzione di responsabilità di chi sbaglia». Lombardi è componente del comitato d’appello M5S per le espulsioni. Che ci saranno, senza se e senza ma, in caso di rinvio a giudizio delle persone coinvolte. Si aspettano gli avvisi di garanzia, ma i vertici M5S, da Beppe Grillo a Davide Casaleggio, sarebbero parecchio adirati per la vicenda che rischia di gettare ombre sull’intero Movimento. Per questo, se dovessero emergere responsabilità, si procederà con la linea dura. Anche perché in molti non avrebbero gradito l’atteggiamento di alcune delle persone coinvolte, a partire dai parlamentari. Che da tempo avrebbero interrotto ogni contatto con lo staff della comunicazione, da sempre anello di raccordo con i vertici. Casaleggio è in missione in Spagna, ma i contatti sulla rotta Milano-Genova-Roma sono continui. E la rabbia è tanta, viene raccontato. Il Resto del Carlino