“Vedo che ancora oggi il sistema che ho denunciato funziona a pieno vapore e questo a dispetto del fatto che nessuno ora può più dirsi non informato. Informati peraltro erano tutti anche prima se si considera che il mio è stato un vero pellegrinaggio, anzi un elemosinare attenzione per mesi e mesi quando ho bussato alla porta di quasi tutti i Segretari di Stato da che nell’aprile 2017 le mie condizioni di lavoro sono diventate atroci per via del lavoro nero e del caporalato”.
Il caso scoppiato ormai oltre due settimane fa sullo sfruttamento delle badanti all’ospedale di Stato e sul loro lavoro nero è forse scomparso dai radar della politica ma è a tutt’oggi un problema vivo e vegeto. A dirlo con immutata forza è l’imprenditrice Barbara Bartolini che grazie al sostegno di Comitato Civico Rispetto ha trovato il coraggio di denunciare quello che è poi stato definito racket delle badanti all’ospedale di Stato. “Se credono che la conferenza stampa sia stato un fulmine a ciel sereno – ha detto parlando con noi di Repubblica sm – si sbagliano di grosso. Io non mollo.
Vedo che ancora oggi il sistema che ho denunciato funziona a pieno vapore e questo a dispetto del fatto che nessuno ora può più dirsi non informato. Informati peraltro erano tutti anche prima se si considera che il mio è stato un vero pellegrinaggio, anzi un elemosinare attenzione per mesi e mesi quando ho bussato alla porta di quasi tutti i Segretari di Stato da che nell’aprile 2017 le mie condizioni di lavoro sono diventate atroci per via del lavoro nero e del caporalato.
Ho trascorso un periodo di umiliazioni e offese compiute nei miei riguardi da chi non ha prestato orecchio alle mie gravi denunce. Per questo alla ne mi sono decisa a rivolgermi alla magistratura. Senza però voler rivangare il passato e senza nemmeno attendere gli esiti del Tribunale mi chiedo dopo la conferenza come possa la politica stare tranquilla e non intervenire minimamente in una situazione con anomalie gravemente stridenti.
Avevo proposto al Segretario e l’ho ribadito in sede di conferenza stampa di far fuori le liste del lavoro occasionale e accessorio che di fatto spalancano la porta al lavoro nero. Si tratta infatti di liste controllate dove più che altro sono iscritte persone residenti fuori San Marino, nella vicina Italia, e provenienti dall’est-Europa. Quelle liste fanno passare il messaggio che a San Marino si possa far tutto mentre in Emilia Romagna sull’abusivismo in ospedale c’è tolleranza zero.
La mia proposta era quella di bonificare l’ospedale facendo lavorare le cooperative o chi è in possesso del codice operatore economico. Chi lavora deve giustamente pagare le tasse e in questo modo è lo Stato che in primo luogo ci guadagna. La mia proposta è purtroppo rimasta inascoltata tanto che il clima in ospedale è irrespirabile. Le badanti che sono le prime ad essere sfruttate perché metà del loro compenso va ad altri, hanno perso la fiducia, non credono più nemmeno nella magistratura.A loro avviso tutto è inutile, chi controlla il giro ha fatto spargere la voce di essere al di sopra della legge e che nulla cambierà.
Il mio messaggio è: io vado avanti. Non faccio passi indietro, San Marino è il mio Paese e io e tanti altri come me abbiamo tutto il diritto di poter lavorare onestamente. Qui poi ci vivono i nostri gli, far finta di nulla sarebbe deleterio. Grazie anche al vostro Direttore per il suo appello, è stata un’iniezione di coraggio. E’ sempre bello sapere di non esser soli”. La RepubblicaSM