C’è un problema che si trascina da un po’ ed è quello dei punteggi attribuiti ad alcuni titoli di studio necessari per stilare le graduatorie per gli insegnanti. Tra l’altro ci sono anche dei ricorsi amministrativi in atto. E così il governo è corso ai ripari con un decreto emanato appena 5 giorni fa, che stranamente, ha però ottenuto il plauso da tutta l’opposizione senza alcuna eccezione, consiglieri indipendenti compresi.
LA QUESTIONE
Quella delle graduatorie scolastiche è una questione aperta da tempo, che in Consiglio Grande e Generale più volte è stata affrontata nei dibattiti e che aveva visto anche l’approvazione di un ordine del giorno.
Come segnalato anche dalle opposizioni, sulla compilazione del- le graduatorie “pesa” dall’anno scorso, un contenzioso giudiziario sul riconoscimento di alcuni titoli di studio ai fini del punteggio. Il problema nasce dall’assegnazione dei punteggi ai titoli di studio post laurea, a cui fanno ricorso per cercare di salire in graduatoria, i numerosi insegnati precari, rischiando così di diventare facile preda di un mercato in cui spesso la qualità didattica è l’ultimo dei problemi. La legge sammarinese, già dal 2007, aveva però stabilito un criterio: sono riconosciuti solo titoli accessibili con laurea specialistica, magistrale o vecchio ordinamento. I titoli accessibili con laurea triennale sono esclusi. In questo modo potevano iscriversi alle graduatorie solo gli insegnanti con una laurea specialistica o equipollente e per questo si assegneranno punteggi aggiuntivi solo a titoli superiori. Però la commissione preposta alla valutazione dei titoli, secondo le opposizioni che danno voce anche ai ricorrenti “avrebbe riconosciuto un punteggio elevato, pari a un intero anno di lavoro, a titoli che, in ragione del requisito di accesso, non sarebbero conformi alla legge attuale”.
E così in molti si sono iscritti a tali corsi per aumentare il proprio punteggio.
IL DECRETO
Come risolvere la questione? Per le opposizioni il governo “ha proposto una soluzione semplice ed efficace”, attraverso un decreto, datato 24 giugno 2015 numero 94, che prevede che “l’aspirante è tenuto a presentare all’Ufficio Gestione Personale, oltre al certificato (che attesti il conseguimento del titolo, ndr) anche copia del bando di ammissione (…) da cui si possa evincere che il titolo richiesto quale requisito di ammissione sia esclusivamente la laurea vecchio ordinamento oppure (…) specialistica o magistrale (art. 2 comma a)”. Quindi se il titolo in oggetto non presentasse i requisiti di ammissibilità, “non si procede alla valutazione (art. 2 comma b)”. Per Ps, Upr, Su, C10, Rete, Pedini Amati e Lazzari si tratta di “una soluzione prudente e rispettosa della legge in vigore, che non esclude la possibilità futura di una rimodulazione dell’intera normativa, per venire incontro anche a chi, in buona fede, ha investito tempo e denaro nella propria formazione, ma che, per far fronte alla situazione di emergenza attuale, stabilisce solo che spetta a chi presenta il titolo fornire anche la documentazione attraverso cui la commissione possa evincere la conformità ai requisiti di legge. Una norma di buon senso, del tutto condivisibile!”.
Altro “pregio” riconosciuto al decreto, il riequilibrio del “peso di titoli di studio di valore discutibile, introducendo il criterio della modalità di erogazione della didattica. Alla base vi è un ragionamento altrettanto semplice e condivisibile: gli enti che ricorrono esclusivamente alla didattica online, conterranno certamente i costi, non dovendo ricorrere a docenti altamente qualificati, ma a discapito della didattica. Prendere la coraggiosa decisione di ricalibrare il valore di questi titoli – sottolineano le opposizioni – significa porre nuovamente al centro del processo formativo il rapporto docente – discente, significa riconoscere che l’apprendimento è uno scambio personale ed un arricchimento reciproco, significa avere un’idea veramente moderna di scuola, in cui sia gli alunni che gli insegnanti hanno tanto da apprendere e tanto da insegnarsi a vicenda. E questa è la scuola che ci piace!”.
“Siamo grati – scrivono le opposizioni – alla segreteria per l’Istruzione per aver finalmente pubblicato un decreto ragionevole e ben fatto, che vedrà in aula il nostro convinto sostegno”.
I RICORSI
Nonostante l’emanazione del decreto è comunque una corsa contro il tempo. Sulla vicenda, proprio per l’interpretazione data dagli uffici, sarebbe pendente ancora adesso un ricorso amministrativo che potrebbe far modificare le graduatorie e inoltre sarebbero decine i casi di insegnanti precari che si sarebbero nel frattempo cimentati in questi corsi per aumentare il proprio punteggio in graduatoria.
Come spiega il segretario di Stato Giuseppe Maria Morganti “Speravamo che la sentenza del giudice giungesse prima delle graduatorie, che per legge verranno stilate entro il 20 luglio. Per questo abbiamo emanato il decreto che è subito esecutivo, contando che venga ratificato dal Consiglio Grande e Generale entro il mese di luglio”. Morganti riferisce anche che il decreto ha notevolmente abbassato i punteggi ad alcuni corsi che passano così da 6 a 1,5 punti. Un bel taglio dato che in alcuni casi si riusciva a svolgere anche due corsi all’anno.
Ora in attesa della sentenza del giudice amministrativo si attende la ratifica del decreto.
La Serenissima