San Marino. Grande successo di pubblico per la dissertazione dei professori Michele Chiaruzzi e Alessandro Campi nell’ambito di un’udienza a Palazzo Pubblico, promossa sotto l’egida degli Ecc.mi Capitano Reggenti

Nel pomeriggio di giovedì 19 marzo u.s., nella suggestiva cornice della Sala  del Consiglio Grande e Generale di Palazzo Pubblico, numerose Autorità e  un’ampissima platea, hanno assistito all’Udienza, promossa sotto l’egida degli  Ecc. mi Capitani Reggenti Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, con al centro la  Dissertazione dal titolo: “Dalla modernità al mondo globale. Pensare la vita  internazionale attraverso i classici”, tenuta dai Professori Alessandro Campi e  Michele Chiaruzzi. Entrambi i relatori sono affermati accademici e Professori  Ordinari di Relazioni Internazionali presso gli Atenei di Perugia e di Bologna,  autori e coautori di testi e di pubblicazioni di diffusione internazionale, nonché  direttori di centri di ricerca di rilievo nel proprio ambito di competenza.

Nell’intervento introduttivo il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca  Beccari, ha sottolineato il significativo valore dell’iniziativa promossa ed ha poi  affermato:“I classici del pensiero politico offrono categorie, concetti, domande  che attraversano i secoli e rimangono sorprendentemente attuali. Attraverso di  loro capiamo come e perché sono nati gli organismi internazionali, quali dilemmi  morali e politici li hanno accompagnati, quali speranze di pace e quali timori di  conflitto hanno cercato di governare. Se abbandonassimo i classici,  rinunceremmo a una parte essenziale della nostra capacità di comprendere la  vita internazionale”.  

Il Prof .Chiaruzzi ha aperto la Dissertazione citando un classico del pensiero  internazionale, Ugo Grozio, quale massimo pensatore secentesco “perché parla  ancora a noi, gravati come siamo da un presente di guerre sconsiderate” e ha  ripercorso le parole dell’Autore: “La guerra non è un’arte, ma una cosa tanto orribile che nulla può renderla onorevole, se non l’estrema necessità. Regolare  la vita internazionale significa, anzitutto, regolare quell’orribile pratica comune  detta «guerra». Per questo occorre ricondurre la guerra alla ragione umana,  cioè al diritto, non per assecondarla, bensì controllarla e temperarla. Eppure,  prim’ancora del diritto, sono necessarie facoltà razionali e morali, la diplomazia,  il senso di umanità. Solo così – pensa Grozio – potremo evitare che, imitando  troppo le belve, finiamo per dimenticare l’uomo”. 

La Dissertazione è proseguita con l’intervento del Prof. Campi che ha  affermato: ”La diffusa e crescente instabilità e incertezza mettono in discussione  le nostre certezze e gli assunti del diritto internazionale. La tecnologia ha  trasformato la guerra da rendere i conflitti interminabili. Ma i dilemmi politici e  morali sono antichi, gli stessi di sempre ed è per questo che occorre ritornare  all’insegnamento dei classici”. Ha poi ripercorso una carrellata di autori del  pensiero internazionalistico della modernità, citando Macchiavelli, Francisco De  Vitoria, Ugo Gozio, Emer De Vattel, Rousseau, Kant, Mazzini, Toqueville, sino a  giungere alla nascita della disciplina delle relazioni internazionali e citando il  realismo politico e i suoi illustri esponenti. In ultimo, ha concluso la  Dissertazione affermando che: “La pace naturale è una costituzione politica  complessa e la guerra non è una necessità del destino. Oggi essere una grande  potenza implica una responsabilità politica altrettanto grande, dove occorre  sapere trovare la forza di stabilizzare e non di generare caos”. 

L’apprezzata Lectio è terminata con l’intervento degli Ecc. mi Capitani  Reggenti che hanno espresso profondo apprezzamento per l’interesse che la  Dissertazione ha destato e altresì verso i co-relatori da sempre impegnati per  fare dell’Università un’ampia comunità, dove ci si impegna a leggere e a  interpretare la realtà, ad essere liberi di riflettere, di interrogarsi, di sviluppare  il pensiero critico ed altresì La Reggenza, nel discorso pronunciato, ha concluso  l’Udienza asserendo: “Non siamo i primi a vivere una crisi di sistema e non esiste  ordine internazionale senza un’etica della responsabilità condivisa. La storia dei classici è una storia di crisi superate attraverso il pensiero critico e  l’immaginazione istituzionale, di un universo che si disfa mentre si ricostruisce,  ma animato da una costante volontà di rinascimento del progetto umano.  Riteniamo che il compito delle più Alte Istituzioni e della politica, così come di  ogni cittadino consapevole, sia trasformare questa complessità in un nuovo  umanesimo universale”. 

San Marino, 20 marzo 2026/1725 d.F.R.