San Marino. Green pass: vince l’Italia che lavora e sul Titano vince la politica che lavora per i cittadini … di Alberto Forcellini

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  • Comunque la si giri, sul green pass è un gran casino, anche se leggiamo a ritroso tutta la gestione della pandemia a livello europeo e mondiale. Le risposte non sempre univoche della scienza, la confusione, le contraddizioni, le fake, hanno portato molti soggetti ad avere paura della scienza, a non fidarsi, nonostante il numero impressionante di morti e di contagi. È in questa zona d’ombra che si sono manifestati i sostenitori del “no”.

    Il movimento in corso contro il green pass è “la variante Delta” dei movimenti no mask, “io apro” e no-vax, che lo hanno preceduto. Appare più esteso, più forte, più combattivo e più determinato, come dimostrano le tante manifestazioni degli ultimi giorni, gli scioperi, i disordini.

    Non c’è ragionamento che li possa convincere. Tra i vaccinati e il popolo dei “no” c’è la stessa differenza che c’era un tempo tra guelfi e ghibellini, o per dirla con paragoni più recenti, tra juventini e milanisti, tra vegetariani e onnivori. Ciascuna fazione rimane ben salda sulle sue posizioni, a costo di qualsiasi prezzo. La scadenza del 15 ottobre con l’introduzione dell’obbligo del certificato nei luoghi di lavoro ha scatenato l’ultima battaglia, in ordine cronologico, contro il certificato verde e contro tamponi, che si vorrebbero gratis. Ma Draghi è stato irremovibile: il green pass è uno strumento per la sicurezza della salute, dovunque si vada.  E i tamponi non sono gratis.

    L’Italia sembrava una polveriera pronta ad esplodere, eppure il blocco temuto non si è verificato e nonostante le tantissime dimostrazioni di piazza, le aziende si sono adeguate, così pure i lavoratori, mentre molti non vaccinati si sono presentati in massa a fare la prima dose. I giornali di sabato mattina hanno titolato: vince l’Italia che lavora. Cioè quella stragrande maggioranza silenziosa, rispettosa della libertà individuale e del diritto alla salute, che ha garantito la ripresa, che vuole tornare alla normalità e che ancora guarda con preoccupazione a quella cinquantina di morti giornalieri. Tutta gente che non fa notizia, contrariamente a quella minoranza che vuole rivendicare le sue ragioni, la prima delle quali è non rispettare la libertà di tutti gli altri.

    San Marino ancora una volta è stato un paese fortunato. A parte le tensioni strumentali giornalmente sollevate dall’opposizione, sono stati veramente pochi i disagi per la deroga sullo Sputnik prevista lo scorso mese di agosto, con scadenza il 15 ottobre.

    Ce ne saranno ancora meno, di disagi, nei prossimi mesi visto che il nuovo decreto del governo italiano ha esteso la deroga a scuole, università, luoghi di lavoro, trasporti e strutture sanitarie, frequentati da cittadini sammarinesi. Ovviamente bisognerà esibire la certificazione vaccinale sammarinese. L’altra bella notizia è che l’Italia sta lavorando anche al riconoscimento dei vaccini non approvati EMA perché si trova nella necessità di rispondere non solo ad uno Stato amico e alleato, ma anche ad una massa di lavoratori provenienti da altri paesi, anch’essi immunizzati con vaccini diversi.

    Di tutti i problemi che girano sui vaccini, sul certificato verde, sulla terza dose, ne abbiamo parlato a iosa, come del resto avviene ogni giorno su tutti i giornali. Tutti discorsi che si possono sintetizzare nel concetto per cui se scienza e conoscenza sono in continuo divenire, altrettanto accade per le decisioni e le scelte di natura politica. Pertanto non è una questione di basso livello dei rapporti bilaterali, o addirittura di inesistenza. Se il governo di San Marino non fosse stato sempre presente, costante, propositivo e collaborativo, la Repubblica sarebbe stata la grande dimenticata, come è successo altre volte in passato. Per questo, ancora una volta ha vinto la politica che lavora per i cittadini, non quella che urla e che spende tutte le sue energie solo per creare confusione e diffondere discredito.

    Ora gli occhi sono tutti puntati al 31 dicembre prossimo. Questa è la data di scadenza del decreto italiano sullo stato di emergenza. Se i numeri continuano ad essere buoni, nonostante gli assembramenti del popolo dei “no”, e i reparti ospedalieri sempre meno affollati di malati Covid, insomma se non ci sarà un autunno terribile come quello dello scorso anno, c’è la fondata speranza che le misure restrittive verranno abbandonate. Compreso il green pass. Magari! E allora tireremo tutti un sospiro di sollievo perché si potrà davvero cominciare a parlare di post pandemia e tornare a parlare di tutto il resto.

    a/f