Il Comitato Pro-San Marino annuncia l’intenzione di organizzare una manifestazione pacifica e ordinata sotto Palazzo Begni, sede degli Esteri, con bandiere sammarinesi, per contestare il decreto che prevede l’accoglienza in territorio sammarinese di 30 cittadini palestinesi.
La mobilitazione non è contro un popolo, una religione o delle persone. È una presa di posizione politica contro un decreto scritto in modo tale da non fissare limiti certi, né temporali né di prospettiva, e portato in Consiglio con una fretta che solleva interrogativi. In uno Stato di dimensioni ridotte come San Marino, le scelte che incidono su popolazione, sostenibilità e assetto futuro non possono essere trattate come atti tecnici.
Il nodo non è il numero iniziale, ma la dinamica nel tempo. Una misura presentata come emergenziale rischia di trasformarsi in permanenza strutturale, con conseguenze che il decreto non chiarisce e non governa. È su questo che una parte ampia della cittadinanza chiede risposte: chi decide, con quali garanzie, con quali limiti e con quale piano di uscita.
Negli ultimi giorni la reazione di cittadini e residenti è stata forte, trasversale, spontanea. Non slogan, ma una domanda politica netta: perché una decisione di questo peso senza un confronto preventivo con il Paese? È un segnale che il Governo farebbe bene a leggere con attenzione, perché ignorare il dissenso non lo fa scomparire.
Il Comitato Pro-San Marino chiarisce che la manifestazione, se e quando convocata, sarà civile, rispettosa delle istituzioni e delle regole, ma ferma nel merito. Non un atto di odio, ma un richiamo alla responsabilità. Le bandiere sammarinesi non sono un simbolo contro qualcuno: sono il segno che qui si difende il diritto dei sammarinesi a essere parte delle decisioni che li riguardano.
Le scelte che cambiano il Paese non si prendono senza il Paese: Beccari lo dovrebbe sapere!











