Si è chiuso con un verdetto di colpevolezza e un’assoluzione il processo penale che ha visto protagonista la gestione della Phyto Salus s.r.l., azienda sammarinese finita sotto la lente della magistratura per il mancato versamento di ingenti somme di contributi previdenziali. Il Commissario della Legge ha pronunciato la sentenza al termine di un dibattimento che ha cercato di fare luce sulle responsabilità individuali all’interno del Consiglio di Amministrazione durante il turbolento periodo compreso tra la fine del 2021 e l’estate del 2022.
L’impianto accusatorio poggiava su due capi d’imputazione legati alla violazione della legge sammarinese che punisce l’omesso pagamento di contributi ISS e Fond-ISS. Secondo il decreto di citazione, la società non aveva provveduto a onorare sei cartelle esattoriali fondamentali.
Il primo blocco riguardava quattro cartelle con scadenze tra febbraio e giugno 2022, per un valore di oltre 61.700 euro. Il secondo blocco, contestato al solo amministratore unico, riguardava altre due cartelle scadute tra agosto e ottobre 2022 per circa 39.800 euro. Tuttavia, durante l’udienza, i testimoni hanno dipinto un quadro ancora più fosco: l’avvocato Eleonora Rossini, curatore del fallimento, ha riferito che Banca Centrale si è insinuata nel passivo per una cifra complessiva vicina ai 518.000 euro, di cui circa 174.000 euro riferibili strettamente ai contributi previdenziali non versati.
Il processo ha visto posizioni processuali molto diverse per i due imputati, Zakaria Mufid e Mirco Dal Prai.
Mirco Dal Prai, difeso dall’avvocato Stefano Pagliai, in foto, è apparso come una figura marginale nella gestione finanziaria. Entrato nel CDA a fine dicembre 2021, ha spiegato di essere stato coinvolto principalmente come consulente strategico per l’internazionalizzazione e il rilancio dell’azienda verso i mercati esteri. Dal Prai ha dichiarato in aula di non aver mai avuto deleghe operative, accesso ai conti correnti o poteri di firma, sostenendo che la reale situazione debitoria gli fosse stata inizialmente presentata in modo parziale dalla precedente gestione.
Di contro, Zakaria Mufid ha ricoperto ruoli di vertice assoluto: Presidente del CDA, amministratore delegato, amministratore unico e infine liquidatore volontario. La sua difesa ha cercato di evidenziare lo sforzo economico compiuto per salvare la Phyto Salus, citando un’immissione di capitali propri per circa 700.000 euro e decisioni drastiche, come la chiusura di un call center da 15 dipendenti, nel tentativo disperato di risanare i conti.
Nonostante i tentativi di salvataggio, il Procuratore del Fisco ha battuto sul tasto della responsabilità oggettiva: chi assume la carica di legale rappresentante ha il dovere di conoscere e gestire il quadro debitorio, specialmente quello previdenziale. È emerso inoltre che, nonostante le notifiche delle cartelle, la società non aveva mai intrapreso un serio percorso di rientro o dilazione con Banca Centrale.
Il giudice ha accolto la tesi della difesa per quanto riguarda Dal Prai, pronunciando una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto, non essendo emersa alcuna prova di atti gestori concreti da parte sua in merito ai mancati pagamenti.
Diversa la sorte per Zakaria Mufid, riconosciuto colpevole di reato continuato. Il magistrato lo ha condannato a 30 giorni di multa, per un totale di 1.500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Una sentenza che ribadisce un principio fermo del diritto sammarinese: l’obbligo di tutelare i contributi dei lavoratori prevale sulle difficoltà gestionali, ponendo una responsabilità precisa in capo a chi detiene il timone della società.











