San Marino. Il Dr Manzaroli su Repubblica Sm: “Iss, impresa veramente titanica…”

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  • E’ quella che aspetta il neo Segretario di Stato Ciavatta, i suoi collaboratori, i tanti professionisti delle varie professioni sanitarie (medici, infermieri, psicologi, farmacisti, riabilitatori ecc.), gli amministrativi, i corpi intermedi (in particolare i sindacati) ed infine, ma non per importanza, i cittadini che sono da un lato “i datori di lavoro” finanziando con le tasse l’ISS, e dall’altro i fruitori dei vari servizi sanitari, socio sanitari e previdenziali.
    Tutti gli attori, o meglio tutti noi, siamo chiamati a comprendere l’importanza della posta in palio, le possibili soluzioni con relativi vantaggi e svantaggi, e a scegliere nella consapevolezza che botte piena e moglie ubriaca non sono più possibili.
    Si tratta di mettere a fuoco e poi di costruire un progetto adeguato per il sociale e per la salute che guardi non ad oggi o a domani mattina, ma ai prossimi 15-20 anni per potere poi costruire tutti i passaggi necessari e le tempistiche per realizzarli in un disegno coerente e condiviso e, quindi, da non stravolgere ad ogni cambio di governo, al massimo da ritoccare nelle verifiche di risultato che proprio la politica dovrebbe pretendere smettendo di ingerirsi nella gestione tecnica e nelle nomine non di competenza.
    La precedente, fallimentare gestione tecnico-politica è miseramente fallita anche perché si è barcamenata – male – sull’esistente – e su una deriva mascherata filo area vasta resasi quasi necessaria per le continue defezioni, per l’inadeguatezza e mancanza di rapporti professionali adeguati, interni ed esterni, della Direzione Generale, per aver voluto imbarcare (perché?) Le due Direttrici sanitarie e socio sanitarie (prima Rolli, poi la Morini) proveniente, guarda caso, proprio dall’Area Vasta cosi come la Direttrice sanitaria dell’ospedale, che ovviamente hanno operato nella logica dell’Area Vasta e a partire dal funzionamento della realtà italiana. Tutto agito in una completa mancanza di progetto ed in un rimando continuo di ogni decisione.
    Se questa analisi è condivisibile, ne deriva che non si possono ripetere gli stessi errori ed agire in continuo stato di emergenza.
    Dobbiamo tutti essere consapevoli che i tempi per una ripartenza purtroppo sono ridottissimi.
    Per qualsiasi decisione non si può prescindere da quattro fattori fondamentali:
    -invecchiamento della popolazione, cronicità e fragilità come principale problema a cui dare risposte adeguate ma innovative;
    – sviluppo tecnologico incessante, costoso e tendenza all’ultraspecializzazione;
    – carenza di personale sanitario con alcune branche in piena emergenza;
    -bacino di utenza interno ristretto.
    In questo panorama che è un dato di fatto, pensare comunque di fare tutto e in un sistema sostanzialmente chiuso in se stesso, risulta azzardato e francamente sempre più difficile ed oneroso.
    Le soluzioni possibili sono solo due e già note:
    1) si sbaracca tutto perdendo circa 700-800 posti di lavoro qualificati e sopratutto chiudendo l’esperienza ultrasessantennale dell’ISS intesa come volano di sviluppo e di identità sammarinese. In questo caso il territorio potrebbe mantenere i soli servizi di base, mentre per tutto il resto saremmo costretti a rivolgerci ai servizi e agli ospedali esterni alla repubblica.
    2) Si mette a frutto tutto il backgraund tecnico-scientifico accumulato (professionisti, patrimonio di conoscenze, attrezzature ecc.) per potenziare un polo sanitario sammarinese pubblico-privato in grado di offrire servizi oltre che ai sammarinesi (sempre con il principio della gratuità e della universalità) anche a cittadini paganti, ad assicurazioni private, a ASL con cui sia possibile concretamente scambiare servizi per aventi diritto, con accordi reciprocamente vantaggiosi e non unidirezionali.
    Facile da dire ma difficile da realizzare se si ragiona, come si è fatto fino ad oggi, con scarsissima meritocrazia e fortissima partitocrazia, con sindacati impegnati a difendere per lo più le solite logiche impiegatizie e di appiattimento, se il sistema nel suo complesso non sarà orientato a premiare i comportamenti adatti a raggiungere gli obiettivi di potenziamento ed allargamento del sistema.
    Se la scelta sarà la seconda, ed io lo auspico vivamente, per realizzarla lo si potrà fare da soli o meglio alleandosi con uno o più patners interessati ad operare in partnership con una istituzione con servizi vari e ben strutturati all’interno di uno Stato sovrano nel cuore dell’Italia. senza grandi velleità ma anche senza eccessivi timori per i potenziali concorrenti.
    Nel tempo necessario per concretizzare un simile progetto, se questo sarà il progetto, ci sono però già tutte le condizioni per cominciare ad operare nel mercato sanitario e farmaceutico locale e del circondario, offrendo servizi veloci, qualificati e a prezzi concorrenziali: pronto soccorso, piccola chirurgia, diagnostica radiologica di labaratorio, gastroenterologica ecc..
    Corretti ma non coglioni: sono trent’anni che i nostri cittadini finanziano il pubblico ed il privato limitrofo. Forse è ora di cominciare a rovesciare questa tendenza.
    La scelta di fondo deve essere chiara e definitiva. a quel punto si tira dritto e chi ci sta, ci sta, e chi non ci sta, fa altre scelte.
    In un caso o nell’altro comunque, se vogliamo stare a galla in tanto che ci riorganizziamo, dobbiamo fare una bella dieta dimagrante.
    La riorganizzazione deve superare la divisione ospedale e territorio, ridicola in 60 km quadrati,, deve utilizzare al meglio spazi e professionisti, le attività devono svolgersi prevalentemente a livello ambulatoriale e territoriale con una organizzazione semplice e concentrata, riducendo le inutili ed estenuanti riunioni, dando spazio alla competenza ed alla voglia di fare.
    Tutto deve marciare per molte ore al giorno, tutta la settimana, con spazi disponibili per i paganti.
    I letti ospedalieri, divisi per intensità di cure e non per reparti rigidi, dovranno vedere le varie equipe, seguire gli ammalati di competenza in un reparto piuttosto che in un altro, ricoverati appunto in base alla intensità delle cure richieste.
    Le cure primarie devono tornare protagoniste e centrali per la prevenzione, la cura e l’assistenza sburocratizzando e profesionalizzando.
    Più libertà e più responsabilità.
    Mi piacerebbe divenisse il motto della nuova Segreteria di Stato.

    Dario Manzaroli

    Repubblica Sm