SE IL GOVERNO continua ad evitare la concertazione si va verso lo sciopero generale: questo l’esito dall’avvio delle assemblee intercategoriali convocate dalla Centrale sindacale unitaria. «Il governo continua sostanzialmente ad ignorare la richiesta sindacale – dicono dal sindacato – avanzata quasi tre mesi fa, di aprire un tavolo generale di concertazione sulle importanti riforme e per dare una risposta alla madre di tutti i problemi: la mancanza di equità». Il sindacato infatti «vuole contare – sottolinea – nelle scelte che hanno ricadute importanti e durature sui cittadini», dalle politiche di sviluppo al debito pubblico, dalle banche alle pensioni, dall’equità fiscale alla patrimoniale. I segretari generali di Csdl e Cdls, Giuliano Tamagnini e Gian Luca Montanari, nelle loro relazioni introduttive hanno illustrato il «quadro assai problematico» dei rapporti con il governo e la situazione generale del Paese, «sempre più incerta». In primo luogo il Piano di stabilità nazionale «è dedicato in buona parte alle problematiche di Carisp – spiegano i sindacalisti – mentre le proposte sullo sviluppo sembrano quasi un elemento accessorio». AL CONTRARIO, la Csu ribadisce la necessità di fare scelte sul modello di sviluppo che «deve ruotare intorno al settore manifatturiero nemmeno menzionato nel documento del governo». Uno dei temi più attuali è il decreto sulla patrimoniale: per il sindacato deve essere «una tassa mirata alle grandi concentrazioni di patrimoni e capitali, salvaguardando beni fondamentali come la prima casa». Bocciata l’ipotesi del governo di «una vera e propria Flat tax, ovvero una aliquota uguale per tutti gli importi, mentre deve assolutamente essere introdotto il criterio della progressività». In relazione alla spending review, le assemblee hanno ribadito il no a ulteriori tagli lineari ai dipendenti per concentrarsi sulla lotta agli sprechi nella Pa e su un’attenta verifica degli appalti. PREOCCUPAZIONI poi sulle pensioni: la riforma sia nell’interesse dei lavoratori e dei pensionati ma «il sindacato respinge la prospettiva di creare generazioni di pensionati in povertà, quale conseguenza della proposta del governo di passare dal sistema retributivo al sistema contributivo». Il Resto del Carlino
