Il Partito dei Socialisti e dei Democratici ritorna sul tema “Europa”, un argomento che a suo dire il cittadino sammarinese avrebbe addirittura nel proprio Dna.
Non a caso, infatti, da tempo il Psd va ripetendo di aver posto il discorso europeo tra le sue priorità: “Argomenti fondamentali non solo per l’economia, grazie ad una maggiore e più incisiva (soprattutto sul piano delle regole) penetrazione nei mercati Ue per le nostre imprese – le tesi pidiessine – ma per assicurare più diritti, più libertà e più garanzie alle giovani generazioni. Sicuramente – dice sempre il Psd – avremmo preferito aderire all’Unione come Stato membro quindi con pieno diritto di cittadinanza e per esserne parte attiva. Sarebbe stata maggiormente evidenziata la nostra dignità e sovranità di Stato”.
Una situazione, l’attuale, figlia dei grandi passi in avanti compiuti da San Marino negli ultimi due-tre anni: “Non a caso -sottolinea il Psd- da quando siamo, nell’attuale Legislatura, componenti importanti dell’esecutivo”.
Il Psd, tra l’altro, non ha mai perso l’occasione per ribadire la propria consapevolezza che in questo percorso abbia svolto un ruolo propulsivo e trainante fondamentale per il Paese.
Una situazione che ieri il Partito ha rispolverato con una nota nella quale si legge: “Sottolineiamo l’importanza dell’entrata nella fase di confronto e di definizione della cornice istituzionale nella quale inquadrare, poi, l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea”.
Dunque tempi maturi per andare al nocciolo del problema ma con un distinguo importante, sembra di leggere tra le righe. La nota rammenta, infatti, come si stia ricercando una modalità tale da permettere di preservare quanto più possibile la sammarinesità.
Ed è questo che a Strasburgo i delegati sammarinesi (Gerardo Giovagnoli e Paride Andreoli) stanno dibattendo.
Ed ieri hanno riferito con un loro report: “Sappiamo bene che per poter rendere comunitari i nostri prodotti e servizi dovremo rispettare le regole del Mercato Unico e lo spirito delle quattro libertà fondamentali che lo reggono: circolazione delle persone, delle merci, dei servizi, dei capitali”.
Quattro situazioni che in Repubblica non tutti stanno digerendo molto bene. Ed ancora, riferisce Gerardo Giovagnoli: “L’Ue ha ben presente le impossibilità strutturali di un piccolo Stato come il nostro nel liberare senza limiti l’accesso al lavoro. Malta, Liechtenstein, Lussemburgo sono precedenti utili nel comprendere la flessibilità temporanea e permanente che l’Europa concorda”.
Altro aspetto importante quello della valutazione costi-benefici che una maggiore integrazione impone.
Spiega sempre Gerardo Giovagnoli: “Bisogna comunque tener presente pure il costo futuro della non integrazione attuale che permarrebbe se non facessimo passi in avanti, considerando altresì che già ora molte delle peculiarità che ci consentivano alcuni privilegi sono state abbandonate. Al momento, infatti, stiamo rispettando molte regole UE, senza però averne lo status”.
Tre le altre problematiche da approfondire nel corso degli incontri di Strasburgo c’è quello sui diritti e sulle possibilità dei cittadini sammarinesi di essere considerati alla pari dei francesi, degli inglesi, dei tedeschi per quanto riguarda la mobilità, il lavoro, i bandi europei, lo studio. Molti dei nostri concittadini sono equiparati agli altri, ma solo perché dispongono anche della cittadinanza italiana”.
Conclude il Psd: “E’ una situazione imbarazzante che pone ulteriori divisioni all’interno della nostra comunità. Riteniamo necessario un confronto con la politica, le associazioni sindacali e imprenditoriali. Senza dimenticare di ascoltare anche i cittadini in generale per poter definire quale possa essere l’equilibrio più proficuo per San Marino”.
Quello in atto, insomma, è un “negoziato complesso e faticoso ma dovrà produrre ugualmente un accordo lungimirante e duraturo al termine del quale i sammarinesi eserciteranno la loro responsabilità e libertà
di pensiero con un referendum confermativo” per sancire quello che il Psd definisce “Un passaggio storico”.
Gian Maria Fuiano, La Tribuna