In sempre più rare occasioni un cittadino sammarinese può essere incrociato nei corridoi di un’azienda privata di San Marino: la feroce pulizia etnica ha ormai portato ad assumere solo persone che possano dimostrare, al blando controllo dell’Ufficio del Lavoro, che la loro bisnonna era stata sposata, per più di un quarto d’ora, con un cittadino sammarinese, agli inizi del novecento.
Poco male: per migliorare le aziende, le aziende devono far lavorare i migliori, o coloro che credono tali.
Ma proprio questo è il nocciolo della questione: se l’apparato statale prende solo sammarinesi, più o meno la metà della forza lavoro della cittadinanza, il restante subisce la vendetta di un sistema che lo penalizza brutalmente.
Inutile appellarsi a stupide ragioni quali le discriminazioni razziali, la verità è che il cittadino sammarinese ha passato un trentennio a farsi vezzeggiare ed a chiedere senza dare, raggiungendo livelli di assenteismo e scarsa produttività non riproducibili in altre zone del pianeta Terra.
Quel cittadino sammarinese, ora, si gode una pensione da primario ospedaliero scandinavo, sfrutta i viaggi gratuiti offerti da banche e partiti politici ed aspetta serenamente la morte che, con l’ingiustizia che caratterizza la storia umana, arriverà molto tardi.
Chi ora subisce torti angustianti, forti pressioni e strategie del terrore è il sammarinese che è stato fatto prigioniero da sessanta chilometri quadri di anti-meritocrazia e scarsa giustizia sociale.
Si avvicinano le elezioni, perché la DC ci farà votare prima che tutti i suoi pensionati vengano stroncati dal colesterolo: usiamo bene il nostro voto, per una volta.
PAROLE E MUSICA DI Marco Nicolini
(Facebook)











