
Nel pomeriggio di oggi, è stato recapitato ai media un comunicato stampa dal peso istituzionale enorme, firmato dal Dirigente del Tribunale di San Marino, il dott. Giovanni Canzio.
La nota interviene a fare chiarezza dopo i recenti fatti di Bruxelles, che hanno visto protagonisti l’investitore bulgaro interessato all’acquisizione di Banca di San Marino, diversi esponenti politici stranieri e l’avvocato Francesca Maria Bacciocchi (per i dettagli su quanto accaduto, – leggi qui).
L’intervento del dott. Canzio giunge a stretto giro dopo la presa di posizione del Congresso di Stato, che aveva già stigmatizzato duramente il comportamento di chi ha partecipato e quanto emerso dalla conferenza stampa in sede europea (leggi qui).
Per comprendere appieno la gravità delle accuse e la natura della minaccia rivolta alla nostra Repubblica, analizziamo ora, parola per parola, il testo integrale del comunicato del Dirigente:
Nel corso di complesse indagini relative alla procedura di cessione a una società estera della partecipazione di maggioranza della Banca di San Marino s.p.a. da parte di Ente Cassa Faetano”. Questo è il perimetro dell’intera vicenda. Il Dr. Canzio chiarisce fin da subito che tutto nasce da qui: il tentativo di acquisizione della Banca di San Marino. È un passaggio fondamentale perché stabilisce un “limite operativo” preciso. Non si sta parlando di questioni astratte, ma di fatti nati all’interno di una specifica operazione finanziaria che ha coinvolto attori esteri ed enti sammarinesi. È la cornice che racchiude i fatti già noti, come il sequestro dei 15 milioni di euro e i precedenti provvedimenti giudiziari, e serve a ricordare al lettore che ogni sviluppo successivo – anche il più grave – ha la sua radice in questo specifico dossier.
“al fine di ricostruire puntualmente i fatti già contestati di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio, l’Autorità Giudiziaria è venuta a conoscenza di ulteriori, ancora più gravi, fatti di rilevanza penale.” In questa frase, il Dr. Canzio traccia una linea netta tra il “prima” e il “dopo”. Nella prima parte, si fa riferimento alle accuse originarie (corruzione, amministrazione infedele e riciclaggio) legate all’operazione che portò al sequestro dei 15 milioni di euro e ai primi arresti. Ma è nella seconda parte che arriva la vera notizia: durante il lavoro di ricostruzione di quei fatti, i magistrati si sono imbattuti in qualcosa di nuovo. Il caso si sdoppia: non si tratta più solo di reati finanziari, ma sono emersi episodi inediti, definiti esplicitamente come “ancora più gravi”. È il segnale che l’inchiesta ha scoperchiato un livello superiore di illegalità, che va oltre la singola compravendita bancaria per toccare le fondamenta stesse della convivenza civile e penale.
programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di sodali, di un c.d. “piano parallelo” rispetto alla legittima strategia difensiva dei prevenuti nel processo,” Qui il Dr. Canzio introduce un concetto pesantissimo: l’esistenza di un “piano parallelo”. Il Tribunale afferma di avere in mano “prove consistenti” che non si è trattato di un’idea astratta, ma di qualcosa di realmente programmato e messo in atto. L’aspetto fondamentale che si deve sottolineare ai nostro lettori è la distinzione che fa il Dirigente: ogni indagato ha il diritto sacrosanto a una “legittima strategia difensiva” (avvocati, ricorsi, prove a discarico). Però, in questo caso, un “gruppo di sodali” (ovvero persone che agiscono in complicità) avrebbe scavalcato quel confine, mettendo in piedi una strategia occulta e illecita che nulla ha a che fare con il diritto alla difesa previsto dalla legge. In pratica, oltre agli avvocati che lavorano nelle aule di tribunale, c’era chi lavorava “nell’ombra” con metodi ben diversi.
“diretto sostanzialmente a offrire all’esterno la falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come un microstato non compiutamente democratico, né affidabile quanto all’effettivo rispetto della rule of law.” In questo passaggio, il Dr. Canzio chiarisce l’obiettivo politico e mediatico del “piano parallelo”. L’intento degli indagati non era solo difendersi tecnicamente, ma colpire la reputazione di San Marino di fronte alla comunità internazionale. Secondo il Dirigente, queste persone hanno agito per proiettare all’esterno l’immagine di una Repubblica “di serie B”, dipinta come un luogo non pienamente democratico e, soprattutto, inaffidabile per quanto riguarda la rule of law (lo Stato di Diritto). In pratica, il sospetto è che si sia tentato di far passare San Marino per un Paese dove le regole non valgono per tutti o vengono manipolate a piacimento, cercando così di screditare l’intero sistema giudiziario agli occhi del mondo.
“Ciò al preciso fine di costringere, anche con il supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, le Autorità sammarinesi a una trattativa con i prevenuti,” Qui il Dr. Canzio alza il velo sulla strategia del gruppo: non si trattava di un dibattito accademico sulla democrazia, ma di un atto di forza. L’obiettivo era mettere lo Stato “con le spalle al muro” per obbligarlo a sedersi a un tavolo di trattativa con chi è sotto indagine. In pratica, si sarebbe cercato di barattare la legalità con la convenienza politica.
“con l’obiettivo dell’illecito perseguimento dei loro interessi patrimoniali, mediante indebite pressioni, esercitate anche con la minaccia, messa concretamente in opera,” Il movente è, come spesso accade, il denaro. Le “indebite pressioni” e le minacce non sono rimaste solo parole, ma sono state “messe concretamente in opera”. Questo spiega perché il comunicato arrivi proprio ora, dopo i fatti di Bruxelles: quella conferenza stampa probabilmente non sarebbe stata un esercizio di libertà di espressione, ma uno degli strumenti di questa minaccia.
“di ostacolare e delegittimare la conclusione positiva del percorso di associazione della Repubblica con l’Unione Europea.” Questo è l’aspetto più grave per il futuro del Paese. Il “piano” prevedeva di usare l’Accordo di Associazione con l’UE come ostaggio, come merce di scambio. La minaccia era chiara: “O fate come diciamo noi (lasciandoci i soldi o l’impunità), o faremo in modo che l’Europa vi veda come uno Stato inaffidabile, facendo saltare l’accordo”. Un vero e proprio ricatto alle istituzioni e al futuro (del quale si può essere più o meno d’accordo ma in maniera democratica) di tutti i sammarinesi.
Fermiamoci su questo periodo e sottolineaiamo questa sfumatura. Il fulcro non è l’Accordo in sé, ma l’uso dell’Accordo come leva di ricatto. La Bulgaria, essendo uno Stato membro dell’UE, ha potere di veto o comunque una voce in capitolo determinante nel processo di ratifica; minacciare di influenzare quel voto significa tenere in ostaggio il futuro di San Marino, nel bene o nel male. (ndr)
“La rilevazione di tali, gravi, condotte criminose (ancora in essere) e di specifici comportamenti mirati ad inquinare le indagini…”Il Dirigente del Tribunale usa un’espressione che deve far riflettere: “ancora in essere”. Questo significa che, secondo i magistrati, l’attacco allo Stato non è un fatto del passato, ma un’azione che sta continuando proprio in questi giorni. Non solo: viene denunciato un tentativo di “inquinare le indagini”, ovvero di alterare le prove o manipolare la verità processuale.
“…ha indotto i Giudici Inquirenti a formulare nuove e più pesanti imputazioni nei confronti di vari soggetti, cittadini sammarinesi e non, destinatari di misure cautelari personali e reali…” Dalle parole si passa ai fatti: sono scattate nuove imputazioni e, soprattutto, misure cautelari. Si parla di sequestri (“reali”) e di limitazioni della libertà personale (arresti o simili, definiti “personali”) che colpiscono sia sammarinesi che stranieri. È il segno che il Tribunale ha individuato una rete di complicità che va oltre i confini del Titano.
“…per concorso nei reati di: a) attentato contro la integrità e la libertà della Repubblica, b) attentato contro la libertà dei poteri pubblici, c) minaccia contro l’autorità.” L’elenco dei reati contestati è di una gravità estrema, quasi da codice penale militare o per tempi di guerra. Non si parla di semplici reati finanziari: L’attentato contro la libertà della Repubblica e dei poteri pubblici suggerisce che il piano mirasse a sovvertire il normale funzionamento delle istituzioni sammarinesi, cercando di piegarle a interessi privati. La minaccia contro l’autorità conferma il tentativo di intimidire i magistrati e il Governo per ottenere vantaggi illeciti. Siamo di fronte alla contestazione di una vera e propria scalata ostile alle fondamenta della nostra democrazia. Contestazioni che mi trovano completamente d’accordo. Un attentato alla democrazia sammarinese, un pò come avevo anche io scritto nell’editoriale di venerdì 6 febbraio 2026, che è quello che abbiamo di più importante e prezioso.
“Misure cautelari, queste, che, insieme con vari provvedimenti di sequestro, sono apparse inderogabili e adeguate in concreto a garantire la genuinità dell’acquisito quadro probatorio…” Il Dr. Canzio spiega qui perché il Tribunale è dovuto intervenire con urgenza. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un atto definito “inderogabile”. La prima necessità è proteggere le prove: il rischio, evidentemente concreto, era che qualcuno potesse distruggerle o manipolarle (“inquinamento probatorio”), rendendo impossibile l’accertamento della verità.
…evitare il pericolo di fuga dei prevenuti e, soprattutto, l’aggravarsi o il protrarsi delle conseguenze dei reati…” Oltre al rischio che gli indagati facessero perdere le proprie tracce, emerge una preoccupazione ancora più alta: fermare l’azione criminale. Poiché, come detto in precedenza, le condotte erano “ancora in essere”, le misure cautelari servono a “staccare la spina” al piano parallelo, impedendo che il ricatto e le pressioni internazionali continuino a produrre danni.
“…a difesa delle Istituzioni della Repubblica di San Marino.” Questa è la firma morale dell’intero comunicato. Il Dirigente del Tribunale Dr. Canzio chiarisce che l’azione della magistratura non è un semplice atto burocratico, ma un atto di difesa dello Stato. Quando vengono contestati reati come l’attentato ai poteri pubblici, il Tribunale, e forse la libera stampa ma solo quella libera, diventano l’ultimo baluardo a protezione della sovranità e della libertà di tutti i cittadini sammarinesi contro le ingerenze esterne.
“Le indagini della Polizia giudiziaria e dei Giudici Inquirenti proseguono nell’osservanza del prescritto riserbo istruttorio…” Canzio conclude ricordando che, nonostante la gravità di quanto reso pubblico, il Tribunale continuerà a lavorare nel silenzio. Il “riserbo istruttorio”, o segreto istruttorio, non è un modo per nascondere le cose, ma la garanzia necessaria affinché le indagini non vengano compromesse proprio da quegli agenti esterni che hanno cercato di inquinarle. È un richiamo alla serietà: le sentenze si fanno in aula, non sui giornali o nelle conferenze stampa estere.
“…al fine di proseguire nella complessa opera di ricostruzione puntuale dei fatti contestati e in funzione del prossimo giudizio di merito sulle responsabilità.” L’obiettivo finale è già tracciato: il processo. Il Tribunale sta raccogliendo ogni tassello per trasformare i sospetti in prove “puntuali”. Il messaggio è rassicurante per la cittadinanza ma severo per gli indagati: il lavoro non si ferma alle misure cautelari di oggi, ma punta dritto al giudizio di merito, dove le responsabilità individuali verranno accertate definitivamente davanti a un giudice.
Questa analisi dettagliata ci restituisce l’immagine di una Repubblica sotto attacco, ma dotata degli anticorpi necessari per reagire. Il comunicato del Dr. Canzio non è solo un elenco di capi d’imputazione, è un atto di resistenza: ci dice che la sovranità di San Marino non può essere oggetto di mercanteggio, né il suo futuro europeo, più o meno certo, può essere usato come un grimaldello per scardinare le aule di giustizia.
Se il “piano parallelo” mirava a isolare il nostro Paese dipingendolo come una democrazia incompiuta, la risposta ferma del Tribunale, del Congresso di Stato e della libera stampa dimostra l’esatto contrario. QUI NON SI PASSA! è stato detto.
È proprio la capacità di agire con “inderogabile” fermezza contro ogni inquinamento probatorio e ogni pressione esterna a definire uno Stato di diritto solido e credibile.
In questa partita, la difesa delle istituzioni non riguarda solo i magistrati o la politica, ma ogni singolo cittadino e, come abbiamo sottolineato, quella stampa che sceglie di restare libera da condizionamenti. Che magari a volte può essere fastidiosa, ma resta libera e fedele allo Stato, anche a quello di diritto.
La verità, come tracciato dal Dirigente, dovrà ora percorrere la strada maestra del giusto processo, l’unico luogo dove le responsabilità verranno accertate definitivamente. Per concludere, vale la pena riflettere su quanto sosteneva un grande giurista:
“La giustizia è l’unica base su cui una nazione può riposare in pace e sicurezza.” — Lyman Abbott
Il Tribunale, il Congresso di Stato e la libera stampa hanno alzato lo scudo.
Ora spetta a San Marino, unita e consapevole, proteggere ciò che ha di più prezioso: la propria integrità e la propria libertà.
Marco Severini, sammarinese e poi direttore del GiornaleSM












