L’Italia resta il partner principale assorbendo l’83% di import ed export. Il saldo resta comunque positivo: il Titano esporta di più di quanto importi.
La bilancia commerciale di San Marino, tra importazioni ed esportazioni, ha perso ben un miliardo di euro negli ultimi 5 anni, ma il saldo è rimasto positivo.
In pratica sono calate le esportazioni, ma sono calate di più le importazioni.
Una magra consolazione che però sommata alla ripresa che si è registrata nel 2014 fa ben sperare per il futuro.
Il dato emerge dalla relazione del programma economico 2016 dove la segreteria di Stato alle Finanze mette in evidenza come “sia per la posizione geografica che per le comunanze socio-culturali, l’Italia rappresenta il più importante partner estero, con uno scambio che ammonta ad oltre l’83% del totale”.
Un dato comunque in diminuzione rispetto al passato dove si erano toccate punte anche del 90%.
Ma il dato attuale resta comunque alto tanto che la segreteria definisce “concentrazione anomala dell’interscambio” il fatto che sia “quasi totalitario con la vicina Italia” perché “ha reso la Repubblica di San Marino vulnerabile allo shock subito dalle misure restrittive delle politiche italiane”.
Il riferimento è al famoso embargo commerciale imposto dall’ex superministro dell’Economia, Giulio Tremonti nel 2010 con l’inserimento di San Marino nella black list.
Dalla segreteria sostengono quindi che “non si possono concentrare i rapporti con un’unica controparte affinché non si debba dipendere fortemente da essa” quindi “un modo per superare questa situazione è quello di diversificare e ampliare il raggio d’azione dell’economia domestica, cercando di crearsi nuovi part- ner stabili e duraturi a livello internazionale”.
Tornando all’analisi dei dati dell’interscambio commerciale, il calo per il Titano ha coinciso con la crisi internazionale e nel 2009 è infatti arrivata la prima “importante flessione” con una perdita del 18,3% rispetto al 2008. Inoltre dall’apice toccato nel 2008 al 2013 “assistiamo – scrive la segreteria alle Finanze – a una perdita del -46,8% del volume d’affari con il resto del mondo. Complessivamente nel periodo 2008-2013 si sono veri- ficate contrazioni pari al -49,1% nelle importazioni e del -44,8% nelle esportazioni”.
L’inversione del trend negativo segnato nel quinquennio arriva appunto nel 2014, attestandosi su un valore di 1,629 miliardi di euro, +0,34% rispetto l’anno precedente. Le esportazioni rimangono a valori negativi se comparate con il 2013, ma la discesa si è fortemente ridotta con una riduzione di soli -0,6 punti percentuale. “Ci si attende quindi, anche dall’analisi dei dati della bilancia commerciale, un segno positivo per la ripresa del ciclo economico” .
I dati
Scendendo più nello specifico dei dati sull’import/export si nota come la tipologia merceologica che incida maggiormente sulle importazioni sia quella delle materie prime che rap- presentano mediamente l’80% del volume totale, seguite dalle tipologie “altri servizi” e “beni strumentali” per un ammontare medio del 5% ciascuna. I prodotti petroliferi rappresentano il 4,37% delle importazioni nel 2014: dato percentuale lievemente in calo rispetto al 2013 che si attestava sul 4,62%.
Questa variazione negativa va però attribuita alla diminuzione dei prezzi e non a una domanda interna reale inferiore rispetto all’anno precedente. Per quanto concerne le esportazioni, la situazione vede la tipologia “materie prime” avere l’impatto maggiore, pari ad il 73,98% del totale, seguita da “altri servizi” pari al 24,08%. I “beni strumentali” competono invece per un solo 2,07%. L’analisi finale della segreteria alle Finanze evidenzia come “nonostante il saldo della bilancia commerciale del Paese permanga positivo, ovvero si esportano beni più di quanti se ne importano, l’andamento del commercio estero è caratterizzato da una flessione congiunturale per entrambi i flussi”, quindi “non è plausibile assumere l’ipotesi di un immediato ritorno dei volumi di inter- scambio raggiunti negli anni precedenti al 2009”.