La passione per il lavoro e per la moda è un tutt’uno con la sua vita. Sarà per questo che incontrando in questi giorni Jimmi Baldinini si avverte come un senso di amarezza. E’ infatti imminente la chiusura del negozio di Rimini, a 35 anni esatti dalla sua apertura. Ne abbiamo parlato direttamente con lui
Cosa si prova nel chiudere un così lungo capitolo della propria vita lavorativa?
“Le cose per la mia azienda stanno andando molto bene ma questo non compensa la tristezza di dover chiudere un negozio aperto da 35 anni. Contano da un lato i numeri e i successi, dall’altro però contano anche i luoghi e Rimini è un posto straordinario dove devo dire che ultimamente è stato fatto anche tanto nella sfera della cultura. Penso in particolar modo al Teatro Galli, alla domus del chirurgo, a tutti gli altri luoghi di incantevole bellezza. Tornando invece ai numeri, siamo andati avanti per cinque anni registrando delle perdite e così non abbiamo avuto altra scelta che chiudere. Il problema è che i Russi non stanno più venendo non soltanto a Rimini ma proprio in Italia a causa della politica delle sanzioni. Poi c’è il fatto che per quanto bella non si viene dalla Russia a Rimini per stare un’intera settimana e non ci sono voli quotidiani mentre i voli Bologna-Mosca sono molto più frequenti. Stando così le cose è davvero difficile per chi si occupa di moda riuscire a fare utili”.
E’ tentato di aprire uno spazio nella cornice del Polo del Lusso di San Marino?
“Assolutamente no, ci ho pensato ma poi ho scelto con determinazione di declinare l’invito. Se le cose non vanno bene a Rimini dove è stato fatto tanto anche per il turismo, figuriamoci come andranno in una realtà come quella sammarinese che non è più affidabile, che ha distrutto il sistema bancario, dove i turisti non vanno più perché per quel settore non è stato fatto nulla. Mi auguro ovviamente di sbagliarmi per chi ci crede e ha fatto investimenti, io mi ritengo fortunato ad essermi mantenuto forte nella mia decisione di starne fuori. Leggo sui giornali che sono previsti corsi di formazione per i dipendenti e altre cose altisonanti sul conto del polo del lusso, mi chiedo se ci si renda conto che per farlo funzionare occorre che poi la gente vada a comperare. Cosa sulla quale – lo ribadisco – ho forti dubbi. Quella sammarinese è una realtà che andrebbe completamente ribaltata dopo i disastri che sono stati compiuti e che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti”.
I suoi progetti?
“La vendita online va sempre meglio, non conosce crisi, adesso apriremo una piattaforma a San Pietroburgo perché da là sarà più semplice spedire la merce ai russi, dopo di che faremo la stessa cosa con la Cina. Si tratta di realtà che conosciamo bene, in Russia abbiamo 120 negozi, in Cina 10, oltre ai tanti altri sparsi in tutto il mondo. Diciamo che per la nostra realtà non ci sono problemi, la cosa grave è che chi lavora soltanto a Rimini è costretto a fare i conti con mille difficoltà. Anche a me sarebbe piaciuto restare ma il fatto di perdere per il quinto anno consecutivo ha reso la cosa non più sostenibile. Del resto se gli affari non vanno non rimane che mettersi nell’ordine di idee che il mondo è grande e che occorre cambiare”.
Repubblica Sm