San Marino. Intervista a Pasquale Valentini (Dc): “Fra tutte le tipologie di schermo la più pericolosa è risultata a tutt’oggi quella societaria” (da La Serenissima)

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  • Nei momenti di crisi le mafie trovano terreno fertile per annidarsi. Per questo non bisogna abbassare la guardia. Di questo e di altro abbiamo parlato con il Presidente della Commissione Antimafia e Consigliere Dc, Pasquale Valentini.

    Presidente Valentini, San Marino è uno Stato a rischio infiltrazioni mafiose?

    “Come è riportato nell’ultima relazione della Commissione Consiliare Antimafia tutte le varie attività di indagine condotte nell’ultimo decennio hanno confermato tentativi di avvicinamento alla realtà economica della Repubblica di San Marino da parte di singoli esponenti di organizzazioni criminali di stampo mafioso attive in Italia e all’estero. I fenomeni rintracciati a San Marino sono dunque in gran parte da ricondurre a condotte criminose commesse all’estero. Gli esempi confermano come sia stata la prospettiva di un operatività economico-finanziaria ‘schermata’. Fra tutte le tipologie di schermo la più pericolosa è risultata a tutt’oggi quella societaria”.

     

    La nostra legge in materia è adeguata?

    “Le normative adottate, in particolare dal 2008 fino al 2013, anche a seguito di intervenute sollecitazione a livello europeo, hanno espletato una funzione deterrente nei confronti di quelle operazioni schermate che fino ad allora avevano trovato agevole attuazione proprio grazie all’assenza di norme atte a precludere quella utilizzazione di ‘schermi’. Anche il Moneyval l’ha riconosciuto sottolineando i risultati conseguiti, sia nell’ambito dell’attività amministrativa, sia nella fase di individuazione di condotte illecite e successiva indagine. Tuttavia siamo di fronte ad una continua evoluzione del fenomeno per cui ancora si evidenzia la necessità di implementare il quadro normativo, regolamentare ed organizzativo degli interventi che lo Stato deve mettere in atto per una maggior efficacia nel contrasto di questi fenomeni”.

     

    Il tessuto economico ha gli anticorpi adatti?

    “Se consideriamo per criminalità organizzata non solo quella legata alle più note organizzazioni mafiose, ma anche l’associazione di tre o più soggetti che si organizzano ai fini della commissione di reato, così come la definisce la Convenzione di Palermo, allora dobbiamo riconoscere che anche San Marino è esposto a questo tipo di criminalità. Per questo i presidi (tutte le attività di prevenzione, di monitoraggio, di controllo nella concessione di licenze e nella gestione delle società) sono di estrema importanza”.

     

    Secondo lei invece la gente, i sammarinesi, hanno percezione del fenomeno e la “cultura” per contrastarlo?

    “Il tema della sensibilizzazione all’etica del contrasto ai fenomeni malavitosi dovrebbe essere esteso in maniera da radicare una cultura dell’integrità che funga da baluardo rispetto a comportamenti a rischio. La Commissione ha evidenziato come a fronte della responsabilità che la Repubblica ha di governare la propria economia, dovrebbe in particolare concentrare le proprie energie proprio sulla tutela e sull’incentivazione dell’economia sana, impedendo il più possibile l’ingresso nel nostro tessuto economico di soggetti che invece manifestano fini criminosi”.

     

    Le organizzazioni criminali approfittano da sempre dei momenti di crisi. E’ preoccupato alla luce della situazione odierna?

    “Sono preoccupato del senso che non credo che San Marino debba abbassare la guardia dal momento che questi fenomeni si ripresentano continuamente e in maniera sempre più sofisticata. Per questo è estremamente necessario attrezzarsi evitando di manifestare spazi di vulnerabilità. Chiaramente in un momento di difficoltà economica, come quello che stiamo attraversando questa vulnerabilità rischia di manifestarsi con maggiore facilità. Soprattutto in questi momenti è pericolosa la tendenza a considerare la nostra sovranità come possibilità di non rispettare le regole che valgono nel contesto internazionale”.

     

    Ha già preso rapporti col nuovo governo italiano? Quale in generale il grado di collaborazione in materia coi nostri vicini?

    “Con l’Italia già dal 2017 ha avuto luogo la prima riunione congiunta con l’omologa commissione italiana, questo sempre nell’ottica di cercare quella collaborazione per noi assolutamente necessaria dal momento che quelli di cui parliamo sono fenomeni che hanno sempre più una dimensione transnazionale. Anche in questa legislatura abbiamo preso contatti e c’è stata una riunione con la commissione italiana. Ora che è nato da poco il nuovo governo siamo in attesa dell’inizio dell’operatività della nuova commissione per poter riprendere i rapporti”.

     

    Le intercettazioni nella guerra alla criminalità organizzata giocano un ruolo fondamentale. Tuttavia non si sente spesso parlare a San Marino di questo tipo di strumenti. Perché?

    “San Marino ha introdotto da oltre un decennio con un’apposita legge lo strumento delle intercettazioni. Tuttavia la Commissione si è proposta di approfondire quali sono le ragioni ostative a causa delle quali questo strumento non è stato ancora utilizzato. È una delle questioni che abbiamo sottoposto al Congresso di Stato perché riteniamo che si debbano rimuovere tutti gli ostacoli che finora hanno impedito il pieno impiego di questo strumento di indagine”.

     

    Usciamo dal ruolo di Presidente della Commissione Antimafia, passando a una domanda prettamente politica. Quanto amaro in bocca le ha lasciato la legge sull’aborto?

    “La vicenda dell’aborto, più che lasciarmi l’amaro in bocca, mi ha addolorato perché mi ha fatto vedere drammaticamente cosa è capace di produrre una cultura che non riesce più a riconoscere il fondamento della dignità della persona. Drammaticamente così da attribuire alla politica, e quindi allo stato per quanto possa definirsi democratico, il potere di decidere chi abbia diritto di nascere”.

     

    Si aspettava che una tale legge sarebbe passata col contributo assolutamente determinante della Dc?

    “Perché dice con il contributo determinante della Dc? La legge è scaturita dal risultato di un referendum popolare in cui la Dc è stata l’unica forza politica ad esprimersi decisamente per il no e in Consiglio Grande e Generale nessun consigliere democristiano ha votato a favore della legge. Questo non toglie che su questi temi anche il Partito Democratico Cristiano Sammarinese avrebbe necessità di una maggior presa di coscienza”.

     

    Rifarebbe l’alleanza con Rete?

    “Non si può rispondere a questa domanda con una battuta. Ciò che determina un’alleanza politica dovrebbero essere l’insieme delle esigenze che in un certo momento storico la realtà del paese manifesta e, conseguentemente, l’accordo e la condivisione su come intervenire per affrontare queste esigenze. Si dovrebbe partire dunque dalla valutazione dell’efficacia con cui l’alleanza stessa ha risposto e risponde a questo compito, che i cittadini le hanno riconosciuto, per decidere se è proficuo o meno mantenerla. Temo però che i criteri con cui si arriva a giudicare, se continuare o interrompere un’alleanza, siano altri!”.

     

    Quanto manca alla fine della legislatura?

    “Due anni”.

     

    David Oddone

    (La Serenissima)