San Marino. Intervista di Repubblica Sm al Presidente Anis Ceccato: “Intero sistema rischia di perdere competitività”

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“Indebitamento? Non c’è nulla di strano che lo possa fare anche lo Stato. Ma prima bisogna sistemare i propri conti, avviare le riforme e solo a questo punto valutare se servono o meno altre risorse esterne, aprendo un confronto con il FMI o con altri partner istituzionali per discuterne le condizioni”

Le indecisioni della politica, la scarsa determinatezza di chi opera o dovrebbe operare per il bene collettivo creano rischi nella realizzazione delle riforme che per San Marino, specie in questo momento, sono la base da cui ripartire se si vuol ripartire. A fare il punto sullo stato dell’arte dell’economia è il numero uno degli industriali, il Presidente Anis Stefano Ceccato.

Il suo è un ruolo importante e complesso, specie in questo momento dove le difficoltà non si registrano soltanto a San Marino ma in tutte le parti del mondo. Per rimanere competitivi ce lo siamo sentiti ripetere un mare di volte, bisogna cambiare, attrezzarsi, spingere forte sui fattori di competitività. Qual è lo stato dell’arte a San Marino?
“San Marino ha tutte le carte in regola per essere un Paese attrattivo per le imprese e per gli imprenditori stessi, potendo contare su un welfare ben strutturato e su una qualità della vita che pochi altri Paesi al mondo possono offrire. Per potere continuare ad usufruirne occorre puntare decisamente sullo sviluppo economico, sull’occupazione interna e sull’efficienza della Pubblica Amministrazione, affinché questo sviluppo sia strutturale e sistemico. Per quanto riguarda la competitività, i fattori sono molteplici e si possono esemplificare prendendo come riferimento il progetto Doing Business della Banca Mondiale, che qualifica i vari Paesi in base alla propria capacità di fare impresa. Il nostro Paese deve assolutamente scalare quella classifica e per farlo occorrono interventi mirati per snellire la burocrazia e per agevolare gli investimenti, implementando riforme strutturali al fine di mettere in sicurezza il Bilancio dello Stato, perché questo non diventi un freno a tutto il sistema. Occorre inoltre una conclusione positiva e favorevole dell’accordo di associazione con l’Unione Europea e la ratifica di accordi internazionali che permettano alle imprese di operare in modo competitivo nei mercati esteri”.

Visto che nell’arena scende l’intero sistema paese, come ha agito il governo in questo primo anno di legislatura per migliorare la qualità delle sue istituzioni, la certezza dei contratti, la giustizia, il fisco, le procedure, i regolamenti, le infrastrutture?
“Come Associazione preferiamo essere propositivi piuttosto che criticare, avendo un’esperienza diretta dei problemi che vivono le imprese del territorio e avendo anche le necessarie competenze per individuare le possibili soluzioni. È questo lo spirito che ci ha sempre mossi nel dialogo con le Istituzioni, qualunque sia il colore del Governo in carica. L’auspicio è che l’Esecutivo avvii, come ha annunciato, un vero, leale e soprattutto preventivo confronto con tutte le parti sociali, noi compresi, per affrontare al meglio i problemi del Paese. Problemi che riguardano come detto la burocrazia, che incredibilmente è spesso più complessa della vicina Italia, che non è certo un modello in questo ambito. Siamo in attesa della posta certificata, il cui progetto è stato ormai completato, ma che ancora non è stato introdotto. Allo stesso modo ci aspettiamo l’introduzione della fatturazione elettronica, che tanti altri Paesi utilizzano già da tempo, oltre all’informatizzazione e alla digitalizzazione delle procedure in essere con la Pubblica Amministrazione. Questi sono solo alcuni esempi di come un intervento tardivo si traduca in perdita di competitività per l’intero sistema. Lo stesso discorso vale per le infrastrutture, a partire da quelle tecnologiche, quali ad esempio telefonia e internet: anche in questo caso i progetti ci sono, ma non sono completati”.

E che peso ha avuto la liberalizzazione dei frontalieri?
“Riguardo al mercato del lavoro, la nostra posizione di contrarietà al provvedimento contenuto nella Legge Sviluppo è rimasta invariata: avevamo chiesto e proposto di rispettare i tempi già previsti dalla normativa. È stato introdotto un doppio binario per evitare di pagare il contributo aggiuntivo laddove non siano presenti i profili professionali richiesti, ma in questo caso i tempi di risposta sono rimasti quelli di prima e quindi troppo lunghi. Come spiegato anche al FMI, ad oggi non sono disponibili dati specifici per giudicare l’impatto di queste norme. Di certo continueremo a chiedere interventi di semplificazione e di abbattimento dei costi”.

Sulla richiesta di aiuto al FMI si è fatto un’opinione? Quali potrebbero essere le conseguenze per un piccolo paese come San Marino?
“Ci sono diversi livelli di assistenza che il FMI può fornire a San Marino. Noi abbiamo proposto di usufruire delle competenze tecniche del Fondo per affrontare al meglio le riforme strutturali che il Paese deve completare, da quella previdenziale a quella fiscale, con l’introduzione del sistema IVA. Poi c’è la questione del prestito, su cui va fatta un’attenta riflessione: anche le imprese si indebitano, quindi non c’è nulla di strano che lo possa fare anche lo Stato. Ciò che riteniamo fondamentale è che lo Stato dovrebbe prima sistemare i propri conti, avviare le riforme e solo a questo punto valutare se servono o meno altre risorse esterne, aprendo un confronto con il FMI o con altri partner istituzionali per discuterne le condizioni”.

In termini di reputazione crede che il Paese uscirà con le ossa rotte dalle ultime vicende legate al Tribunale e alle banche? Si intravede una soluzione possibile? Qual è la sua proposta? E la politica tiene conto dei segnali che giungono da chi come la vostra associazione opera direttamente sul campo?
“Da tempo chiediamo a tutti i protagonisti della vita politica ed economica di abbassare i toni e ragionare come sistema. Le indiscrezioni e le accuse reciproche non aiutano a risolvere i problemi. Comprendiamo la difficoltà di affrontare questioni delicate come la Pubblica Amministrazione, le pensioni ma anche il sistema bancario e il Tribunale. Per questo motivo abbiamo più volte fatto appello al senso di responsabilità di tutti gli attori, perché ne servirà tanto, così come servirà anche molto coraggio. Non abbiamo dubbi che, se tutti faranno la propria parte, San Marino sarà in grado di uscire da questa difficile fase più forte di prima”.
Olga Mattioli (Repubblica Sm)

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