San Marino. Intervista Roberto Morini (Prima i Sammarinesi): “Il cambiamento di cui si è provato a parlare non si è mai palesato, la nuova presidente Tomasetti non ha portato nulla di nuovo”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

E’ nato di recente il movimento ‘Prima i Sammarinesi’ dentro al quale uno dei fondatori, Roberto Morini, si sta muovendo con la vitalità di chi vede possibile il cambiamento. Il metodo nuovo deriva dallo studio soprattutto della realtà, dall’analisi dei dati, da un gran numero di persone incontrate che stanno sostenendo il movimento. Ne abbiamo parlato direttamente con Roberto Morini.

Partiamo dalla Ue. Qual è la vostra posizione?
“La nostra posizione è di contrarietà a qualsiasi forma di adesione che si chiami associazione, accordo o altro. Semplicemente perché rappresenta una fortissima limitazione della sovranità che per noi ogni Stato dovrebbe avere. La nostra è già limitata dal fatto di non poter emettere moneta e quindi rendere possibili politiche economiche, se non pagando il prezzo dell’indebitamento. Fmi in primis. E poi, sostanzialmente non è chiaro con che Europa dobbiamo avere a che fare. Con quella di Macron e Merkel, sempre più in crisi, o quella di Salvini, Orban e altri che stanno prepotentemente emergendo? E’ una cambiale in bianco, che molti paesi hanno firmato, e che ora vorrebbero vedere cancellata”.

Sulle residenze avete appena diffuso un comunicato.
“Sì, nella sostanza prima le residenze venivano date se portavi soldi o ti impegnavi a creare posti di lavoro, oggi addirittura si ricorre ai sorteggi cercando così di dare soluzione al problema dei 6mila immobili sfitti. Sarebbe invece necessario andare molto più cauti visto che nuove residenze significa più costi per lo Stato. Ci si deve insomma rendere conto di come il nostro territorio sia limitato e soprattutto che la disponibilità di risorse non è infinita”.

Ad assillare i sammarinesi ora c’è anche il problema delle targhe estere.
“Non si dica che la colpa è dell’Italia, è San Marino che, non essendo il decreto sicurezza nato l’altro giorno, avrebbe dovuto attivarsi tramite canali politici, non mancano del resto le persone che ci rappresentano a Roma, c’è gente pagata da noi per fare questo mestiere. Se ci stiamo rimettendo è per via della nostra inettitudine o mancanza di capacità, non ci sta che ce la prendiamo con altri. Quando San Marino decide di assumere determinati provvedimenti, penso ad esempio a quello (a mio avviso davvero iniquo) di voler tassare i capitali regolarmente detenuti all’estero, non può chiedersi come la prenderanno gli Stati sui quali avranno effetti. Saranno semmai quegli Stati a doversi attivare tramite canali diplomatici. Ciò che San Marino nel caso delle targhe estere non ha fatto”.

Ha seguito la vicenda Asset?
“E’ stato un vero e proprio scempio e di questo sono stato convinto fin dall’inizio anche se non riesco a distanza di due anni a capire il perché la si sia voluta affondare. Da ex cliente posso dire che si trattava di un istituto che lavorava bene e mi sfugge il motivo di tanto accanimento: si è detto che è stata fatta fuori per motivi politici, quali politici la rappresentassero non l’ho proprio mai capito”.

Sono tante le situazioni che hanno contribuito a creare un debito che è schizzato a quasi 900milioni di euro. La strada del Fmi è così obbligata?
“Io sinceramente considero il bilancio di Cassa che rappresenta tanta parte di quel debito falso perché redatto da persone che si sono fatte manlevare e poi si sono dileguate. Non c’è logica in quel bilancio e pertanto andrebbe annullato per non dover ricorrere a quella che noi sovranisti consideriamo come una cura che sarebbe peggiore del male stesso. Se ricorressimo all’aiuto del Fmi ricadrebbe tutto sulle spalle dei cittadini che si troverebbero a pagare l’equivalente di una patrimoniale all’anno solo per gli interessi”.

Ascolterà il Consiglio Grande e Generale che sta per iniziare?
“Il Consiglio non lo ascolto mai, per me è più che altro una litania insostenibile. Apprezzo però gli interventi di alcuni Consiglieri, penso a Roberto Ciavatta e a Federico Pedini Amati, forse perché sanno dosarli con la giusta ironia”.

Siamo in procinto di nuove elezioni?
“Lo spero vivamente anche se devo dire che con questa legge elettorale appare evidente che ogni consigliere di maggioranza abbia interesse a finire la legislatura. In Italia stanno cercando di farsi lo sgambetto su tutti gli argomenti, lì c’è il sentore che il governo possa cadere in ogni momento anche se poi magari non cade. A San Marino no, sono tutti uniti e compatti”.

In questi due anni di legislatura ci sono responsabilità che pesano sulla politica?
“Ce ne sono tantissime, prima abbiamo parlato dello scempio sul sistema bancario, il Ccr composto da quattro segretari di stato sapeva tutto. Ricordo tutti i discorsi di Celli che diceva di metterci la faccia e poi però si è dimesso”!

E Banca Centrale?
“Su quell’istituto sarebbe auspicabile un referendum abrogativo o almeno un forte ridimensionamento, al momento è uno stipendificio del quale intravediamo solo la punta dell’iceberg. E’ un paravento creato dalla politica da alzare o abbassare alla bisogna. Il cambiamento di cui si è provato a parlare non si è mai palesato, la nuova presidente Tomasetti non ha portato nulla di nuovo, non abbiamo mai sentito la sua voce, se non in rare eccezioni, probabilmente a lei piace lavorare nell’ombra e nel silenzio”.

David Oddone (Repubblica Sm)

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com