Ha compiuto 182 anni, attraversando passaggi epocali come l’avvento della corrente elettrica, l’arrivo delle macchine, l’Arengo del 1906, due Guerre Mondiali, il cambio totale dei costumi e delle mode. Eppure, la Banda Militare di San Marino è sempre viva e vegeta, anzi forse più giovane che in passato con i suoi 54 bandisti in organico e più di 20 servizi all’anno, tra quelli istituzionali e il fitto calendario estivo. Ne parliamo con il Maestro Stefano Gatta, che la dirige da oltre 30 anni.
La più antica istituzione musicale con le mostrine: Maestro, quali sono i limiti e le potenzialità di questa istituzione?
“I limiti vengono sempre da chi la gestisce, cioè sono umani. Le limitazioni invece sono comportamentali, perché sono legate al codice militare, quindi non possiamo dedicarci a performance artistiche spregiudicate. Ma i limiti possono diventare potenzialità, perché significa rispettare una disciplina, che serve sempre anche quando si parla di arte. Tuttavia, il limite non è dato dal carattere militare, ma dal fatto che questo non è un corpo professionale, bensì di volontari. In altri Paesi, il complesso militare è composto da professionisti, mentre qui ne fanno parte persone preparate spesso quanto i professionisti, ma che vi dedicano solo una parte del proprio tempo. Del resto, il nostro Statuto prevede un’attività part time”.
Ammesso che ci sia una limitazione, nell’ultima ventina di anni la Banda Militare ha registrato un costante e progressivo percorso di crescita …
“Questo non lo posso dire io. È un giudizio che deve venire da chi ci vede da fuori. In ogni caso, fa piacere sentirlo dire”.
Va da sé che certi risultati vengono solo se si dedica tempo e passione alla preparazione dei concerti. Giusto?
“Il tempo per lavorare c’è, è importante come lo si utilizza. Facciamo due prove settimanali di un’ora e mezza ciascuna. Quindi c’è una continuità nel lavoro. Non solo, ma anche tanta serietà da parte dei bandisti”.
Vista l’età media dei musicisti un tantino avanzata, ci sarà un ricambio?
“Spesso i bandisti rimangono a suonare fino a tarda età. In effetti, un limite cronologico ci sarebbe, ma visto che sono tutti volontari, possono rimanere in organico anche dopo la pensione, finché se la sentono. È vero invece che non è sempre facile sostituire uno strumentista e noi abbiamo musicisti che toccano gli 80 anni”.
Qualche giovane arriva ogni tanto?
“Certamente. Ne abbiamo due che faranno l’esame a breve e giureranno il prossimo 25 marzo. Va detto che nella musica c’è una crisi vocazionale terribile, un po’ ovunque”.
Eppure, sembra che ci siano tanti ragazzi che suonano…
“Che suonano, sì, certamente. Che fanno musica, pochi. Per fare musica intendo un’attività artistica fatta con strumenti musicali in maniera acustica. Insomma, non con dispositivi elettronici o con l’Intelligenza Artificiale”.
In che rapporti è la Banda con l’Istituto Musicale, che si presenta come un ottimo vivaio di musicisti in erba?
“Abbiamo un rapporto buonissimo, soprattutto negli ultimi anni, già con il direttore Paolo Santi, poi con Fausto Giacomini, e soprattutto con il presidente Giacomo Volpinari. Abbiamo messo in piedi una collaborazione veramente fruttifera, perché sono persone che hanno una visione a lungo termine. La collaborazione con un’istituzione come la Banda Militare può dare uno sbocco ai ragazzi che abbiano maturato le necessarie competenze, può incentivare la scelta degli strumenti a fiato (che non hanno l’appeal della chitarra o del pianoforte) e di quelli a percussione. Suonare uno strumento a fiato è sempre una scelta molto particolare, perché costa fatica anche fisica. Il fatto di poter fare degli scambi, organizzare dei laboratori, attività che peraltro rientrano nel mio ruolo, facilita la conoscenza e l’approccio, da parte dei ragazzi, nei confronti della Banda Militare”.
C’è anche un valore educativo in questa sinergia?
“Sicuramente sì, ed è molto importante che questa collaborazione possa venire approfondita perché la musica d’insieme è fondamentale per la formazione dei ragazzi, senza la paura di impegnarli troppo. Se mai bisogna impegnarli bene. In molti Paesi, la musica d’insieme, la pratica in orchestra, viene esercitata non solo nelle scuole di musica, ma addirittura nelle scuole dell’obbligo, anche se non obbligatoriamente di lì escono dei musicisti. Però escono ragazzi formati alla socialità”.
Maestro, come sceglie il repertorio di un concerto?
“Non c’è una risposta univoca perché quando c’è un servizio istituzionale, si è condizionati da questa situazione. Ciò non toglie che, in altre occasioni, si possano eseguire brani che vengono suggeriti dagli stessi bandisti o dagli appassionati. Poi entra in gioco il progetto culturale, con la scelta di musiche adatte al gruppo, quindi si sceglie la musica che si sa fare, cercando sempre di salire un livello un pochino più alto. Abbiamo progetti per le scuole, il prossimo anno faremo teatro-musica con la rappresentazione di una favola. Tra i progetti realizzati, anche un concerto dedicato a tutte le musiche di Morricone.
Lei è di origine italiana, come si è trovato quando è arrivato a San Marino?
“Sono arrivato che avevo appena compiuto 27 anni, subito dopo aver fatto il militare di leva nella banda dell’Aeronautica Militare e nella Fanfara Ministeriale. Qui ho imparato tante cose, che poi mi sono servite nelle cerimonie istituzionali, pur in una realtà statuale differente. Soprattutto, la formazione disciplinare mi è stata molto utile”.
Che realtà ha trovato?
“Prima di me, c’era il Maestro Walter Ioni, ottima persona e musicista molto preparato. Essendo lui a fine carriera, c’era un ambiente un po’ stanco, senza particolari stimoli. Devo dire che sono stato accolto con grande disponibilità da tutti i bandisti e soprattutto dal capobanda di allora, Pietro Borgagni, che mi ha trattato come se fosse un padre. Gli sono veramente grato”.
Un sogno?
“Chiudere la mia carriera al Teatro Novelli, dove ho fatto il primo concerto con la Banda”.
Sappiamo che tra qualche tempo, lei andrà in pensione. Cosa vede nel futuro della Banda?
“Tanto lavoro ancora da fare. Sono convinto che arriverà un giovane, come lo ero io al tempo, che darà nuovi e bellissimi impulsi alla Banda”.
E lei cosa farà? Rimarrà nella Banda?
“No. È giusto che quando uno va in pensione, lasci il posto al suo sostituto. Farò sicuramente musica, scriverò musica, perché un musicista non va in pensione. Ma sicuramente avrò più tempo per i miei nipotini”.
Angela Venturini