Ad essere maggiormente colpiti sono i giovani che non riescono a trovare nemmeno il primo impiego.
”To be or not to be is the question” Essere o non essere, questo è il problema) scriveva William Shakespeare nell’Amleto. Oggi, parafrasando il grande scrittore inglese, molto umilmente, potremmo scrivere che “Lavoro o non lavoro, questo è il problema”.
Questo è l’immane problema dei giorni nostri. Eppure, ad esempio, come tutti ben sapranno, l’articolo 1 della Costituzione italiana recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Ma oggi più che mai, sia la democrazia che il lavoro – dal quale dipende – sono in forte crisi. L’attualità pare quindi viaggiare su altri livelli – quelli finanziari magari – che non guardano più in faccia né alla democrazia, né al lavoro, quel lavoro che dovrebbe essere, in realtà, il fondamento di ogni società civile, così come la democrazia, ovviamente.
Il grecista, storico e politologo Luciano Canfora – direttore della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino – sostiene che “allo stato attuale delle cose ha avuto la meglio la libertà. Essa sta sconfiggendo la democrazia”. Canfora spiega che viviamo in un’epoca in cui “siamo per la libertà di tutti che è un problema complicatissimo, perché, come diceva Robespierre, esige la giustizia come sua regola. La libertà senza giustizia non è più un concetto positivo, è un concetto pericoloso. Ora ciò che sta vincendo è la libertà senza giustizia”.
Quindi, in poche parole, non c’è democrazia senza libertà, ma, allo stesso tempo, non c’è libertà senza giustizia. La libertà, in un Paese democratico, è tale solo se regolamentata da una vera giustizia, né faziosa, né partigiana, quindi, in una parola: libera. Teoricamente sarebbe un ragionamento senza grinze, ma nella pratica la realtà è un’altra.
La realtà parla un’altra lingua, quella di quotidiane ingiustizie e diritti negati, ai lavoratori, ai cittadini, alle donne, alle persone. La realtà racconta di storie intrise di inciviltà, di diritti frantumati dalla furia del potere, dalla sete del denaro e dal capitalismo finanziario, con la connivenza della classe politica e dirigenziale, che ha completamente annientato tutti quei diritti dei lavoratori, che i nostri nonni e genitori avevano lottato per ottenere.
Eppure, fior fiori di teorici della politica e del lavoro, filosofi e sociologi, economisti e storici hanno trascorso secoli e secoli a teorizzare i fondamenti della libertà e della democrazia, dei diritti e della giustizia, brutalmente annientati, in pochi decenni da un capitalismo selvaggio, con l’approvazione e il coinvolgimento della politica, interessato meramente al potere e al denaro; altro che i diritti dei lavoratori?
Anche il noto evoluzionista Charles Darwin scriveva che “il lavoro nobilita l’uomo e lo rende libero”. Ma oggi purtroppo il lavoro non c’è, latita, anche a San Marino, in particolare, ad essere maggiormente colpiti dalla mancanza di lavoro, sono i giovani tra i 20 e i 30 anni, che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro, a trovare il loro primo impiego.
È particolarmente negativa e assai preoccupante, l’ultima istantanea scattata dall’Ufficio Statistica di San Marino (Upecedes). La disoccupazione per i giovani sammarinesi infatti ha raggiunto un altro record. I disoccupati in senso stretto nella fascia d’età tra i 25 e i 29 anni sono arrivati a quota 202 (dato aggiornato a maggio 2015). 16 in più rispetto ad aprile e 34 in più se si considera lo stesso periodo dello scorso anno.
Ma se guardiamo alla fascia d’età che va dai 20 ai 24 anni la situazione non è per nulla migliore: 183 sono senza lavoro.
Tempi particolarmente duri anche per la generazione dei trentenni: il numero dei disoccupati, infatti, supera le 300 unità.
Un altro dato significativo riguarda quei lavoratori che non riescono a entrare o a reinserirsi nel mondo del lavoro. Chi ha più difficoltà sono coloro che posseggono un diploma di maturità, ben 520 persone.
In totale, dai dati pubblicati dall’Upecedes, i cittadini disoccupati a maggio 2015 sono: 1488, mentre un anno fa se ne contavano 1314. Qualche mese fa, dopo gli annunci “faraonici” di alcuni segretari di Stato, i quali sbandieravano ai quattro venti l’arrivo (imminente) di nuovi investitori e il conseguente aumento dell’occupazione, di almeno 500/600 nuovi posti di lavoro, si era sperato in una reale e concreta inversione di tendenza che però ad oggi sembra essersi invece arrestata.
A febbraio il tasso di disoccupazione generale era sceso sotto il 9%, a maggio, invece, è tornato sopra il 9% (9,02%); 7,21% quello in senso stretto.
Francesco De Luigi, La Tribuna