San Marino. La PAM sul Titano per un “multilateralismo efficace” a favore di uno sviluppo durevole, anche per la Repubblica … di Alberto Forcellini

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • In questo paese, che “fa schifo” come si legge in alcuni post sui social, succedono cose di grande importanza e attenzione, che avranno ricadute considerevoli sull’economia, sul prestigio, sull’immagine della Repubblica su scala internazionale. Tale sarà il valore della sede PAM.

    Ma a chi vuoi che interessi l’inaugurazione della sede PAM a San Marino? In effetti in molti non sanno neppure cosa sia la PAM, Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, 30 parlamenti aderenti. Eppure appena si è sparsa la notizia che si cercavano appartamenti da affittare a diplomatici, studiosi e ricercatori, si è scatenata la corsa a farsi avanti. Magari anche per locali non proprio dignitosi …

    Centinaia di richieste sono arrivate per il primo bando di concorso per assistente amministrativo PAM. Insomma, a qualcuno interessa…

    Sempre rimanendo in ambito meramente economico, va da sé che il soggiorno stanziale di persone di ceto elevato; l’organizzazione periodica di conferenze, meeting, simposi, convention, dove arriveranno non solo studiosi, ma anche rappresentanti politici e diplomatici, porterà ossigeno al settore alberghiero e commerciale.

    Da un sacco di tempo si cercava di accreditare San Marino come sede di organismi internazionali per la sua vocazione neutrale e pacifista, ma soprattutto per la sua posizione baricentrica rispetto ai paesi europei e per la sua piccolezza, che non suscita né invidie, né competizioni a livello economico o geopolitico. Anni fa si parlava dell’arbitrato internazionale, poi non se ne fece nulla. Ma di esempi ce ne sono molti.

    Ora San Marino ospita la sede del centro studi della PAM, oltre ad una Università che ha una vocazione internazionale sempre maggiore e che, in un’ideale comunanza di valori e di obiettivi, ha una sede nuova e bellissima nell’ex Palazzo delle Poste, su viale Onofri, proprio vicino alla PAM. Due strutture destinate a portare valore aggiunto alla piccola capitale del Titano, esaltandone le potenzialità culturali e, di conseguenza, favorendo progetti e iniziative di arte, letteratura, o musica, capaci di attrarre un turismo molto selezionato.

    Ma la PAM, essendo un organismo parlamentare, ha anche una grande valenza politica. Innanzi tutto, il suo ruolo va visto nella sfida al quadro convenzionale del Mediterraneo, per ripensarlo in termini multilaterali e multidirezionali. La rilevanza strategica del Mediterraneo deriva dalla profonda interrelazione esistente tra la sua posizione geografica di crocevia di civiltà, nonché di confine con il continente europeo, con le tematiche connesse alla sicurezza, intesa come minaccia alla stabilità politico-territoriale ma anche come tutela umana nello snodo dei flussi migratori. Il Mediterraneo rappresenta per l’Europa e soprattutto per i Paesi europei che su di esso si affacciano, un alleato strategico ed irrinunciabile per tutelare i propri interessi economico-energetici, le loro finalità politiche, le esigenze di sicurezza regionale e anche per la condivisione di legami linguistico – culturali frutto soprattutto del passato coloniale.

    In seguito all’allargamento ai paesi della ex cortina di ferro, l’Europa si è trovata a dover fare un bilancio, non lusinghiero, del partenariato euro mediterraneo e a dover riequilibrare la propria azione in seguito al mutato contesto dei propri confini territoriali. Si è creata così la necessità di rivedere l’approccio all’area ed elaborare una nuova iniziativa, meglio rispondente ai bisogni di rafforzare le frontiere esterne, e al contempo stabilizzare quanto più possibile il bacino.

    L’area mediterranea è estremamente composita. Non solo esistono numerose divisioni politiche (paesi atlantici e non allineati, filo-arabi e filo-israeliani, democratici e totalitari), economiche (sviluppati e sottosviluppati, con e senza il petrolio, con e senza sufficiente mano d’opera), socio-culturali (islamici e cattolici, slavi e latini, islamici arabi e non-arabi, eurocentrici e mediterraneocentrici), ma raramente queste suddivisioni coincidono tra loro: cosicché può essere che un paese europeo della Nato sia anche un paese sottosviluppato, che un paese arabo non abbia il petrolio, o che, se lo ha, non abbia una sufficiente popolazione per assicurarsi il suo sviluppo. In tutto questo, dobbiamo aggiungere problematiche attualissime e complesse come i rifiuti, i cambiamenti climatici, l’approvvigionamento energetico.

    Il Mediterraneo diventa un valore in quanto portatore di civiltà, nel momento in cui lo si concepisce e lo si rappresenta come spazio in cui la storia, l’economia, gli aspetti umani e culturali delle varie aree che lo costituiscono sono strettamente interconnessi, affinché, all’interno di questa rete di interscambio, il potere di identificazione territoriale diventi talmente forte da costituire un comune senso di appartenenza ad un unico popolo mediterraneo.

    Su tutto questo si comincerà a parlare, a studiare, a fare ricerca, a San Marino, per trovare soluzioni da rilanciare sui tavoli politici e diplomatici, dove bisogna prendere le decisioni. Lo volevamo semplicemente ricordare a coloro che sono convinti che questo sia un Paese “da schifo”.

    a/f