Cari Sammarinesi, mettiamoci comodi. Negli anni, nei tanti anni trascorsi nelle redazioni di diversi quotidiani sammarinesi – arrivai a San Marino nel 1993, come redattore di “Sì – San Marino Italia, il primo quotidiano via Fax “inventato” e diretto dal carissimo “Tulliaccio” (Tullio Giacomini) –, se ho imparato qualcosa, è che quando la finanza bussa alla porta di un piccolo Stato, spesso porta con sé valigie piene di sogni che, nel giro di qualche mese, si trasformano in incubi giudiziari. Quello che sta succedendo sul Titano oggi, attorno alla mancata scalata di Banca di San Marino, quindi, non è solo un’inchiesta per qualche (presunta) bustarella: è un romanzo giallo internazionale. Anzi, è diventando qualcosa di molto più intricato e complesso, come confermato nero su bianco nientemeno che dal Dirigente del Tribunale sammarinese, Giovanni Canzio (leggi qui)
Per meglio comprendere senza essere professionisti del Foro, proviamo a unire i puntini, dall’inizio, con la semplicità di chi racconta una storia al bar della piazza, ma con la precisione che si deve a una vicenda così delicata e dalle ripercussioni che varcano le stanze che contano nei palazzi europei.
Tutto comincia circa cinque mesi fa. C’è una banca storica, la Banca di San Marino (BSM), che ha bisogno di liquidità fresca, almeno così si dice. Arriva un cavaliere bianco dall’Est: il gruppo bulgaro Starcom Holding. Sono disponibili ad acquistare il 51%, la maggioranza di BSM. Mettono sul piatto 15 milioni di euro. Sembra l’affare del secolo; nonostante lo scontro fra favorevoli e contrari, l’operazione appare in dirittura di arrivo, ma a ottobre 2025 la Banca Centrale dice “no”: l’operazione si ferma perché, spiegano, qualcosa non torna.
Dopo l’AIF a rilevare incongruenze è il Tribunale, tanto che quasi in concomitanza con lo “stop” alla scalata imposto da BCSM, giunge dalla Magistratura la conferma dell’apertura di una indagine penale, basata su fatti “sospetti”e attinenti la stessa scalata. Il tutto “condito” nientemeno che da un paio di arresti cautelari,
Uscita di scena di scena BCSM, tutto si concentra sugli atti giudiziari, sulla – chiamiamola – prima fase dell’inchiesta: si indaga per corruzione e riciclaggio. Due persone, si dice sammarinesi, finiscono in manette e 15 milioni di euro vengono sequestrati dal Tribunale. E qui, da quanto si può dedurre oggi, la vicenda avrebbe preso una piega pericolosa, stando alle conclusioni parziali tratte dagli inquirenti, addirittura inquietante e tinta di “giallo”… Un giallo internazionale, senza James Bond, ma non senza il potente “cattivo” di quella saga cinematografica di enorme successo.
Facciamo un balzo in avanti di alcune settimane, arriviamo alle ultime ore. Il Dirigente del Tribunale, Giovanni Canzio — un uomo che di legge ne mastica da una vita — ha messo nero su bianco una realtà inquietante. Non si parla più solo di soldi sporchi, ma di un attacco al cuore della Repubblica battezzato “Piano Parallelo”
Infatti, restando nel terreno delle comunicazioni ufficiali, il Tribunale rivela di aver scoperto – o meglio di lavorare su questa ipotesi di accusa – quello che chiama “Piano Parallelo”. Non sarebbe una supposizione, ma il risultato di prove che i magistrati non esitano a definire “consistenti”. Vedremo in futuro, quando calerà la coltre fitta del segreto istruttorio, quanto consistenti…
Per ora, la certezza è che la Magistratura ipotizza l’esistenza di un gruppo di persone, di un “sodalizio” composto da sammarinesi e da stranieri, alleati, appunto, nel cosiddetto “Piano Due”. Sulla base di ciò, il Tribunale ha formulato accuse che solitamente si leggono soltanto nei libri di storia, e neppure sammarinesi: “Attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica e Minaccia contro l’autorità”. Sono, così – almeno da quanto posso dedurre nella traduzione dell’intricato “legalese” del comunicato stampa sottoscritto dal Prof. Canzio – scattati nuovi arresti e sequestri per interrompere il “Piano B” che, è chiara la nota, risulterebbe tutt’ora – o precedentemente ai nuovi eventuiali arresti – in atto.
Poiché – UFFF! – c’è il segreto istruttorio, non sappiamo ancora i nomi di tutti gli indagati e degli arrestati, ma possiamo col ragionamento e la presa d’atto degli ultimi fatti attinenti, direttamente o indirettamente, la vicenda, tentare di ricostruire a rigor di logica cosa si celi dietro la nuova azione della Magistratura sammarinese. Cosa, cioè, avrebbe spinto i magistrati a contestare reati così inusuali e propri più delle “democrazie” sudamericane che non della più antica democrazia del mondo.
Qui, però, come avrete compreso, entriamo nel campo delle ipotesi logiche, prima fra tutte quella del “ricatto”. L’idea dei magistrati, a mio parere, è che, una volta fallita la scalata alla banca e visti i soldi sequestrati, questo gruppo non si sia arreso. Invece di difendersi solo nelle aule di tribunale, avrebbe lanciato un “contro-piano”. L’obiettivo? Costringere lo Stato a ridare i soldi e a dare il via libera ai privati? Chissà… Deduzione logica, ovviamente, nulla più.
Ma, a questo punto, mi vien da chiedermi (e da chiedere): è realmente producente, su vicende di così ampio impatto, anche internazionale, apporre il segreto istruttorio all’intero fascicolo, non limitandosi a “secretare” solo gli aspetti realmente sensibili e in grado di compromettere le indagini per davvero? Prendiamo ad esempio i nomi degli arrestati: che senso ha tenerli segreti quando appare inverosimile che altri eventuali coinvolti, altri sodali del “Piano Parallelo” o originario, non siano al corrente di queste limitazioni della libertà? Non è forse di interesse pubblico conoscere i nomi di chi è sospettato addirittura di “Attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica e Minaccia contro l’autorità”?
Ma torniamo ai fatti… Anzi alla deduzione logica che possiamo trarre sulla base di quanto sappiamo e non è coperto da questo inviolabile segreto istruttorio. Secondo la ricostruzione che posso azzardare, per gli inquirenti il metodo sarebbe stato quello del fare “terra bruciata” internazionale attorno al Titano. Vendetta? Ricatto? Non saprei… Ma immaginate se qualcuno andasse in giro per l’Europa – magari proprio a Bruxelles – a dire che, ad esempio, San Marino non è una democrazia, che i giudici fanno quello che vuole il governo, che spariscono soldi degli investitori esteri... Questo non sarebbe solo un danno d’immagine, ma un vero e proprio attacco ai poteri dello Stato. Del resto, se si usasse – e questa sembra essere a rigor di logica l’ipotesi accusatoria – la politica estera e i veti internazionali (come quello che sarebbe stato minacciato dalla Bulgaria) per piegare la giustizia di un Paese, non si sta più facendo affari: si sta cercando di sottomettere, con pressioni pesanti e dagli effetti devastanti, uno Stato sovrano ai propri interessi privati. E gli inquirenti, viste le accuse e l’attualità, potrebbero proprio aver individuato in ciò le basi delle nuove accuse.
Le nuove imputazioni suggeriscono, fanno dedurre, che il Tribunale abbia trovato tracce concrete di questo tentativo: usare influenze politiche e campagne mediatiche per “ricattare” le istituzioni sammarinesi. Ma è impossibile sostenerlo con estrema certezza.
Dunque, siamo partiti da un’acquisizione bancaria andata male e siamo finiti a parlare di sicurezza nazionale e, di riflesso, di rischio di compromissione dello sviluppo economico. Le certezze sono i sequestri e le pesanti accuse di Canzio; le deduzioni sono che dietro tutto ci sia l’ipotesi accusatoria di un disegno orchestrato per mettere in ginocchio San Marino sul piano internazionale pur di riavere quei milioni.
La nebbia sul Titano è ancora fitta, ma una cosa è già chiara: il Tribunale ha coraggiosamente scelto di alzare lo scudo per tutelare non solo una banca, ma la libertà stessa della Repubblica. Vedremo se le prove reggeranno la fase istruttoria e, eventualmente, poi, l’esame dibattimentale.
Ma per ora, il messaggio di chi amministra la Giustizia, di chi detiene il terzo potere della democrazia sammarinese, è arrivato forte e chiaro: San Marino non è in vendita e non si piega a pressioni esterne!
Enrico Lazzari












