San Marino. La Statua della Libertà … di Domenico Gasperoni

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  • La Statua della Libertà

    A San Marino, il 30 settembre è una data speciale. Fonda le radici, i simboli e i progetti della storia moderna della Repubblica. Un giorno di due anni diversi: 1876 e 1894. Inaugurazione della statua della Libertà e del nuovo Palazzo. Oggi vi racconto qualcosa sul “Fantasma di pietra”. 141 anni fa appariva sul Pinello

    Statua della Libertà. Si pensa subito all’America. Nel mondo, secondo un calcolo paziente quanto ammirevole, esisterebbero 302 repliche della statua di New York. A tutte le latitudini del globo si trova una lampada alzata al cielo. Una scintilla che tiene acceso il mito della libertà.

    43° 56’ 11,77” N: sono le coordinate geografiche del parallelo terrestre che passa per la Statua della Libertà di San Marino. Simpatico calcolo. La libertà va sempre monitorata. Deve avere un suo codice per essere identificata in ogni momento. Ma orgogliosamente diciamo: questa non è una copia di quella americana. Anzi, vantiamo un privilegio: è stata scolpita e collocata sul “Pianello” esattamente 10 anni prima. La statua di New York fu donata dalla Francia in segno di amicizia. E’ opera di Gustave Eiffel.

    Oltre alla metà dell’800, apparve sul panorama europeo, nel campo dell’arte e della cultura, la Contessa Ottilia Heyroth Vagener. Era una nobildonna di Berlino, “persona assai distinta e di alto rango” – così la definì il Consiglio- sposata col figlio di un ricco banchiere tedesco, noto per il suo mecenatismo.  Rimasta vedova, iniziò a viaggiare per l’Europa, guidata dallo stesso spirito, sostenendo iniziative culturali con le sue grandi ricchezze. Percorsa l’ Italia, dove acquistò un castello e diverse proprietà nell’ isola d’Ischia, Ottilia arriva anche a San Marino.  Scopre e apprezza la libertà della Repubblica. Ma si accorge anche della nostra povertà. Che non ci permetteva di esibire qualificati simboli di libertà. Di erigere grandi monumenti. Allora ci regalò la Statua della Libertà.

    Entro più nel dettaglio. Il 5 giugno 1875, il Consiglio conferì alla Contessa Ottilia Heyroth Vagener il titolo nobiliare di Duchessa di Rancidello, dietro pagamento della somma di 18.000 lire. Aveva comprato un podere nella Parrocchia di Serravalle per 5000 lire (pagando la cinquina). Inoltre aveva chiesto di acquistare parte della Casa Valloni “avendo in animo di passare qualche parte dell’Anno in questa Citta”. Fu molto generosa e munifica verso vari istituti sammarinesi. Offrì 2000 lire all’Ospedale della Misericordia. Per questo venne ricompensata con la cittadinanza onoraria e l’associazione al Patriziato sammarinese. Nel “pacchetto commende” era compreso anche il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine Equestre di San Marino, chiesto e ottenuto per il suo segretario.

    Come accennato, nel 1876 donò “una Statua di marmo rappresentante la Repubblica da collocarsi sul Pianello“, con tanto di verbale di accettazione in pergamena, depositato in Archivio.

    Il dono, di grande valore e di eccezionale significato, creò nei sammarinesi un clima di festosa agitazione. Il 26 agosto 1876, il Consiglio nominò una Deputazione per curare l’inaugurazione del monumento, stanziando 500 lire.

    Vi riporto indietro di qualche mese, per raccontare una curiosità. Il toponimo “Rancidello” del suo Ducato, ben presto apparve alla nobildonna piuttosto banale e non ispirava simpatie aristocratiche. Suscitava grandi ironie. Chiese allora di cambiare la titolarità “per evitare i mot(t)eggi e gli Epigrammi che si vanno facendo sulla parola Rancidello”. Il 25 aprile 1876, il Consiglio la accontentò, assegnandole il titolo di Duchessa di Acquaviva. AQUAVIVAE DUX. Un nome più suggestivo e aulico!

    Il 30 settembre 1876 è il grande giorno dell’inaugurazione. Esattamente 18 anni prima del nuovo Palazzo. Una festa della LIBERTAS. Un testimone racconta: “Al calar del velo che la copriva ed all’intonarsi di quell’inno tutti gli sguardi scintillarono di commozione, e dal profondo del cuore di tutti scoppiarono gli evviva all’artista, alla Duchessa ed alla Repubblica”. Poi la Serata di Gala, diremmo oggi. Nel Teatro di San Marino si tenne una grande Accademia musicale e strumentale, presenti poeti, artisti e personalità sammarinesi. Non mancò il discorso ufficiale. Il prof. Marino Fattori (oratore predestinato per tutti gli eventi) tesse l’elogio della libertà: “LA STATUA È UN SASSO MUTO, UN SIMPLICE EMBLEMA. IL CULTO DELLA LIBERTÀ DEVE ESSER VIVO NEI PETTI. IL MONUMENTO CHE È ONORE E GLORIA DEI SAMMARINESI, DIVENTEREBBE UN DISONORE E UNO SCHERNO SE IL POPOLO PERDESSE I BUONI COSTUMI E LE VIRTÙ”. Fra le tante poesie declamate in onore della Duchessa, riporto un versetto: “Scolpir facesti, la stupenda imago, della più antica Libertà del mondo”. Fu composto anche un Valzer OTTILIA, da un musicista romano.

    Aggiungo due parole sullo scultore e sulle statua.

    Lo scultore è Stefano Galletti, di Cento (Fe). Formato a Roma nell’Accademia di San Luca, incontra i migliori alunni del Canova. La sua base culturale coniuga felicemente la sensibilità neoclassica con una forte adesione patriottica all’ideale dell’Unità d’Italia. Clima politico nel quale vede partecipe anche la Repubblica, con la quale intrattenne ottimi rapporti. Il busto a Giuseppe Garibaldi, che realizzerà 6 anni dopo per San Marino, interpreta bene i suoi ideali risorgimentali. Sul basamento sono incisi i nomi della Donatrice, dei Reggenti Gaetano Belluzzi e Sante Lonfernini e dello scultore Galletti. Il bel medaglione in basso rilievo, raffigurante la Duchessa, venne applicato sul lato Palazzo, in un secondo momento. E’ collocata sulle strutture esistenti della fontana del Pinello, la più importante per i sammarinesi.

    “Sotto il profilo stilistico, è il prodotto della rivisitazione di modelli storici radicati nell’antico mondo romano, interpretati però con grande abilità e con estrema attenzione alla verità dei movimenti della gamba e del panneggio della veste. Lo scultore ideò la Libertà come una giovane donna che indossa una tunica, calzari, maglia di ferro, corazza e spada. Con la mano sinistra regge una bandiera mentre il capo è impreziosito da una corona di quercia e ulivo”. Sono innegabili richiami ideali e compositivi alle statue e dipinti di Santa Giovanna d’Arco (Alessandro Carli, San Marino Fixing, 2013).

    Altre curiosità. La statua è immortalata nella filatelia, con la prima emissione del 5 febbraio 1899 e appare nei francobolli sammarinesi più di 40 volte.

    La piccola e la grande Repubblica.  Esiste anche una piccola statua della Libertà.

    La Duchessa commissionò al Galletti  una copia della statua, di metri 1,25,  per adornare  una sua villa di Roma. Fu consegnata 10 anni dopo. Sembra che la prima non fosse stata ancora interamente pagata. Nel 1984 venne donata alla Repubblica dalla Cassa di Risparmio, che l’aveva acquisita tramite l’antiquariato di Dogana, gestito dall’amico Antonio Raschi.  A Raschi va riconosciuto il merito di averla scoperta presso un antiquario di Roma, nel Palazzo dei Torlonia, su informazione di un collega francese. Venne recuperata anche preziosa documentazione relativa ai rapporti Galletti-Contessa. E’ esposta nella sala del Batoni, al primo piano del Museo di Stato.

    Una considerazione finale. Il primo documento consigliare parlava di “Statua rappresentante la Repubblica”. Poi venne inaugurata come “Statua della Libertà” e tutti oggi la conoscono così. Il cambio è stato una preferenza ideale dei sammarinesi o un più terreno atto di prudenza?  Forse si temeva che il Regno d’Italia non gradisse “tanta esaltazione della repubblica”, ha osservato Antonietta Bonelli.

    Oggi sembriamo un po’ spavaldi e disordinati nel rivendicare la nostra sovranità. I nostri vecchi usavano prudenza, difesa magari da un pizzico di furbizia. Ma senza perdere un grammo di dignità.

    Domenico Gasperoni