Si punta a una regolamentazione propria dell’ufficio preposto al controllo delle merci. —
Il segretario Valentini durante il Consiglio Grande e Generale ha fatto un riferimento sulle trattative in corso per uno o più accordi di associazione con l’Unione Europea. Nel riferimento si legge che “la struttura dell’Accordo è suddivisa in tre parti: l’Accordo quadro che disciplina gli aspetti istituzionali; uno o più Protocolli applicabili a ciascuno Stato; uno o più Allegati (ai Protocolli) recanti l’elenco degli atti dell’Unione che i singoli Stati dovranno rispettare secondo un calendario di scadenze. I tre Stati avranno comunque un certo margine di azione: accanto alle tradizionali quattro libertà di circolazione (beni, persone, servizi e capitali) e a talune politiche indissolubilmente legate a tali libertà che dovranno essere incluse nei rispettivi Allegati (in particolare, concorrenza e aiuti di Stato), altri settori potranno essere inclusi in base alle opzioni di ciascuno Stato (ad esempio, ambiente e telecomunicazioni).
LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI – Particolare attenzione è rivolta all’analisi della libertà circolazione delle merci, la prima delle quattro grandi libertà fondamentali che formano l’acquis dell’Unione che la Repubblica di San Marino – al pari di Andorra e Monaco – sarà chiamata a recepire all’interno del proprio ordinamento nazionale, è iniziata nell’autunno del 2015. I funzionari del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), supportati dalle varie Direzioni competenti per materia, hanno proceduto inizialmente a fornire alle delegazioni dei tre Paesi una presentazione della vasta materia e alcuni suggerimenti metodologici per procedere all’analisi interna prima e al successivo processo di recepimento e di integrazione. Contestualmente è in corso anche una fase di verifica e di analisi (screening), compiuta a livello bilaterale, della parte di ordinamento nazionale che già totalmente o in parte recepisce l’acquis dell’Unione. Il Gruppo Tecnico istituito dal Congresso di Stato, investito di questo compito, da un lato relaziona alla Commissione circa la situazione interna; dall’altra, con il supporto del consulente e delle strutture amministrative della Pubblica Amministrazione e del Dipartimento Affari Esteri, sta compiendo l’analisi dettagliata della normativa Ue ancora da recepire in virtù delle priorità determinate dall’amministrazione stessa. Questo lavoro, che come è facile supporre necessita di tempi particolarmente consistenti, dovrà fornire ai competenti servizi della Commissione il quadro interno necessario per poter definire il calendario e le modalità dell’acquisizione del competente acquis. Le difficoltà e la complessità del lavoro hanno prodotto un rallentamento dei lavori rispetto al calendario iniziale prospettato nella primavera del 2015; la stessa Commissione non ha ancora presentato una bozza di testo di lavoro su come provvedere a inquadrare nel piano normativo questa materia.
DOGANE – Giova ricordare – si legge nel riferimento di Valentini – come in questo ambito il vigente Accordo di Cooperazione e di Unione Doganale, che già regolamenta diversi aspetti attinenti a questa libertà fondamentale, verrà incorporato nell’Accordo di associazione; la proposta di testo riguardante questo aspetto è stata fatta giungere in questi giorni alla delegazione sammarinese a breve potrà essere compiutamente esaminata dall’amministrazione sammarinese, in modo che presumibilmente già dal prossimo autunno, alla ripresa dei lavori, la stessa possa iniziare a essere discussa. Nel frattempo la delegazione sammarinese ha cercato di guadagnare tempo incontrando bilateralmente le Direzioni competenti della Commissione europea per chiarire alcuni aspetti regolamentati dall’Accordo di Unione doganale che dovranno necessariamente essere affrontati e studiati alla luce del nuovo quadro normativo. San Marino, a seguito dell’entrata in vigore dell’Accordo di cooperazione e di unione doganale, firmato nel 1991 ed entrato in vigore il 1° aprile 2002, vanta un accordo positivo; esso non include infatti solo la libera circolazione delle merci, ma va oltre, considerando le merci sammarinesi come comunitarie.
DIRITTI E IVA – L’Accordo di unione doganale dà inoltre a San Marino il diritto di applicare e fare propri tutti gli accordi per incentivare gli scambi che la Ue stipula con Paesi terzi. San Marino è pertanto avvantaggiato rispetto a un Paese terzo, ma svantaggiato rispetto ad un Paese membro dell’Unione. Permangono infatti alcune criticità, tra cui il fatto che le nostre merci sono parificate come origine e come dazi ma non a livello fiscale. Quando le merci spedite da San Marino transitano verso un altro Paese dell’Unione europea, al fine di garantire che le stesse arrivino a destinazione e assolvano l’IVA gravante nel Paese di destinazione, queste devono essere accompagnate dal documento di transito doganale T2. Il T2 è utilizzato quindi per il transito comunitario interno e serve per certificare che le merci siano effettivamente già sdoganate, quindi in libera pratica all’interno della Ue anche se provenienti o destinate ad un Paese con una fiscalità diversa. A oggi non è possibile spedire senza T2, perché San Marino non riuscirebbe altrimenti a garantire all’Unione europea che le merci inviate assolvano l’IVA nel Paese in cui sono destinate. Il T2 è un documento garantito da chi lo emette; se non viene presentato alla dogana del Paese in cui è destinato ci sarà un obbligo da parte dello spedizioniere che lo ha emesso, di procedere all’assolvimento delle imposte che gravano su quelle merci.
Questo documento serve a rilevare lo statuto doganale e comunitario della merce e costituisce la prova che, se essa proviene da Stati terzi, è stata sdoganata negli uffici dell’Unione e, nel nostro caso, dagli uffici italiani. Per la Ue, occorre dunque avere la prova che la merce in provenienza da uno Stato terzo abbia pagato i dazi e si trovi in libera pratica. Il nuovo codice doganale comunitario non ha cambiato nulla al riguardo e non può dirci in che misura, nel nostro caso, si potrà eventualmente ridurre il carico burocratico delle attuali procedure vigenti con San Marino. Il nuovo codice insiste molto sull’informatizzazione delle procedure e per l’applicazione negli Stati membri è previsto un periodo transitorio per dare tempo a tutti di attuarlo.
DOGANE AUTONOME – L’Accordo di cooperazione e unione doganale prevede la possibilità per San Marino, trascorsi 5 anni dall’entrata in vigore, di gestire autonomamente le proprie dogane, riporta il riferimento di Valentini. Dall’approfondimento finora effettuato, questi sono, in estrema sintesi, gli elementi emersi per inquadrare il problema. Ad oggi per le merci sammarinesi le pratiche di sdoganamento sono svolte dagli spedizionieri autorizzati, figure professionali che agiscono in qualità di pubblici ufficiali per conto dell’Ufficio Tributario, operando con il supporto delle Guardie di Rocca, e sdoganano tutte le merci in arrivo dai Paesi della Ue inviati loro da una delle dogane Italiane accreditate per San Marino.
Si tratta di una quantità di operazioni molto maggiore rispetto alle operazioni che riguardano le importazioni provenienti dai Paesi terzi che San Marino acquisirebbe costituendo una nuova dogana. Con il sistema attuale l’Italia riscuote i dazi per San Marino, ma San Marino è soggetto comunque agli oneri di sdoganamento e immissione in libera pratica, al costo dei servizi, al deposito e al costo di ulteriore emissione del documento T2 fino a San Marino. Si tratta di una maggiorazione consistente in termini di dilatazione di tempi e costi, che purtroppo è difficile documentare o far ricadere sulla responsabilità della dogana Italiana.
Infatti, nel rispetto dei controlli obbligatori che il codice doganale impone, ogni direttore doganale è libero di assoggettare le merci a maggiori controlli. Un ulteriore elemento negativo è dato dal fatto che le merci sammarinesi, essendo sdoganate per conto di San Marino, ma in territorio Italiano, sono sdoganate secondo regole italiane.
Si ricorda infine che le dogane italiane che sdoganano le merci per conto di San Marino, incassano il dazio e lo restituiscono a San Marino con dichiarazioni periodiche trattenendo il 25% che viene riconosciuto dalla Ue all’Italia quale costo per la gestione delle dogane per nostro conto. L’importo del dazio annuo corrisposto all’Ue è di circa 1.500.000 €.
Con l’ottenimento della gestione doganale, le dogane di San Marino potranno sdoganare e immettere in libera pratica le merci direttamente sul territorio sammarinese, assoggettando le merci al codice doganale come già avviene oggi ma con la possibilità di creare procedure assoggettate solamente alla regolamentazione europea e sammarinese, e non anche a quella italiana. In questo nuovo quadro di Unione doganale, in cui San Marino gestisse autonomamente le proprie dogane, non è però detto che tutte le imposte dovute da San Marino verrebbero automaticamente ed effettivamente riscosse alla frontiera doganale sammarinese.
Difatti – continua – non è per nulla certo che i diritti doganali non siano già riscossi al momento dell’introduzione della merce sul territorio dell’Unione europea, per cui il bene che giunge a San Marino potrebbe già aver assolto i dazi dovuti (considerando il fatto che per l’Unione essi corrispondono ad una risorsa propria). Andorra ad esempio, che ha un proprio sistema doganale – pur con tutte le differenze esistenti relativamente alle proprie specificità istituzionali e giuridiche nonché un differente Accordo doganale con l’Ue – ha assistito in effetti ad una caduta dei dazi riscossi. Nell’attuale situazione doganale di San Marino, invece, l’Accordo indica espressamente che spetta all’Italia agire in nome e per conto della Repubblica e gestire tutti gli adempimenti doganali. Nell’ambito dunque del negoziato, si stanno raccogliendo tutti gli elementi per valutare l’onere che la gestione autonoma delle dogane comporterebbe, non solo in termini di costi a livello di infrastruttura fisica, piattaforma informatiche e di risorse umane (assunzione e formazione), ma anche in termini di responsabilità che resterebbe in ogni caso in capo allo Stato (immagine sopra riportata è di Giornale.sm).
L’occasione di questo confronto – conclude il riferimento del segretario Valentini- sarà utile per avere un parere autorevole su tale opzione e conseguentemente per richiedere alle Autorità dell’Unione una effettiva collaborazione nella eventuale realizzazione di tale opzione.
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