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In questi ultimi giorni, anche nel corso del dibattito consiliare, a causa della adesione alla dichiarazione firmata da 79 paesi a sostegno della Corte Penale Internazionale, dopo l’assunzione delle decisioni USA rispetto alla stessa Corte, si è riaperto il dibattito sulla neutralità di San Marino sulla scena mondiale.
Fortunatamente le dimensioni del territorio sammarinese rendono impossibile incidere materialmente e in modo determinante, sulle questioni internazionali, se non a livello morale. San Marino nel panorama mondiale, come ebbe a dire Boutros Boutros-Ghali, in occasione della sua visita nel nostro Paese, può essere un importante faro, indipendentemente dalla sua grandezza, ma per l’intensità della luce che riesce ad emanare.
E questa, rivedendo un po’ la storia della nostra Repubblica, mi pare sia stata la strada maestra seguita nei secoli dai nostri predecessori nei vari frangenti storici.
Ultimamente però, forse condizionati dalle trattative con l’U.E. rispetto all’accordo di associazione, la proverbiale politica di “neutralità attiva” sammarinese, è divenuta, come dire, più elastica e più modellabile. D’altronde la politica estera di un piccolo Stato come San Marino non è facile perché si basa su delicati equilibri tesi a mantenere sostanzialmente buoni rapporti con il maggior numero possibile di paesi.
Però il significato di neutralità è uno, non è che ci siano troppe variabili. Il vocabolario, sempre utile, ci dice che significa “Dichiarata estraneità nei confronti di un conflitto o controversia internazionale”. In pratica o si è neutrali o non lo si è.
Attorno a questo tema si è sviluppato un dibattito consiliare che a volte mi è sembrato un po’ bizzarro. C’è chi ha avuto l’ardire di affermare che la scelta di appoggiare il sostegno alla Corte Penale Internazionale è stata “frettolosa e poco lungimirante”; altri invece hanno inneggiato all’appoggio di un di un organismo che persegue “crimini di guerra, contro l’umanità, aggressioni, genocidi” . Il Segretario di Stato competente ha fornito la sua visione particolare: “Essere neutrali oggi vuol dire fare anche delle scelte.”
Tutte opinioni rispettabili, per carità, però sul significato della parola neutralità non si può discutere: o si è neutrali o non lo si è. La qualcosa non significa voltarsi dall’altra parte, ma mantenere equidistanza senza cedere a posizioni che sottendono ad una precisa scelta di campo. Al Governo di San Marino, che allora era un altro rispetto a quello attuale, oltre che per la Corte Penale Internazionale è già successo di cedere in occasione delle sanzioni europee nei confronti della Russia; quella stessa Russia che, pochi mesi prima, era venuta in soccorso di San Marino nel periodo della pandemia di Covid, quando l’Europa si gingillava e nel nostro Paese non arrivavano i tanto bramati vaccini, fino a quando giunse provvidenzialmente lo Sputnik, che mise in sicurezza i sammarinesi.
Comunque la si pensi non ci si può nascondere dietro la classica foglia di fico e non rendersi conto che tutti questi organismi internazionali, che teoricamente dovrebbero tutelare il mondo, si muovono in base agli interessi dei paesi più influenti; ragion per cui siamo costretti ad assistere al fatto che alcuni conflitti aperti nel mondo sono meno degni dell’attenzione internazionale di altri. Alcuni sono condannabili ed altri no. Alcuni sono sanzionabili ed altri no. Esistono genocidi che vanno condannati ed altri un po’ più tollerabili. Come se lo spiegano questo andazzo ad intermittenza i pacifisti “à la carte?”
I nostri predecessori teorizzarono “la neutralità attiva”, che è la strada percorsa in passato, ma che, a mio avviso, dovrebbe essere la strada da percorrere nel presente e nel futuro. Infatti, pur mantenendo la posizione di neutralità, è possibile offrire solidarietà umana, aiuti, e ospitalità, nei limiti del possibile consentito ad una piccola entità territoriale, verso le vittime di conflitti e scontri, in cui, di solito, a farne le spese sono i più deboli.
E San Marino, da tempo memorabile, si è sempre ispirato a questi criteri e di esempi ce ne sono tanti, a cominciare dallo scampo di Garibaldi, o dal capolavoro diplomatico posto in essere nel corso della fortunatamente breve “dominazione alberoniana”; ma anche in tempi più recenti, nel secolo scorso, il nostro Paese ha ospitato perseguitati politici e personaggi scomodi, fino all’ospitalità offerta a tutt’oggi alle vittime di conflitti e scontri interni a paesi pieni di problemi di sopravvivenza.
Quindi, forse, non c’era bisogno di modificare il nostro concetto di neutralità attiva per compiacere un interlocutore, l’U.E., il cui futuro, se non cambieranno parametri e gestione, appare molto incerto.
Ultima considerazione: tra i 79 Paesi che hanno appoggiato la Corte Penale Internazionale, non c’è l’Italia, Paese fondatore dell’Unione Europea, territorio con cui confina San Marino da ogni punto cardinale. Siamo stati lungimiranti? Mah! Io ho qualche dubbio!
Augusto Casali