Sono ormai passati sei mesi dalle ultime elezioni politiche generali e quindi è possibile, anzi dovrebbe essere doveroso, fare un primo bilancio alla fine del tempo che solitamente gli elettori concedono a partiti e a movimenti politici che costituiscono il nuovo Governo dopo la consultazione elettorale; periodo meglio conosciuto come “luna di miele”.
Il quadro politico che ne è scaturito è anche il frutto delle mosse poste in essere nel periodo antecedente le elezioni, che, tenendo conto di un sistema elettorale che a mio avviso andrebbe definitivamente cambiato e sostituito con il proporzionale puro, favorisce attualmente le aggregazioni. Di aggregazioni ne abbiamo viste di tutti i tipi: quelle che durano di più, quelle che durano di meno e quelle che si liquefanno da sole al loro interno, ma che tutte sono servite nel tentativo di rendere più o meno sicura la propria partecipazione al Governo. Ovviamente, spesso e volentieri nascono coalizioni elettorali che non potranno mai stare insieme e il tempo, neppure troppo lungo, si incarica di smantellarle alla svelta. In pratica spesso si tratta di espedienti utili a confondere gli elettori per poi, a giochi fatti, utilizzare l’esito finale a proprio uso e consumo, creando di fatto, all’inizio di una legislatura, condizioni di partenza un poco instabili; ecco perché il sistema elettorale dovrebbe essere cambiato.
Comunque, in questo quadro abbastanza precario, ha preso vita l’attuale Governo sorretto da una maggioranza numericamente solida (44 Consiglieri), frutto dell’incontro di due coalizioni – una spesasi per la continuità e l’altra per il cambiamento – le quali non hanno potuto fare a meno l’una dell’altra al fine di governare il nostro Paese.
Perciò, e lo si è percepito fin da subito, non c’è stato entusiasmo, né euforia, se non in qualche personaggio forse più inconsapevole e il cammino della maggioranza e del Governo ha dovuto fare perno su opportune ed inevitabili mediazioni, segno di saggezza e maturità, poiché non sempre è facile rendere compatibile conservazione e rinnovamento.
Occorre però tenere conto che, soprattutto in politica, ci sono mediazioni possibili, necessarie e utili, e mediazioni impossibili, che, se raggiunte, varcherebbero limiti insuperabili dal punto di vista ideale, valoriale e identitario.
E allora credo si possano comprendere alcuni screzi, alcuni malumori, alcuni incidenti di percorso. L’abbandono di una forza politica di maggioranza da parte di un Consigliere della stessa lista; le lamentele manifestate all’interno della Coalizione riformista e, da ultimo, l’episodio che ha contraddistinto due autorevoli esponenti democristiani, presisi, secondo i riferimenti della stampa, “nel cravattino” durante l’ultima sessione del Consiglio Grande e Generale, sono tutti segnali di un evidente nervosismo anche comprensibile.
Però anche sottotraccia ci sono movimenti che ovviamente non contribuiscono a rasserenare gli animi. Ad esempio, il legittimo tentativo da parte dell’opposizione di trovare terreni comuni, attraverso i quali RETE cerca qualche boccata d’ossigeno, i nuovi arrivati di Motus Liberi di mitigare gli effetti di alcuni errori tattici compiuti e i “marpioni” di R.F. di recuperare la credibilità quantomeno appannata. Poi ci sono le manovre che se ho capito bene dovrebbero portare all’incontro addirittura del “riformismo/conservatore” sammarinese (novità mondiale, credo), in cui sono attivi A.R. e M.L., sotto l’occhio vigile di D.C. e R.F.
Va tutto bene, ci sta tutto, ma la domanda che viene spontanea è: San Marino, che ha di fronte a sé problemi molto complessi da risolvere, può permettersi i vezzi della modesta politica dell’attuale momento storico? Gli elettori, che si sono espressi nel giugno scorso, è questo ciò che volevano quando hanno votato? Io una riflessione la farei e l’invito è rivolto a tutte le forze politiche, nessuna esclusa.
Contemporaneamente però vorrei dare un consiglio alla Coalizione riformista. Impegnatevi seriamente a portare avanti il programma di Governo nell’interesse del Paese, ma, poiché l’adagio popolare recita: “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”, cominciate a lavorare sul piano politico per tessere la tela del socialismo, del vero riformismo e del cambiamento, tra le varie espressioni della sinistra democratica sammarinese. Vedrete che, anche se non sarà un compito facilissimo, di certo non sarà tempo perso inutilmente.
Comunque sia, Natale sta arrivando e l’Anno Nuovo è dietro l’angolo, per cui Buone Feste a voi tutti!
Augusto Casali