Un faccia a faccia di oltre due ore per cementare i rapporti istituzionali e affrontare i nodi irrisolti del lavoro transfrontaliero, dalle pensioni alla cittadinanza, passando per l’integrazione europea. Martedì scorso l’ambasciatore d’Italia a San Marino, Fabrizio Colaceci, ha varcato la soglia della sede della Centrale Sindacale Unitaria per un confronto diretto con i vertici di CSdL e CDLS. Una visita definita “storica” dalle parti, servita non solo a visitare la mostra fotografica sul movimento dei lavoratori, ma a tracciare una roadmap sulle urgenze che toccano la vita di migliaia di cittadini italiani e sammarinesi.
In un comunicato diffuso congiuntamente dalle due sigle sindacali, si sottolinea come l’incontro abbia risposto all’esigenza di “capire la profondità della presenza sindacale in territorio”. Accolto dai segretari generali Enzo Merlini (CSdL) e Milena Frulli (CDLS), il diplomatico ha riconosciuto il ruolo del sindacato come “presidio di democrazia”, citando la recente mobilitazione sulla riforma IGR. Una battaglia che, attraverso lo sciopero generale, ha portato a modifiche sostanziali della legge, eliminando le discriminazioni verso i frontalieri. “La possibilità di adesione parziale alle detrazioni Smac è stata una scommessa vincente”, hanno ribadito i segretari, ricordando come i circa 9.000 lavoratori pendolari rappresentino un polmone economico vitale anche per le aree limitrofe della Romagna.
Il dossier sul tavolo ha toccato inevitabilmente l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Colaceci non ha nascosto il suo compiacimento per quello che considera un traguardo storico, auspicando una firma rapida e sottolineando come l’integrazione, e non l’isolamento, sia la chiave per il futuro del Titano: “Nessun piccolo Stato ci ha mai rimesso”, è stata la sintesi del suo pensiero.
Tuttavia, il cuore del dibattito si è concentrato sulle questioni pratiche che richiedono un aggiornamento della Convenzione bilaterale del 1974. I sindacati hanno incalzato l’ambasciatore sulla necessità di estendere ai frontalieri i permessi retribuiti per l’assistenza ai familiari non autosufficienti (la cosiddetta legge 104), chiedendo reciprocità e modifiche normative. Altro punto dolente resta l’impossibilità del cumulo dei contributi pensionistici per i dipendenti pubblici: il timore della Csu è che l’accordo UE risolva il problema solo per il futuro, lasciando scoperte le situazioni pregresse. “Se così fosse, anche questo passaggio della Convenzione andrebbe rivisto con effetto retroattivo”, spiegano dalla centrale sindacale.
Sul fronte fiscale, resta aperta la ferita della tassazione dei pensionati ex frontalieri. Nonostante la Cassazione abbia più volte ribadito che le pensioni di vecchiaia maturate con contributi obbligatori non debbano subire interpretazioni restrittive, l’Agenzia delle Entrate continua su una linea diversa. Per i sindacati serve una soluzione politica tra Roma e San Marino, senza attendere anni per nuove sentenze, liberando così i pensionati da quella che definiscono una “spada di Damocle”.
L’incontro si è concluso con un focus sulla cittadinanza. L’ambasciatore ha sollecitato il supporto del sindacato per una campagna informativa rivolta alle donne che, in passato, avevano dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana per ottenere quella sammarinese: una recente normativa permette ora di riacquisirla a specifiche condizioni. La Csu ha garantito la propria disponibilità, auspicando che questo “clima di dialogo” resti aperto per affrontare le sfide future del mercato del lavoro.












