San Marino. Le insegnanti scrivono (ancora) a Podeschi (articolo completo)

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Lunga lettera di una rappresentanza del corpo docente della Scuola Media per dire ancora una volta no ai tagli

Una rappresentanza del corpo docente della Scuola Media della Repubblica di San Marino ha inviato un lungo comunicato stampa per ribadire la propria contrarietà alla politica di tagli del governo. “Confermiamo e sosteniamo totalmente le parole contenute nei comunicati dei colleghi di Infanzia ed Elementari. Questi ultimi tagli – si legge nella lettera indirizzata fra gli altri al Segretario Podeschi -, che ne seguono molti altri, porteranno comunque risparmi esigui a fronte di grandi disagi, malumori fra i genitori, il corpo docente e non docente, così come una inevitabile ripercussione negativa sulla qualità dell’esperienza scolastica dei nostri gli. Ribadiamo con forza che negli scorsi anni, malgrado tutte le riduzioni che hanno colpito la Scuola sammarinese – tra i più recenti, la cancellazione di una intera sezione nella Scuola Media di Fonte Dell’Ovo -, quest’ultima ha mantenuto alti livelli educativi e didattici, e questo grazie all’impegno innegabile di tutti gli attori che vi operano, i quali sono riusciti a sopperire alle ristrettezze economiche e di risorse umane mostrando abnegazione e amore per il proprio lavoro, per gli alunni e per le famiglie. Ora, non solo questo impegno evidentemente non viene riconosciuto dai nostri governanti, ma addirittura si concepisce un provvedimento che pare sottintendere che, attualmente, gli insegnanti delle scuole medie (e superiori) in realtà stiano lavorando di meno di quanto previsto dal loro orario di lavoro. Infatti, il provvedimento riduce tutta la complessità del nostro lavoro a un mero computo di minuti di lezione: cartellino alla mano, la Segreteria competente conteggia i secondi, scoprendo (prima non lo sapeva?) che non tutte le ore sono di 60 minuti esatti, come è ovvio: nelle ore mattutine che i ragazzi trascorrono a scuola, sono compresi naturalmente gli intervalli e inoltre ci sono due mattine alla settimana con ore più brevi, per poter arrivare al totale previsto di 32 ore di lezioni settimanali. Il decreto quindi prevede che, qualora un insegnante non raggiunga i 1.080 minuti di lezione, dovrà ‘completare’ l’orario di lavoro con non meglio specificate attività di ‘potenziamento e arricchimento dell’offerta formativa’”. Insomma si leva l’ennesimo grido di protesta contro tagli indiscriminati che vanno a ledere la professionalità dei docenti. La RepubblicaSM

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