San Marino, lettera in redazione: “Quella ‘T’ mancante che mi è costata 100 euro”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera che, con amara ironia e stile tagliente, racconta una disavventura burocratica vissuta da un nostro lettore. Al centro della vicenda una multa per eccesso di velocità elevata sul Titano, una procedura seguita con solerzia ma “macchiata” da un impercettibile refuso nell’indirizzo email e l’inevitabile sanzione accessoria. Una storia che diventa l’occasione per una riflessione sul rapporto tra cittadino, tecnologia e inflessibilità delle regole.

Ecco il testo della lettera:

Gentile Redazione, scrivo per ringraziare pubblicamente un’istituzione che, con rara coerenza, mi ha offerto una lezione di rigore che difficilmente dimenticherò.

In data 10 settembre ho ricevuto una sanzione per eccesso di velocità nella Repubblica di San Marino. Oltre al pagamento della multa, mi veniva correttamente richiesto di comunicare chi fosse alla guida del veicolo al momento dell’infrazione. Ho eseguito tutto quanto richiesto con solerzia: pagamento effettuato, documentazione completa preparata e inviata via email all’indirizzo indicato nella comunicazione ufficiale, nei tempi previsti e con ogni allegato necessario.

L’errore, come ho poi scoperto, non è stato di sostanza ma di altissima scuola tipografica.
Mancava una lettera.
Una sola.
Una “T”. Una T di Torino, caduta lungo il percorso digitale come un sassolino apparentemente innocuo, ma in grado di fermare l’intero ingranaggio della volontà.

L’email, inviata correttamente per data e contenuto, non è mai giunta a destinazione. A distanza di tempo mi è quindi stata notificata una seconda sanzione di 100 euro per mancata comunicazione dei dati del conducente.

Confidando ingenuamente che la dimostrazione dell’invio, la puntualità e la mia evidente buona fede potessero avere un qualche peso, mi sono recato personalmente presso gli uffici della Polizia Civile. Ed è lì che ho compreso davvero.

Ho compreso che la legge, quando è applicata con autentica purezza, non si lascia distrarre da dettagli come l’intenzione, il contesto o il buon senso. La forma è tutto. E se la forma manca di una lettera, anche la realtà viene gentilmente respinta.

È stato illuminante scoprire che una consonante possa valere 100 euro e che una tastiera, più della volontà di un cittadino, sia il vero confine tra il giusto e lo sbagliato.

Per questo desidero ringraziare. Ringraziare per la linearità. Per la fermezza. Per avermi insegnato che, nel rapporto tra cittadino e istituzioni, non basta fare la cosa giusta: bisogna anche scriverla senza errori.

Da oggi guarderò ogni email con maggiore rispetto. E ogni lettera con rinnovata attenzione.

Con stima istituzionale e dita più prudenti,

Claudio Vasta