San Marino. L’ex Segretario agli Esteri Gabriele Gatti in Tribunale per la seconda ”Terza istanza” lancia gravissime accuse alla Magistratura

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Ore 08.30 di questa mattina precise la seconda ”Terza Istanza” per Gabriele Gatti ed i suoi difensori avv.Filippo Cocco e avv. Paride Bugli volta alla richiesta di scarcerazione dalla custodia cautelare per l’ex Segretario di Stato. Commissario di Terza Istanza il dott. Lamberto Emiliani.

Il primo a prendere la parola l’Avv.Filippo Cocco il quale, nuovamente, porta le ragioni della difesa per attenuare il regime di detenzione cautelare. Si parla di durata ragionevole della detenzione, di sentenza di non luogo a procedere inesatta, di protezione del singolo contro l’arbitrio dello Stato e si richiamano sentenze europee – in questo caso della Grecia, mancanza di risposte alle istanze della difesa che porterebbero – secondo il legale romagnolo – ad una nullità del procedimento. L’avv. Cocco chiude il suo intervento con questa frase: ”Gabriele Gatti sta in carcere con dignità ed educazione e verremo qui ognivolta che crederemo violato ogni diritto; non rinunceremo  mai. La legge è uguale per tutti anche per Gabriele Gatti.”

Prende la parola anche l’ex Segretario di Stato con delega agli Esteri Gabriele Gatti, ma il suo intervento è più breve anche se più pesante di quello del suo avvocato. Inizia dicendo: ”Dopo la sentenza ho pensavo che la sentenza fosse già scritta e che non valeva la pena intervenire. Ma credo che le istituzioni vadano rispettate. Mi pongo un quesito. I giudici sono tenuti a rispettare le leggi? Penso di si. In questo caso mi pongo un problema grosso. Allora perchè io debbo stare in carcere.  Mi sono stati contestati dei reati, ed io ho risposto in maniera chiara e puntuale all’unico interrogatorio. Mi sono stati contestati dei reati di 15 anni fa. In base a quei ipotetici reati sono stato introdotto in carcere” ed ancora ”E’ bene chiarire perchè sia avvenuto questo arresto.  Uno non può arrestare una persona per un dubbio di 18 anni fa. Non si può mettere in carcere per trovare le prove. Oppure ti torturo fino a che non mi dici quello che voglio.Non potrò mai confessare delle cose che non ho fatto. Io non posso portare fatti nuovi perchè non ci sono i reati. Se il giudice ha dei fatti nuovi me li faccia vedere.  Andrò a casa su una bara, dato che non ci sono fatti nuovi perchè non li ho commessi. Questa ordinanza di carcerazione è al 98% politica ed al 2% in diritto. Si vuole, attraverso me fare il processo alla politica degli anni ’90”

L’ex Segretario di Stato poi si lancia in accuse terribili nei confronti della magistratura, che lascia intravvedere un’acredine profonda e che già di per se potrebbero portare anche ad un’altra imputazione di reato e dice: ”La verità è che la magistratura ha preso paura del fatto che io potessi andare sui giornali e intervenissi per delegittimarla in maniera aperta. Una volta che sono andato in carcere si è visto quanto loro fossero in difficoltà.  Resterò in carcere sino a che non troveranno quel tesoro che tutti dicono. Ma se quelle ricchezze non ci sono io cosa posso farci? Io l’ho detto al Giudice: io fuori di San Marino non ho un euro.”

Ed ancora pesantissimo contro la Magistratura: ”Rimarrò in carcere fino a che un politico importante darà l’assenso perchè è sereno. Io se sto in carcere è sereno il giudice ed è serena la politica. Se esco dal carcere….”.

Dopo aver lanciato queste accuse pesantissime Gabriele Gatti è stato interrotto dal Commissario della Legge Dott. Emiliani il quale ha detto: ”Mi permetto di interromperla, qui politica non se ne fa! Abbia la dignità di portare rispetto al tribunale e a quest’aula. Lo stesso rispetto che questo tribunale ha nei suoi confronti. Non è giusta quella frase che ha detto! ” E toglie a Gabriele Gatti la parola.

Quest’ultimo reclama il fatto di dover concludere e chiosa dicendo: ”Mi auguro che non sia giusta. Ma di una cosa potete essere certi. Come ha detto il mio avvocato io saprò accettare con dignità, fermezza e spero anche con serenità ogni umiliazione, ogni denigrazione e sofferenza e soprattutto quel senso di impotenza di fronte alla violazione dei miei diritti. Lo devo a me stesso, a quei pochissimi che mi conoscono bene e sanno che non sono un furfante. Quell’ordinanza, così come è stata scritta non corrisponde al vero!”

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