Le statistiche relative alla popolazione dimostrano che i nostri cittadini sono tra i più longevi del mondo e che questo è un fenomeno strutturale. Sicuramente è un fatto positivo, ma non può lasciare indifferenti le istituzioni e neppure le famiglie in quanto emerge il problema di vivere bene e possibilmente in salute.
E’ una sfida sociale, ma anche economica e culturale, per cui è indispensabile analizzare la situazione e adottare le conseguenti politiche e le tecnologie disponibili. Bisogna passare ad una nuova concezione della sanità smettendo di ragionare solo sulla centralità della malattia e sul business della cura e cominciando ad impostare un organico e realistico piano di prevenzione. Dobbiamo promuovere una longevità sana con un cambiamento strutturale delle politiche sanitarie.
Quando parlo e scrivo di longevità non penso alla mia per la quale ho fissato da tanti anni un itinerario basato su mangiare bene, esercizio fisico e culturale, serenità. Penso soprattutto ai cittadini che non hanno sufficienti strumenti culturali, che non hanno buone condizioni economiche, che non hanno valide relazioni sociali. Ecco perché insisto sulla prevenzione pianificata con chiamata attiva, per evitare di incorrere in malattie evitabili, per fare risparmi che consolidino il sistema di sicurezza sociale pubblico e gratuito, per avere una longevità in salute.
Penso che l’introduzione dell’intelligenza artificiale consenta di personalizzare la prevenzione, la diagnosi, la cura e lo stile di vita. Il vantaggio per la comunità sarà sicuramente notevole sul piano morale e sul piano economico.











