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  • San Marino. L’irresponsabile populismo delle opposizioni: predicano il contenimento della spesa, poi presentano emendamenti che costano centinaia di milioni di euro … di Enrico Lazzari

    Enrico Lazzari

    L’Opposizione? Prima avanza “richieste di maggiore risparmio, poi” presenta una marea di “emendamenti di aumento incontrollato della spesa”! Mi ha incuriosito, ieri, un post social del Consigliere democristiano William Casali (leggi qui) in cui denunciava l’incongruenza, per certi versi l’irrazionale populismo che caratterizza l’attuale “linea politica” adottata dalla minoranza consigliare composta da Repubblica Futura, Rete e Motus Liberi.

    Accusa ingenerosa? Solito gioco delle parti di una politica in continua ricerca di consensi? O, invece, populismo dilagante come denunciato dai banche del Pdcs? L’opposizione, quindi -rispolverando un vecchio modo di dire popolare- “predica bene ma razzola male”?

    “Il Congresso di Stato è delegato a normare entro il 31 dicembre 2024 la disciplina di un assegno familiare speciale in favore di persone fisiche con figli a carico e non occupate, che non rientrino nei parametri già disciplinati…” è la proposta, l’emendamento che Motus Liberi ha presentato ad integrazione della Variazione al bilancio di previsione. E ciò quando esistono già provvedimenti in aiuto di chi perde il lavoro, come la mobilità. Tralasciamo la fumosità della proposta, presentata senza indicare come reperire le necessarie coperture finanziarie.

    Come detto, non è il merito, la positività o meno delle singole proposte il tema, bensì l’incongruenza fra il contenimento della spesa pubblica dichiarato come priorità e l’incontrollato aumento della stessa determinato dall’azione politica concreta. E questo emendamento appare indiscutibile che, alla fine, vada ad incrementare la spesa pubblica, magari il debito pubblico, non spiegando come coprirne il costo attraverso tagli o cambi di destinazione di altre destinazione di fondi.

    “E’ disposto un trasferimento straordinario all’Università degli studi per 150mila euro -è la proposta di Rete- affinché finanzi borse di studio per studenti e borse di ricerca per studiosi provenienti da Paesi in stato di guerra”. 150.000 euro, spiega in questo caso Rete, da finanziare con un taglio da 100.000 euro dei fondi destinati a manifestazioni sportive e varie di valenza turistica e di 50.000 euro destinati alle luminarie natalizie. In un paese alle prese con un debito importante, è così saggio tagliare fondi ad attività che, almeno negli intenti, favoriscono l’afflusso turistico -e quindi un introito economico- per destinarli a “studiosi provenienti da paesi in guerra”?

    E Repubblica Futura? A sua volta non tradisce questa linea populista e diametralmente opposta alla dichiarata esigenza di contenimento della spesa. Diversi gli emendamenti in tal senso e, su tutti, quello sul “welfare aziendale” che prevede una spesa massima di “1.000€ annui per dipendente”. “Il Congresso di Stato -si legge nell’emendamento- è impegnato ad individuare gli appositi capitoli per di bilancio per finanziare le misure di cui al presente articolo”. Consideriamo che sul Titano sono occupati circa 20.000 lavoratori dipendenti (19.962 nel 2019) e che RF vorrebbe introdurre una spesa di un migliaio di euro ognuno di questi. Ciò significa che mentre di predica e raccomanda il contenimento della spesa, si presenta un emendamento che aumenterebbe di 100 milioni di euro ogni cinque anni, di 20 milioni all’anno, il costo che grava sulle casse pubbliche… E questa è matematica, non opinione… Che diventa populismo quando, simili proposte, non sono corredate da una precisa indicazione delle coperture finanziarie, come in questo caso.

    Che dire, poi, della introduzione di una sorta di “scala mobile”, questa volta proposta da Rete? “Al fine di tutelare i salari e gli stipendi da una deflazione (inflazione, non deflazione che è un diverso fenomeno economico, ndr) reale tale da compromettere il tenore di vita dei lavoratori, qualora il differenziale di crescita fra le retribuzioni e i prezzi al consumo superi il 10%, è applicata una maggiorazione d’ufficio delle retribuzioni pari al 50% del differenziale”… Anche in questo caso, dove la previsione di spesa non è prevedibile e quindi rappresenta una sorta di “cambiale in bianco” che grava ogni anno sul bilancio, neppure un accenno alle coperture finanziarie e un costo che, con l’inflazione al 6% del periodo recente, avrebbe determinato un costo quantificabile in una enorme “marea” di milioni di euro annuali.

    Scorrendo la documentazione consigliare, non si può che concludere che sono decine e decine gli emendamenti che l’opposizione ha presentato in tal senso e che, è facile concludere, se fossero stati tutti approvati avrebbero determinato una impennata enorme del già ingente debito pubblico sammarinese…

    A che pro, dunque, presentare proposte di legge palesemente insostenibili dal punto di vista finanziario? Semplice… La spiegazione è in una parola: populismo. E irresponsabilità, aggiungo io.

    Ve lo immaginate cosa sarebbe successo se tutti gli emendamenti -altri li vedremo nei prossimi giorni- presentati dalle opposizioni nel corso della definizione della Variazione di Bilancio fossero stati approvati? La spesa pubblica si sarebbe appesantita di qualche centinaio di milioni di euro ogni anno… E con essa il debito che, poi, necessariamente, determina un costo importante e milionario determinato dagli interessi. Interessi che vano pagati e, a loro volta, vanno a gravare sul bilancio compromettendo risorse da destinare a sviluppo economico e sicurezza sociale… Introducendo nuove spese, sul lungo termine, si finisce per compromettere anche quel poco di sicurezza sociale e di investimenti attuali, avviando un inesorabile cammino del Titano verso la bancarotta.

    Eppure, nel solo “capitolo” della Variazione di bilancio, le opposizioni consiliari hanno presentato emendamenti che, se accolti, avrebbero determinato un insostenibile aggravio dei costi per le casse pubbliche quantificabile in diverse centinaia di milioni di euro che, da qui a fine legislatura, avrebbero almeno triplicato il debito pubblico.

    Se non è irresponsabile populismo questo…

    Enrico Lazzari