Un nostro antenato preistorico, se riusciva a superare i pericoli dell’infanzia e le insidie dei predatori, poteva sperare di vivere in media 20 o 30 anni.
Nel Medioevvo la vita media si attestava intorno ai 40 anni, complice una altissima mortalità infantile. Oggi l’aspettativa di vita, nella nostra zona, supera gli 84 anni. Però non conta quanto a lungo si vive. Contano gli anni vissuti in salute.
Il nostro Paese è uno dei più longevi al mondo. Ma, con il passare degli anni sempre più anziani dovranno essere sostenuti da persone in età lavorativa. E questo sarà un problema perché, in mancanza di adeguati interventi e di una rigorosa gestione amministrativa dei fondi pensione e dei conti pubblici, si può arrivare al collasso del sistema sociale.
Le conseguenze possono essere pesantissime a livello di tenore di vita dei cittadini. Pertanto si dovrebbe agire con urgenza per migliorare lo stato del debito pubblico che ha un costo altissimo; per applicare il rigore selettivo alla spesa pubblica rinunciando a quella clientelare, eliminando gli sprechi e introducendo l’analisi costi/benefici; per migliorare lo stato di salute dei futuri anziani riorganizzando il servizio sanitario.
L’educazione a corretti stili di vita è la strategia più indicata da seguire. E’ quindi indispensabile un progetto di lungo termine per la prevenzione delle malattie che oltre a creare sofferenze hanno un costo sempre più alto.
L’obiettivo di fondo è quello di ” aggiungere vita agli anni e non soltanto anni alla vita “.
La politica deve dare una risposta concreta. Adesso!











