San Marino, locali pubblici tra cocktail e fiamme: se la sicurezza aspetta il 2028 e la prevenzione resta nel limbo – di Enrico Lazzari

Cari sammarinesi, la memoria collettiva sul Titano è spesso come la batteria di un vecchio smartphone: dura un paio d’ore, poi si spegne e bisogna riattaccarla alla corrente del prossimo scandalo o della prossima tragedia.

“Non ho visto uscite di sicurezza. Non ho visto estintori. Ho pensato di non farcela.” (Eleonora Palmieri, giovane cattolichina, sopravvissuta al rogo Le Constellation).

Sì, sono passati appena due mesi dal Capodanno di Crans-Montana. Quaranta morti, centoventi feriti e un odore di plastica e carne bruciata che è arrivato fino in Riviera. Tra quei sopravvissuti c’è Eleonora, una ragazza di Cattolica che ha raccontato di essersi sentita come “un topo in gabbia. Una porta bloccata, il fumo che ti mangia i polmoni e l’ondata di fuoco che lei stessa definisce “abominevole”.

Ora, lo sapete bene ormai, io non sono sammarinese, ma “vivo” San Marino… Vi frequento, vi guardo e ciò che vedo è un Paese che, di fronte a un rimarcato rischio di fuoco, sembra rispondere con la flemma della propria burocrazia.

Mentre oltre confine, a Rimini, le autorità chiudono i locali col pugno di ferro perché manca un timbro o perché dentro ci sono 250 persone dove dovrebbero starcene 80, sul Titano si sta vivendo – in materia di sicurezza dei locali pubblici – in una beata “fase di transizione”.

Avete approvato la Legge n. 75 nel 2023, un testo moderno, profumato di nuovo. Ma siccome sul Titano la fretta è considerata cattiva consigliera (specialmente quando tocca gli interessi dei “gestori-elettori” di locali aperti al pubblico), sono spuntate le “deroghe transitorie”. In pratica, la normativa dice ai gestori: “Cari ragazzi, siete fuori norma? Non preoccupatevi, avete tempo per adeguarvi”.

Ma facciamo due conti, prima che sia la realtà a presentarci il saldo. Siamo a metà marzo 2026 e all’orizzonte, a soli cinque mesi di distanza, c’è la ghigliottina dell’8 agosto 2026. Per la legge sammarinese (Art. 22 del Decreto 158/2023), questa è la data di “scadenza amministrativa”: l’ultimo appello per presentare la SCIA antincendio o per giurare che i vecchi permessi siano ancora validi.

Cinque mesi per rincorrere tecnici e scartoffie? Un soffio. Ma il vero paradosso è che, mentre le carte scadono ad agosto, per i lavori “pesanti” – quelli che salvano la pelle, come abbattere pareti, installare impianti sprinkler o rifare le uscite di sicurezza – il legislatore sul Titano ha concesso la “grazia” fino al 2028. E, temo, in diversi scivoleranno nel Purgatorio delle deroghe, fino al 2028. Significa che per altre due estati e altri due capodanni si continuerà a ballare in un limbo di “lavori in corso”, sperando che un eventuale incendio sia più paziente dei tempi tecnici e rispetti il calendario dei cantieri.

Il problema è che il fuoco non legge il Bollettino Ufficiale e non aspetta che il Congresso di Stato finisca la siesta burocratica. Non sa che siete in “transizione”. Lui brucia e basta.

Siamo onesti: in questo momento, si ha l’impressione – entrando in certi locali storici della Repubblica – di compiere un coraggioso atto di fede. Vi affidate alla speranza che il Santo Fondatore abbia installato un impianto invisibile sopra le vostre teste? Mentre a Rimini ti mettono i sigilli se un estintore ha la data sbiadita, a San Marino si preferiscono le verifiche “amministrative” imminenti e scadenze sul concreto al “si vedrà”. Un modo elegante per dire che, finché non succede il patatrac, si cerca di non disturbare troppo una categoria che vota…

E poi c’è il capolavoro della Circolare n. 5/2024. È il manuale del “finto dancing”. Gestite un locale che sulla carta è un baretto da caffè e cornetto, ma il sabato sera lo trasformate in una scatola con 200 persone che ballano tra luci stroboscopiche? Se rispettate i “paletti” (ingresso gratuito, niente pubblicità), per la vostra Protezione Civile siete ancora un bar. Come se la densità di affollamento o la velocità delle fiamme dipendesse dal fatto che abbiate o meno pagato il biglietto all’ingresso. Geniale, se non fosse terribilmente rischioso…

Non voglio fare il gufo, non è una partita della Juventus ma un tema serio… E non è questo il punto. Il punto è che la sicurezza non può essere un optional che si attiva solo dopo che abbiamo pianto i feriti, o peggio i morti. Non deve essere una cortesia del gestore che vi sorride dietro il bancone, ma un diritto di chiunque paghi per un drink e una serata in allegria.

San Marino ha ora gli strumenti legislativi per splendere, ma quegli strumenti devono uscire dai cassetti. L’8 agosto 2026 è dietro l’angolo, e il 2028 è troppo lontano per chi stasera vuole solo ballare senza dover controllare dove sia l’unica porta d’uscita.

Cari sammarinesi, non aspettate che sia il “destino” a tirarvi fuori dai guai, come è successo a Eleonora. Esigete locali che vi proteggano prima che il fumo inizi a salire. Perché divertirsi è un diritto, ma la garanzia di tornare a casa sani e salvi è il minimo sindacale che uno Stato deve garantire.

Enrico Lazzari