San Marino. L’Usl: no alla marcia indietro sui diritti dei lavoratori

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  • Ridurre i diritti di lavoratrici e lavoratori, imboccando la strada che porta alla drastica riduzione di stipendi e salari, è senza dubbio anacronistico e controproducente. Crediamo sia giunto il tempo di osare, di sperimentare soluzioni innovative basate sulla compartecipazione dei lavoratori ai risultati dell’impresa e gli utili. Troppe volte infatti i lavoratori condividono i destini dell’azienda solo quando le cose vanno male, pagando la crisi con il proprio posto di lavoro. Condivisione e partecipazione, questi gli elementi cardine su cui fondare il modello del mercato del lavoro sammarinese. Una visione in totale antitesi rispetto a quella che, nei fatti, il Governo sta portando avanti con scelte unilaterali, fortemente regressive.
    Nell’arco di pochi giorni, infatti, si è registrata l’ennesima dolorosa “marcia indietro” sul fronte dei diritti dei lavoratori.
    Breve riassunto: lunedì scorso la Segreteria per l’Istruzione ha presentato alle organizzazioni sindacali la bozza pressoché definitiva del Decreto sul riordino del sistema scolastico, scavalcando, di fatto, qualsiasi forma di confronto preventivo. Pochi giorni dopo in Consiglio Grande e Generale è stata approvata la legge sugli incentivi all’occupazione, nonostante il nostro allarme lanciato già a Febbraio, che non produrrà certamente effetti positivi, andando a ledere la dignità di lavoratrici e lavoratori. Infine nelle ultime ore siamo venuti a conoscenza, non certo per vie ufficiali, del Decreto che, senza alcuna condivisione con lavoratori e sindacati, cancella tout-court i riposi compensativi dell’ISS.
    Stupisce poi che a questo eccesso di decisionismo corrisponda una totale latitanza su aspetti fondamentali a più riprese denunciati dalla nostra organizzazione: l’efficacia pressochè nulla del “Decreto Sviluppo” in termini di occupazione ed attrattività imprenditoriale; una diffusione del circuito SMAC pressochè minima, nonostante l’importanza che tale circuito ha assunto con la recente riforma fiscale; le mancate risposte in merito ai precari della Pubblica Amministrazione e alle trasformazioni di aziende pubbliche quali l’Ente Poste e l’AASS.
    Tale modo di agire, assolutamente unilaterale, è frutto di una mancanza di autorevolezza e svilisce l’essenza stessa della concertazione e della condivisione con le parti sociali. E’ giunto il momento che il Governo si assuma le responsabilità di tale modus operandi di fronte al Paese e alla cittadinanza intera.