Smentita da molti l’aggressione al cordone di protezione, della Gendarmeria, al Segretario di stato alle Finanze da parte di alcuni ”manifestanti” della manifestazione ”Vedo, sento, parlo …. partecipo”.
Invece confermata ieri sera dallo stesso Segretario Claudio Felici e da alcuni testimoni, ed anche da diversi gendarmi. Ed è proprio di questo che parleremo.
Informandomi da più fonti, tutte hanno dato la stessa versione dei fatti. Che è la stessa che sto per scrivere.
Alla fine dei lavori consiliari del Congresso Grande e Generale, quindi verso le 00,30 di Venerdì 27 Settembre, tutti i consiglieri e i segretari presenti sono usciti da Palazzo Pubblico. In piazza vi erano ancora molte persone che protestavano per la riforma fiscale e per la malagestione del paese da parte del governo. Circa una settantina.
Il primo ad uscire è stato il Segretario alle Finanze Claudio Felici, forse perché accusato da tutti ed anche da noi del Giornale.sm di non essere stato presente nel giorno dello sciopero generale del 26 Settembre. Il nostro quotidiano on line aveva fatto anche una vignetta, dove dopo Pasqualino era scomparso anche Felicino.
Quindi Felici esce seguito a pochi passi da Luigi Mazza, capogruppo Dc, e da altri due consiglieri. Tutti questi politici sono stati sommersi, ovviamente, dai fischi e dagli improperi della gente presente che manifestava.
I politici vengono subito raggiunti da una trentina di manifestanti, protetti da diversi cordoni della Gendarmeria. Certi ”manifestanti” si scagliano letteralmente su Claudio Felici che protetto da un cordone di almeno una decina di gendarmi in tenuta antisommossa esce dalla Piazza della Libertà e s’incammina per la discesa che lo condurrà prima al Palazzo della Cassa di Risparmio eppoi a Palazzo Begni, sede del Dicastero Finanze. E’ li che lui ha la propria autovettura da prendere per tornare a casa.
Proprio nella discesa, vi è un piccolo drappello di otto gendarmi sempre in tenuta antisommossa che blocca la strada. Fa passare il cordone dei colleghi che proteggono Felici e blocca invece gli esagitati manifestanti.
Ed è proprio li, nella discesa prima dell’arrivo alla Cassa di Risparmio, che si consumano i tafferugli tra i manifestanti e la Gendarmeria. Gli agenti non reagiscono ma anzi compatti bloccano il passaggio ai manifestanti. Questi ultimi erano circa una quindicina, tra cui una ragazza.
La situazione è drammatica.
”fosse male di qualche spintone, io e un mio collega (anche lui in tenuta antisommossa) ci siamo presi rispettivamente una ginocchiata e dei colpi nella schiena… io ora sono bloccato e lui ha riportato dei seri lividi!’‘ dirà il gendarme che preferiamo tenere anonimo, e di cui non daremo mai le generalità.
Il gruppetto di manifestanti vuole arrivare a Felici e pur di colpirlo scalciano, spingono e alcuni dei gendarmi riportano, come detto, delle contusioni. Arrivano ad un paio di metri da Felici, visibilmente spaventato senza quel sorrisino beffardo che molti manifestanti dicevano avesse all’uscita di Palazzo Pubblico. Alcuni manifestanti, in tutto una quindicina dirà il gendarme, lo insultavano pesantemente, altri invece cercavano di colpirlo.
Bloccati da questa squadra della gendarmeria, i manifestanti non hanno potuto più infierire su Felici e sui gendarmi che lo scortavano che hanno poi raggiunto, con Felici, Palazzo Begni in sicurezza. Lo stesso poi si è allontanato con una macchina di sicurezza.
L’immagine è di repertorio.











