Dalla Casa Bianca al Carter Center, il suo impegno per la pace, i diritti umani e la dignità delle persone resterà un esempio per il mondo.
Quando muore un grande della storia spesso andiamo a rievocare quello che politicamente ha lasciato nel corso della sua vita. Io ho conosciuto le gesta di Jimmy Carter indirettamente, qualche anno fa, tramite tre film che reputo davvero belli. Tre film che non parlano di lui, ma che indirettamente o riflettono decisioni prese a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, sotto la sua amministrazione, o che parlano di momenti sportivi che segnarono la storia, anche politica se vogliamo, di quel mondo.
Il film Argo (2012), diretto e interpretato da Ben Affleck, racconta l’incredibile missione segreta orchestrata dalla CIA per liberare sei diplomatici americani durante la crisi degli ostaggi in Iran (1979-1981). Un’operazione tanto rischiosa quanto creativa, che si concluse con successo e dimostrò la delicatezza delle decisioni prese da Carter in un contesto internazionale estremamente teso. La guerra di Charlie Wilson (2007), con Tom Hanks e Philip Seymour Hoffman, narra la storia di come il deputato texano Charlie Wilson e la CIA finanziarono i mujaheddin durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Sebbene il grosso di questa operazione si sviluppò durante la presidenza Reagan, i suoi inizi affondano le radici sotto l’amministrazione Carter, quando gli Stati Uniti iniziarono a sostenere segretamente la resistenza afghana come parte della strategia della Guerra Fredda. Il film The Miracle (2004) celebra la leggendaria vittoria della squadra di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti contro l’imbattibile Unione Sovietica alle Olimpiadi invernali di Lake Placid del 1980. Questo evento sportivo, avvenuto durante la presidenza Carter, rappresentò un momento di unità nazionale e di orgoglio americano, in un periodo segnato dalla guerra fredda, dalla crisi energetica, dall’inflazione e dalla crisi degli ostaggi in Iran. Non a caso, il film si apre con il famoso discorso di Carter alla nazione, in cui parlava di una “crisi di fiducia”, riflettendo le difficoltà e le speranze dell’America dell’epoca.
Dalla visione di questi film, iniziai a interessarmi a Jimmy Carter e scoprii che si distinse per una politica che spesso sfidava le convenzioni, guidata da principi etici e umanitari. Tra i suoi successi più importanti troviamo gli Accordi di Camp David (1978), che sono una pietra miliare nella diplomazia internazionale e portarono alla pace tra Egitto e Israele, segnando il primo trattato di pace tra un paese arabo e Israele. Carter fu inoltre un pioniere nell’affrontare la crisi energetica, promuovendo già verso la fine degli anni ’70 la conservazione dell’energia e investendo nelle fonti rinnovabili. Il suo famoso discorso sull’energia, in cui indossò un maglione, rifletté la sua dedizione a un futuro più sostenibile. Infine, pose i diritti umani al cuore della diplomazia statunitense, denunciando apertamente regimi repressivi e promuovendo la dignità umana in tutto il mondo.
Dopo la presidenza, Carter ha scelto di tornare nella sua casa modesta in Georgia, rifiutando lo stile di vita lussuoso che molti ex presidenti adottano. Ha dedicato il suo tempo a costruire case per i meno fortunati attraverso Habitat for Humanity. Inoltre, era noto per insegnare alla scuola domenicale nella sua piccola chiesa locale, anche in età avanzata.
Il Carter Center, fondato da Carter e da sua moglie Rosalynn nel 1982, rappresenta una delle sue eredità più importanti. Questa organizzazione si è dedicata alla promozione della pace, della democrazia e della salute globale. Attraverso il Carter Center, l’ex presidente ha contribuito alla quasi totale estirpazione del verme della Guinea, una malattia che un tempo affliggeva milioni di persone nei paesi più poveri. Il centro ha anche monitorato oltre 110 elezioni in più di 40 paesi, promuovendo la trasparenza e i diritti democratici. Carter si è inoltre impegnato nella mediazione di conflitti internazionali, dimostrando che la sua dedizione alla pace non era limitata alla sua presidenza ma continuava a guidarlo per tutta la vita. Nel 2002 non a caso fu insignito del premio Nobel per la Pace.
Insomma, a qualcuno potrebbe risultare avventato quanto sto per scrivere, ma sebbene provenienti da contesti storici e culturali molto diversi, credo che Jimmy Carter possa essere paragonato a Sandro Pertini, cioè una persona per bene, che verrà ricordata soprattutto per la sua integrità, umanità e dedizione al bene comune. Due uomini sempre al fianco delle persone, dei deboli e dei bisognosi. Entrambi hanno incarnato un tipo di politica fondata sull’etica e vicina al popolo, mettendo i valori dell’uomo davanti alle abilità del politico.
Per questo ritengo che forse Carter non sarà popolare quanto il suo successore, Ronald Reagan, ma sicuramente ieri, a cento anni, sul finire di questo 2024 che ricorderemo per le guerre, le paure e le insicurezze globali, ci ha lasciato un buon ex Presidente degli Stati Uniti che nel corso della sua carriera politica si è sempre battuto per la pace e il rispetto tra i popoli, in un periodo storico caratterizzato dal mondo diviso in blocchi e dalla guerra fredda. Ma c’è molto di più del politico, perché ieri a cento anni di età ci ha lasciato una brava persona. E voglio ricordare entrambi, perché il mondo ha bisogno di bravi politici, ma delle volte, molto più semplicemente, ha bisogno anche di persone per bene.
Matteo Rossi
Capogruppo PSD