Sabato sera, per il quarto anno consecutivo, ho accompagnato un’atleta speciale alla serata di Gala della Federazione Sammarinese Sport Speciali. Un evento –a mio modo di vedere- davvero importante, vissuto e partecipato con grande interesse da parte di tutti, ma proprio tutti. Un momento in cui emerge l’enorme sensibilità di tutti i Sammarinesi, compreso il mondo dell’economia e della politica che è stato –come consuetudine- ben rappresentato.
Purtroppo, se da un lato non è mio intento mettere in discussione la bontà di una manifestazione che affascina tutti, dall’altro mi piacerebbe che il Gala diventi un momento di riflessione (o un momento dal quale iniziare una riflessione) su alcuni aspetti fin troppo trascurati riguardanti la quotidianità, la vita giornaliera e le attività -quindi- non sportive di gran parte dei ragazzi della Federazione Sammarinese Sport Speciali.
Mi riferisco principalmente alla gestione delle due strutture, Colore del Grano e Atelier, e in particolar modo alle problematiche tuttora non risolte nella qualità dei servizi e delle infrastrutture, che a mio avviso andrebbero risolti senza tappeti rossi e abiti da sera. Perché a volte occorre anche dare un’occhiata al dietro quinte, dove si aprono scenari ben lontani dal livello di eccellenza che da sempre caratterizza i nostri servizi, manchevolezze che vengono puntualmente giustificate dietro la parola crisi. Ma andiamo a fondo.
Fra poco è Natale, e qual è quel luogo che lega ognuno di noi e che -in questi giorni di festa- ci fa sentire davvero una famiglia e ci fa trascorrere le ore più belle? Ovviamente la cucina, e per la precisione quel che ne esce. Purtroppo è noto oramai a molti, ancora prima che venisse ingaggiato il famoso Chef stellato Luigi Sartini per la formazione degli addetti della cucina dell’Ospedale di Stato, che la cucina del Colore del Grano (che fornisce pasti anche per l’Atelier, per un quantitativo di coperti sicuramente superiore a quelli che quotidianamente vengono serviti all’Ospedale), versava in condizioni disastrose, con cuochi costretti a lavorare in un ambiente privo di apparecchiature idonee per la mole di lavoro chiamati a sostenere. Non si parla soltanto di piatti in ceramica, spesso insufficienti rispetto al numero di persone da servire, o pentolame in pessime condizioni non ancora rottamato, ma di veri e propri elettrodomestici necessari per la preparazione dei pasti per gli ospiti, che non ci sono!
Se alcune professioni necessitano di una vocazione particolare, questo è il caso. Infatti non tutti sanno che i cuochi del Colore del Grano hanno spesso provveduto personalmente a reperire piccole apparecchiature come frullatori o utensili come coltelli affilati, per riuscire a portare in tavola un pranzo o una cena. La sopportazione però pare essere arrivata al culmine: provate voi a preparare cibi cotti al forno quando il forno è guasto da più di tre mesi. Proprio così, tre mesi. E nonostante le numerose richieste avanzate, da oltre tre mesi –voglio sottolinearlo- i cuochi e gli addetti cercano di sopperire con “fantasia” e una buona dose di “fai da te” al disagio che comporta avere una cucina senza forno, cucina che prepara pranzi settimanali per una media di 80 persone al giorno tra Colore del Grano e Atelier.
Oggi, dopo la bellissima serata di sabato, mi auguro che questa mia riflessione porti a qualcosa, perché conosco pochi chef, tantomeno stellati, che durerebbero così tanto in un ristorante senza forno, sapendo di avere a che fare con clienti così speciali.
Matteo Rossi, Presidente Psd su Repubblica Sm