San Marino. Mercoledì delle Ceneri: «presenti, intraprendenti e coerenti» in attesa di Papa Leone…di don Gabriele Mangiarotti

Ho celebrato il Mercoledì delle Ceneri, con una insolita partecipazione di fedeli. Chissà che cosa significa questo gesto nel cuore di tutti noi, in questo contesto sicuramente drammatico, sia dal punto di vista personale come nel contesto di questo mondo?

E poi ho letto l’omelia di Papa Leone per l’occasione, e mi ha colpito questo pensiero: «La Quaresima, anche oggi, è un tempo forte di comunità… Sappiamo come sia sempre più difficile radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto. Addirittura, qui prende forma un popolo che riconosce i propri peccati, cioè che il male non viene da presunti nemici, ma ha toccato i cuori, è dentro la propria vita e va affrontato in una coraggiosa assunzione di responsabilità. Dobbiamo ammettere che si tratta di un atteggiamento controcorrente, ma che, quando è così naturale dichiararsi impotenti davanti a un mondo che brucia, costituisce una vera e propria alternativa, onesta e attraente. Sì, la Chiesa esiste anche come profezia di comunità che riconoscono i propri peccati» e poi egli così continua con questo pensiero folgorante, incisivo, realistico e insieme provocatorio: «Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato

E allora mi sono chiesto, innanzitutto, come mi riguarda, perché le parole indicano una prospettiva e un suggerimento personale, per chi le ascolta. Ma poi il pensiero è andato alla nostra realtà, alle varie situazioni in cui quotidianamente ci imbattiamo, agli incontri che riempiono la vita, alle notizie che occupano mente e cuore.

Non guardo molto la televisione, ma raccolgo varie informazioni dai social, e seguo varie “Rassegne stampa” che sono foriere di notizie e giudizi che provocano a una continua riflessione.

Ed è, di questi giorni, la notizia di quanto accade nella nostra Repubblica. E subito mi richiama la considerazione del Papa che dice: «Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!» e penso come sarebbe diversa la vita pubblica e quindi la politica se si potessero riconoscere gli errori non per dare occasione all’avversario di turno per conquistare nuovi spazi di potere, ma per costruire qualcosa di più giusto e vero, per il bene di tutti. Forse è questa la vera “utopia”, quel luogo senza luogo, forse sogno, nostalgia di un bene che non sembra proprio di questo mondo. È vero, c’è il Peccato originale, c’è l’icastica affermazione di Hobbes «Homo homini lupus», ma c’è anche quel desiderio incancellabile, che alberga nel cuore di ogni uomo, di un bene duraturo e possibile che alimenta quella «speranza affidabile» che tanto ci ha commosso quando Benedetto XVI ne parlava.

E mentre ora scrivo sono raggiunto dalla bellissima notizia di Papa Leone che sarà al Meeting per l’amicizia dei popoli, a Rimini, il 22 agosto. E questo conferma che non c’è «Fine della storia», che ci possono essere ragioni di speranza in ogni tempo, che gli uomini possono trovare ancora la forza di andare avanti, con fiducia e determinazione.

Forse bisogna imparare a guardare quei segni dei tempi che non mancano mai, ma che hanno bisogno della semplicità degli occhi innocenti, o «rifatti innocenti» come ricorda la liturgia della Chiesa.

O forse bisogna ricominciare a rispondere a quella sfida educativa di cui tutti sentiamo la necessità e che mostra che «non è mai troppo tardi». Però penso che sia urgente riconoscere che ogni attentato alla vita (sia nascente come terminale) e alla innocenza dei piccoli (con una educazione ideologica e indottrinante) sono ostacoli contro il bene, e che ci è chiesto un vero protagonismo per la giustizia e la verità, e che questo è compito di tutti. Quante volte si è ricordato il grido di s. Caterina da Siena «Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito (Oimé, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lengue. Vego che, per lo tacere, el mondo è guasto – S. Caterina da Siena, Lettere, Edizione critica e commento a c. di Antonio Volpato, 2016)».

Aspettiamo con ansia la visita di Papa Leone che, per una bella coincidenza, avviene dopo 15 anni dalla visita di Papa Benedetto XVI alla nostra Repubblica e alla Nostra Diocesi nel 2011 e, se ci è lecito ricordare anche questo grande evento, non possiamo tacere l’invito rivoltoci. Ai politici: «La Chiesa si impegna affinché le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo… Talvolta le realtà educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate… Anche per questo è importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita, è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni.» Ai giovani: «L’uomo non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso – che cosa sono io, per che cosa devo vivere – verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza, e non solo nella superficialità…» e al popolo cristiano: «Oggi, la vostra missione si trova a dover confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità, costumi e sensibilità. Anche qui, infatti, come altrove, non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà. Così, anche in queste terre, si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede… Esorto tutti i fedeli ad essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino cristiani presenti, intraprendenti e coerenti

don Gabriele Mangiarotti