San Marino. Messaggio degli Ecc.mi Capitani Reggenti Matteo Rossi e Lorenzo Bugli in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale della Memoria

Il 27 gennaio la Comunità internazionale si raccoglie nel silenzio e nella  riflessione per commemorare le vittime dell’Olocausto, nel giorno in cui, nel 1945,  l’umanità si trovò di fronte all’abisso della propria coscienza con la scoperta dei  campi di sterminio nazisti. Fu allora che il mondo vide, senza più veli, l’esito  estremo dell’odio, della persecuzione e della negazione sistematica della dignità  umana. 

Da allora Auschwitz è divenuto il simbolo di un male che non appartiene solo  alla storia, ma interroga ogni generazione. Un monito inciso nella memoria  collettiva dei popoli che hanno scelto di fondare la propria identità sul rispetto della  persona, sulla libertà, sulla tolleranza e sul dialogo tra gli uomini. 

In questa Giornata Internazionale, la Reggenza rinnova il dovere morale del  ricordo, non come esercizio formale, ma come responsabilità viva verso i milioni di  innocenti privati della vita, dei diritti e del futuro a causa dell’intolleranza e  dell’odio. Un dovere che sentiamo rivolto in modo particolare ai giovani, affinché la  conoscenza, lo studio e la consapevolezza diventino per loro strumenti di libertà e  di impegno, e perché possano essere, domani, custodi e ambasciatori di un’umanità  capace di non ripetere i propri errori. 

La storia della Repubblica di San Marino, in quegli anni oscuri, offre una  testimonianza luminosa. Una popolazione piccola e povera, di pochi abitanti, seppe  aprire le proprie porte e condividere il poco che aveva. Nelle gallerie del nostro  territorio trovarono rifugio oltre centomila sfollati. 

Migliaia di famiglie, tra cui numerosi ebrei in fuga dalle persecuzioni, furono  accolte e protette da una comunità che scelse la solidarietà al posto della paura,  l’umanità al posto dell’indifferenza. È una pagina che onora la storia della nostra  Repubblica e ne definisce, ancora oggi, l’anima più profonda. 

Ricordare la Shoah significa anche commemorare le storie di uomini e donne  ordinari che, in circostanze straordinarie, scelsero il coraggio, la responsabilità e il  bene. Storie che ci insegnano come, anche nei momenti più bui, la coscienza  individuale possa accendere una luce capace di orientare il cammino di molti.

Purtroppo, la storia non si è fermata a quel capitolo. Genocidi, pulizie etniche,  razzismo e xenofobia continuano a macchiare il nostro tempo. Gli eventi geopolitici  che scuotono il mondo sembrano, talvolta, avvicinarci nuovamente a stagioni di  oscurità, mentre il diritto internazionale fatica a offrire risposte all’altezza delle  tragedie che si consumano. In questo scenario complesso, resta una certezza: la  speranza riposta nella coscienza umana, nella capacità di ogni persona e di ogni  comunità di scegliere, ogni giorno, la via del rispetto, della pace e della solidarietà. 

Per questo, oggi più che mai, siamo chiamati ad abbattere non solo i fili  spinati della storia, ma quelli invisibili che ancora si annidano nelle menti e nei  cuori, dove nascono i pregiudizi e si alimentano le paure. 

Rivolgiamo un appello a tutta la popolazione, a partire dai giovani sapendo  che questo nostro messaggio raggiungerà gli studenti: fate della memoria un ponte  verso il futuro. Aiutatevi, sostenetevi, costruite insieme un mondo migliore, in cui  la dignità della persona sia sempre il primo e più irrinunciabile valore. 

Con questo spirito in questa Giornata Internazionale plaudiamo alle iniziative  promosse, consapevoli che ricordare l’Olocausto è un dovere morale della nostra  Repubblica, delle sue Istituzioni, del mondo della scuola, della cultura e  dell’informazione. 

Noi tutti esercitiamo la responsabilità di non dimenticare, di custodire la  memoria come un bene comune e di tenerla viva, alta e operante, perché solo così  il passato può diventare guida per un domani più giusto, più umano, più degno  dell’uomo. 

San Marino, 27 gennaio 2026/1725 d.F.R.