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  • San Marino. I mietitori dal cielo a falciare 63 vittime. Oggi è il settantunesimo anniversario del bombardamento da parte degli inglesi.

    Guerra Mondiale (no 3x4)Benito Mussolini: “Sarete avvolti dalle fiamme ma non incendiati”. Sbagliò.

    Oggi, 26 giugno 2015, settantunesimo anniversario del bombardamento della Repubblica.

    Era mattina, una formazione di aerei della Desert Air Force britannica, a seguito di informazioni sbagliate, trasvolò per uccidere, distruggere, bonificare.

    Winston Churchill affermò: “Fu un’operazione condotta a seguito di informazioni sbagliate”. I britannici sganciarono 263 bombe principalmente sulla linea ferroviaria che collegava il Titano a Rimini. I morti furono 63.

    La Repubblica di San Marino fu risarcita con 80.000 sterline e, il 7 luglio 1961, fu riconosciuto con una presa di posizione esplicita della Camera dei Comuni il rigore adottato da San Marino nel conflitto per seguire il proprio consueto neutralismo.

    Questo non impedì agli eserciti Alleati di invadere la neutrale Repubblica il 20 settembre 1944 per inseguire i tedeschi in fuga verso nord.

    Uno Stato sovrano ridotto a un corridoio di guerra, ubi maior, crepate infami.

    La Linea gotica che delineava il fronte si snodava sui confini della Repubblica. San Marino era invaso dagli sfollati dalle zone limitrofe che avevano trovato rifugio in questo piccolo Stato sovrano e neutrale.

    Il 26 giugno era una mattina limpida, il sole alto, luminoso, una lieve brezza dal mare Adriatico. Un rombare, cupo, pesante e compatto da Est-Nord-Est. Un tuono meccanico che faceva tremare le gambe. I nostri nonni con gli occhi al cielo contavano gli aeroplani passare. Innocenti. Indifesi. Nessuno immaginava che avremmo dovuto confrontarci con la guerra, quella vera, fatta di ferro, sangue e fuoco.

    Ma quel giorno gli eventi non andarono come loro solito.

    Ore 11.00, il sole a brillare sull’orizzonte tremolante del mare, una squadriglia di Baltimore del 21° bombardieri sudafricano, arrivarono in formazione d’attacco verso il Monte.

    Il velivolo in avanscoperta in testa agli altri emise due scie di fumo, una bianca e una rossa: il segnale di sgancio. Un istante infinito negli occhi dei testimoni, l’immagine di un grappolo d’argento scintillante sgravato dalla pancia dei velivoli come frammenti di uno specchio infranto. Poi l’ululato degli ordigni abbandonati alla gravità. Sibili sempre più acuti.

    Poi il sordo silenzio generato dal deflagrare delle bombe. Polvere, in bocca, negli occhi, una manciata di secondi e lo spostamento d’aria a sbriciolare i vetri delle finestre, la stessa aria ora dal sapore di zolfo. Una pioggia dura, di schegge metalliche, incandescenti.

    I primi ordigni caddero sulla riva del monte, vicino a dove oggi c’è la funivia in Città, poi venne colpita la Cava dei balestrieri a seguire palazzo Valloni.

    Dalle case tutti si riversarono nelle contrade a errare in una confusione sconosciuta. Madri a gridare il nome dei figli, figli in lacrime ammutoliti, morti, sangue, uomini storditi a vagare nell’aria dura come cemento. Corpi protesi a prendere, stringere, abbracciare, cercare. Correre. In ogni direzione, formiche dopo la devastazione del formicaio.

    Dopo 20 minuti la seconda ondata.

    Dodici bombardieri del 223° squadrone della Raf violarono ancora i cieli del neutrale Titano. Una scarica di esplosioni, vicine, presenti, sorde, lontane. A coprire il rombare dei motori e il sinistro fischiare dei grappoli ancora in picchiata. A devastare le vite, i sogni. sotto i Boschetti. ,

    Morti, feriti, e poi ancora il lugubre rombare delle eliche spinte dai motori a stella britannici.

    Ore 12.40, la terza ondata, questa volta a colpire Borgo Maggiore: l’imbocco della galleria che porta verso il cimitero di Montalbo. Ancora feriti, alle braccia, al petto, da impietose e indifferenti schegge di acciaio e vetro, disperse nell’aria come scintille, a dilaniare inermi carni mortali. Una famiglia di undici persone morì sotto i Boschetti. Amori, affetti, speranze: briciole spazzate dalla marinettiana igiene del mondo.

    Settantuno anni fa, sul Titano, vennero sganciate 112 bombe da 550 libbre e 113 da 250 libbre a frammentazione: 225 ordigni a mietere 63 vittime innocenti e a devastare le vite delle loro famiglie e dei loro affetti.

    Marco Bollini, La Tribuna