San Marino. Movimento DEMOS: risposta all’articolo di Enrico Lazzari su GiornaleSM (8 gennaio 2026)

San Marino, 8 gennaio 2026 — In merito all’articolo di Enrico Lazzari (“Demos, dalle bombe su Belgrado al ‘caso’  Maduro…”), riteniamo necessario chiarire il senso politico e istituzionale della nostra posizione, perché il tema non è  “tifare” per qualcuno, ma difendere regole che proteggono i civili e, in modo particolare, i piccoli Stati.  

1) “Precedente” non significa “prima era tutto legittimo” 

La storia recente è piena di violazioni e forzature del diritto internazionale. Tuttavia, il punto che abbiamo indicato è  un altro: la normalizzazione di azioni unilaterali di forza, decise e condotte da un singolo esecutivo (o persino da un  singolo leader), senza contrappesi efficaci, è un salto di qualità che aumenta la probabilità di escalation e ritorsioni. Lo  dimostra la dinamica stessa dell’operazione statunitense del 3 gennaio 2026 a Caracas che ha portato alla cattura di  Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti.  

2) Giustizia sì, “raid” no 

Se un leader è accusato di crimini gravissimi, la risposta coerente è rafforzare cooperazione giudiziaria e strumenti  multilaterali: tribunali, indagini, procedure e garanzie. Sostituire la legalità con l’azione armata “risolutiva” crea un  precedente operativo che altri, domani, useranno come alibi. E a pagare sono sempre, prima di tutto, i civili. 

3) Prima del 2022: processi e coalizioni (imperfetti); oggi cresce la logica dell’atto unilaterale “senza freni” Molte operazioni del passato — anche contestate o ritenute illegittime — sono comunque maturate dentro passaggi  istituzionali, dibattiti, coalizioni e (spesso) dentro un confronto internazionale, pur contraddittorio. 

Un esempio importante, richiamato anche nel dibattito sul 1999, è proprio Kosovo/Serbia: la crisi fu oggetto di atti e  discussioni in sede ONU (ad esempio le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 1160 e 1199 del 1998).  E dopo l’inizio dei bombardamenti NATO, il 26 marzo 1999 il Consiglio di Sicurezza votò una bozza di risoluzione che  chiedeva la cessazione/condanna dell’azione militare: la proposta non passò. Questo passaggio, però, dimostra che un  tentativo di “portare” la questione in sede ONU e un confronto formale ci furono.  

Successivamente, la risoluzione 1244 (1999) pose la cornice ONU per la presenza internazionale in Kosovo  Il punto politico è semplice: anche quando il multilateralismo fallisce o viene aggirato, la sua erosione non è mai un  dettaglio — perché è proprio la sua assenza a trasformare le crisi in catene di ritorsioni. 

4) Gli “ultimi atti” e la soglia di pericolosità 

Ucraina: l’invasione russa è stata condannata dall’Assemblea Generale ONU, che ha chiesto il ritiro delle truppe e il  rispetto di sovranità e confini.  

Gaza: esiste un procedimento in corso alla Corte Internazionale di Giustizia (Sudafrica c. Israele) con ordini di misure  provvisorie: è un segnale che, almeno sul piano giuridico, gli obblighi degli Stati e la protezione dei civili sono materia  vincolante e non “opinabile”. (Le accuse di genocidio sono oggetto di accertamento in quella sede). 

Venezuela: la cattura di un capo di Stato tramite operazione militare estera rappresenta un’ulteriore spinta alla logica  dell’“azione diretta”, con effetti di destabilizzazione immediati.  

5) Perché è pericoloso anche per San Marino 

Per San Marino, il diritto internazionale non è teoria: è sopravvivenza. Se passa l’idea che “si può fare” perché si è  forti, si prepara un mondo in cui la regola diventa la rappresaglia. E questa dinamica porta a un unico esito plausibile:  guerra, con conseguenze economiche e sociali (energia, filiere, cibo, povertà) che travolgono anche chi non ha eserciti  e non decide i conflitti. 

6) Il nodo dei contrappesi democratici 

Quando si aggira il diritto internazionale, spesso si aggirano anche i controlli interni. Negli Stati Uniti, ad esempio, la  War Powers Resolution prevede obblighi di notifica al Congresso e limiti temporali in assenza di autorizzazione. Proprio  in questi giorni il tema è tornato al centro del dibattito.  

Conclusione 

DEMOS ribadisce un principio netto: il diritto internazionale e i diritti umani si difendono sempre, senza eccezioni “ad  hoc”. Non per ingenuità, ma perché senza regole comuni i piccoli Stati — e con loro i civili — perdono tutela. Le regole  valgono per tutti, o non valgono per nessuno. 

Oggi chi tenta di giustificare queste ultime azioni contro il multilateralismo — con l’argomento del “si è sempre fatto  così” oppure con la scorciatoia morale del “tanto si è colpito un dittatore”, “dei terroristi” o “dei nazisti” — compie  un errore gravissimo. Perché così facendo non difende la giustizia: legittima la legge del più forte e scivola in un  servilismo politico verso chi si ritiene (o viene ritenuto) più potente. Ma il punto vero non è il giudizio “a etichette”  sul nemico di turno: in discussione c’è l’idea stessa che esistano regole uguali per tutti. E quando quelle regole saltano,  saltano anche le garanzie economiche e sociali: si apre la strada all’escalation, alla guerra, agli shock energetici e  alimentari. In altre parole: è in gioco il tenore di vita di tutti, anche a San Marino. 

Comunicato stampa – Movimento DEMOS