San Marino 19 Marzo 2026
-“Gift for the fighters”: Da fonti di stampa apprendiamo che durante i preparativi di una delicata acquisizione di quote di un istituto bancario a natura mutualistica, è emersa una circostanza inquietante. Uno dei soggetti coinvolti nell’inchiesta nelle intercettazioni affermava che i “combattenti” aspettavano il loro “regalo”, riferendosi a dei bonifici che ancora non erano stati ricevuti, il tutto per una somma complessiva di 500.000 euro versata su un conto collegato allo stesso. Questo episodio è avvenuto molto prima degli arresti e del ”piani parallelo”.
-Sistema di controllo efficace: l’AIF ha agito prontamente e segnalato l’operazione alla Autorità Giudiziaria, che ha aperto immediatamente un’inchiesta, sono scattati gli arresti e grazie a questo intervento, oggi il 51% dell’istituto bancario non è finito in mani private straniere. DEMOS esprime soddisfazione perché si è scongiurato il rischio che una realtà nata per servire la collettività fosse ceduta a soggetti con una visione economica estranea alla storia dell’Istituto. Questo non ci esime dall’evidenziare che il lato mediatico della attività giudiziaria, e le proporzioni dell’intervento stesso potrebbe essere stato sovra dimensionato rispetto alle modalità e alla entità con le quali è stato individuato il “regalo”, e potrebbe aver innescato una escalation di reazioni mediatiche incontrollate
-Vigilanza sulla legittimità dei versamenti: Riteniamo gravissimo che circolino somme ingenti senza trasparenza e senza un chiaro motivo legittimo. Questo danneggia la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, perché indica che operazioni di grande impatto economico possono avvenire nell’ombra, senza fornire spiegazioni credibili alla popolazione.
-“Success fee” trasparente: DEMOS si chiede perché non si è utilizzato e non si utilizza in transazioni di operazioni complesse lo strumento del “success fee” per gli amministratori, da riconoscere solo al buon esito delle operazioni. Spesso i compensi degli amministratori non sono commisurati rispetto alla responsabilità che assumono, con il rischio di dover subire pressioni ingiuste. Una remunerazione trasparente, commisurata agli obiettivi raggiunti, difenderebbe chi agisce onestamente e scoraggerebbe comportamenti scorretti, questa trasparenza negli atti e nei fatti è ancora lontana nel nostro paese, lo è per una precisa volontà politica?
-Quando una consulenza diventa illecita: Si configura corruzione fra privati quando un consulente o mediatore riceve un vantaggio in denaro in cambio di influenzare decisioni in modo ingiusto. In pratica: se qualcuno paga per ottenere un favore illegittimo – favorendo così interessi privati a danno della collettività – si sta oltrepassando il confine della legalità.
-Nel caso concreto: Il “regalo per i combattenti” è stato destinato a una persona con un solo voto su cinque nell’assemblea dell’ente. Con un solo voto non si può decidere nulla da soli: per cambiare le regole (ad esempio togliere un vincolo per la cessione del 51% delle quote) sarebbe stato necessario orientare l’intera assemblea e persino convincere il Consiglio Grande e Generale. Le parole dell’indagato – riferendosi agli altri come “combattenti” – potrebbero confermare che dietro l’operazione c’erano più persone coinvolte, non solo il singolo imputato.
-Chi sono i “combattenti”? A distanza di mesi dagli arresti, non sono ancora noti i nomi dei presunti richiedenti di questo regalo. Questo silenzio alimenta sospetti: la cittadinanza merita chiarezza e trasparenza su una vicenda che tocca da vicino la natura stessa delle nostre istituzioni finanziarie.
-Regole chiare per evitare favoritismi: Al di là delle indagini giudiziarie, resta un nodo politico fondamentale. In qualsiasi grande operazione economica è legittimo avere consulenti e negoziatori, ma quando il bene in questione è di interesse pubblico dobbiamo avere procedure trasparenti e regole definite fin dall’inizio. DEMOS propone di stabilire protocolli di ingaggio, verifica e deliberazioni chiari e stringenti. Senza questi parametri, ogni operazione rischia di trasformarsi in una giungla di sospetti e favoritismi, che diffonde sfiducia nel Paese. A nostro avviso sono purtroppo ancora molti in casi border-line, oltre a quello in oggetto, che il sistema attuale continua a tutelare, dove le consulenze potrebbe essere nella realtà dei “regali”.
-Opacità, incompetenza e danni reputazionali: In questo clima di opacità e incompetenza non prevale la tutela degli interessi dello Stato e l’affermazione dello Stato di diritto, quanto si rischia piuttosto il fatto che chi detiene maggiore influenza sulle istituzioni detta di fatto le regole del gioco a discapito dell’intero sistema. A nostro avviso la catena delle scelte sbagliate comprende: l’avvio di trattative per vendere a un soggetto estero un istituto bancario a vocazione mutualistica; una gestione grossolana da parte di più attori, tutti orientati a finalizzare l’accordo e a ottenere l’autorizzazione della Banca Centrale di San Marino a favore del gruppo bulgaro; e infine, quando è emersa la notizia del possibile reato, un clima mediatico esasperato che ha compromesso la reputazione dei coinvolti, accompagnato da un sequestro giudiziario sovradimensionato rispetto ai reati effettivamente perseguibili. Un intervento così plateale potrebbe provocare più danni che benefici al nostro sistema, inclusi i riflessi sul percorso dell’accordo di associazione con l’unione europea.
-Responsabilità dei protagonisti: Finora, nessuno dei protagonisti di questa vicenda ha ritenuto opportuno fare un passo indietro, nonostante il gravissimo danno arrecato al Paese. Questo silenzio dimostra come, in assenza di regole chiare, l’interesse personale prevalga sulla responsabilità nei confronti della collettività.
-Commissione di inchiesta: Ci uniamo alle forze di opposizione nel chiedere l’istituzione urgente di una commissione consigliare d’inchiesta sulla vicenda. Essa dovrebbe avere poteri di verifica, tempi definiti e mezzi adeguati per accertare i fatti, individuare le responsabilità politiche e formulare raccomandazioni di trasparenza. Solo così si potrà stabilire una visione politica condivisa, garantire che casi analoghi siano gestiti correttamente e ricostruire la fiducia nei confronti delle nostre istituzioni e verso gli investitori. La proposta della maggioranza che sposta di un anno l’inizio lavori della commissione è l’ennesimo caso di doppio-pesismo democristiano, quando si è alla opposizione si possono fare le commissioni subito, come avvenne col caso CIS, quando si è in maggioranza e con molti protagonisti della vicenda fra le proprie fila, occorre prendere tempo.
Il Paese ha bisogno di aria nuova – DEMOS lancia un appello ai cittadini: unitevi a noi per chiedere trasparenza, regole chiare e responsabilità condivise. San Marino merita istituzioni oneste e procedure limpide. Sosteniamo insieme iniziative che tutelino la natura mutualistica dei nostri istituti finanziari e rafforzino la fiducia reciproca. La buona partecipazione nella serata di lunedi 16 Marzo ci fa ben sperare.
Demos: Trasparenza, fiducia, progresso comune
Comunicato stampa











